sabato 11 aprile 2009

Pesco d'aprile


Primavera perugina
Inserito originariamente da susannucciauccia

Questo post sarà molto breve.


Tanti auguri a tutti!


Susanna

mercoledì 8 aprile 2009

La torta di Pasqua

A casa di Ibadeth e Tarquinius fervono i preparativi per una fiera primaverile che dovrà svolgersi a Pasqua. S’intitola “La primavera è altro che un cielo chiaro” e Lucy K.K. vi parteciperà con il suo stand di marmellate, cui ha aggiunto gran copia di torte di Pasqua, un piatto tipico umbro che di solito va mangiato la mattina della risurrezione insieme con il lombetto e le uova sode, benedette il venerdì precedente. Uova sode, torta e lombetto verranno sistemati in una cesta che sarà coperta con un panno e portati venerdì pomeriggio in chiesa, dove il parroco li benedirà. Se ne occuperà Michelangelo Er Pantegana, che è venuto a passare la Pasqua con il suo fidanzato Fulgenzio Plancìade: Lucy K.K., che non è molto religiosa, ne sta confezionando gran copia per venderle alla festa di primavera, aiutata da Arturo il ragioniere. Asiak e il furetto sono partiti in vacanza in Sardegna, con una gita organizzata dall’agenzia “Viaggi senza ritorno”, all’Isola del Mortorio (vicino alla Maddalena, credo).
Tutti noi siamo stati coinvolti nella preparazione delle torte, di cui allego la ricetta (è facile, se ci siamo riusciti noi…)

600 gr di farina
4 uova
2 pacchettini di lievito fresco
150 gr di formaggi vari (tra grattugiato e a pezzettini; il pecorino romano ci sta bene, e anche groviera a pezzetti)
4 cucchiai d’olio
un po’ di burro
1 vasetto di yoghurt bianco (invece dello strutto; a chi garba lo strutto, ce ne va un etto)
sale e pepe a piacere

In una ciotola grande versate parte della farina con i formaggi. Intanto fare scaldare in un pentolino un pochino d’acqua, nella quale farete sciogliere lievito e burro (deve essere tiepida, altrimenti addio lievito).
Rompete le uova e versatene il bianco in una ciotolina e il giallo in un’altra. Sbattete disperatamente (soprattutto il bianco, che dovrebbe venire una spuma).
Versate nella farina lievito e burro sciolti.
Girate con un mestolo, aggiungendo gradatamente la farina.
Verso la fine, dovrete impastare con le mani (sempre nella ciotola grande), finché non sentirete che la palla non è né troppo umida né troppo secca ed è elastica.
Avvolgete la ciotola in un panno pulito e mettetela in un luogo chiuso a lievitare. Non andate mai a sollevare il panno per vedere a che punto sta l'impasto, se no s’offende.
Il tempo minimo è un’ora.
Accendete il forno a duecento gradi, imburrate una teglia della forma che più vi aggrada e metteteci la torta (che, nel frattempo, dovrebbe essere diventata alta).
Dopo circa quaranta minuti sfornate.
Non mangiatela subito, se no vi lievita lo stomaco,
E’ ottima con il capocollo o il lombetto, ma anche mortadella e prosciutto non ci stanno male.

http://www.foodfarm.it/prodotti.cfm

lunedì 6 aprile 2009

Corona di luci: la soluzione


corona di luci
Inserito originariamente da susannucciauccia

Ieri ho dato ad Asiak uno spinello da fumare e quella, dopo dieci minuti, mi stava spiegando, serissima, che quando viveva in Groenlandia aveva sentito parlare di un misterioso sentiero di luci che cinge il mondo... solo che le luci non si vedono perché sono nascoste dai cespugli... e solo gli iniziati possono scoprirlo, un pezzo per volta.
Sono andata a dormire pensando che lo spino, ad Asiak, aveva pigliato male, ed ho sognato che mi trovavo in cima ai Monti Martani, in mezzo alla corona di nove luci che sempre scorgo quando percorro la E 45. Era una radura circondata da roseti e le luci la illuminavano indicando l'inizio del sentiero che cinge il mondo.

La realtà è qualcosa di molto più prosaico.
Ieri pomeriggio ho preso il break e sono andata con Ibadeth verso Giano dell'Umbria, borgo medioevale che si trova sulle pendici dei Monti Martani, solo che è dall'altra parte, sul versante che dà verso Assisi e Montefalco.
Imboccata la E 45 verso Deruta, siamo uscita a Ripabianca e abbiamo attraversato la suggestiva Vallepuglia; superato Bastardo (sì, si chiama così, giuromorissi), abbiamo virato verso Giano dell'Umbria. Di lì, la strada che conduce serpenteggiando sino alla vetta dei Monti Martani è asfaltata. Ed io, che ho terrore delle strade bianche (sarà una mania, che volete), non ero riuscita a salire dalla parte di Massa Martana, in quanto la strada che conduce al Rifugio dei Monti Martani è stupenda, panoramica, verdeggiante e fiorita... ma non è asfaltata.
Dall'altro versante, invece, sì.
Ibadeth ed io siamo salite per una strada ripidissima fino al Rifugio (credo sia un ristorante); abbiamo parcheggiato il break e siamo salite sino alla sommità, dove campeggiavano svariate antenne, un'immensa croce di ferro, qualche villetta in stato d'abbandono e, in cima, una piattaforma con alcuni edifici di cemento armato, di pertinenza dell'Esercito. La piattaforma affacciava sia verso il Subasio sia sul versante della E 45 (che non si vedeva perché in quel momento si svolgeva un silenzioso temporale che offuscava le vallate sottostanti) ed era circondata da nove lampioni al sodio...
La corona di luci!
Non posso pubblicarne le foto perché, essendo un edificio dell'Esercito, penso sia proibito (anche se era tutto automatizzato e non c'era un cane); ma una foto del muro settentrionale e delle valli circonvicine la potrò pur mostrare, o no?

venerdì 3 aprile 2009

A me gli occhi

Una delle cose più divertenti di stamattina è stato veder la faccia che faceva la gente quando Tonina si avvicinava e con grande compitezza chiedeva se avessero degli occhi.


Non è il trailer di un film dell’orrore, sibbene il resoconto di una simpatica mattinata passata con la mia amica scultrice
Tonina, che ieri mi ha telefonato dal Montefeltro dove vive per propormi di accompagnarla nella ricerca di materiale per le sue sculture: nella fattispecie occhi, appunto, di vetro o di cristallo. Ho già parlato di Tonina qualche mese fa, quando siamo andati in massa a trovarla nella sua casa-atelier-frutteto. Tonina scolpisce principalmente figure di donna o di bambini ed ha in mente una nuova serie di lavori per i quali le servono degli occhi. Stamattina mi spiegava che detti occhi dovrebbero essere espressivi, pertanto non può farli di terracotta: le servirebbero quelli di cristallo, che però di solito si usano nei trapianti - come ci hanno spiegato i gestori di una bottega assai deprimente che vendeva protesi e carrozzelle per paralitici.
Il nostro tragitto di stamane assomiglia ad un romanzo di formazione: partite da un negozio d’articoli religiosi (dove io ho ammirato estasiata tovagliette bianche ricamate a delicati fiori lillà, tralci dorati ed evanescenti colombe), siamo state indirizzate presso una fabbrica di statue e terrecotte in quel di Ripabianca. Lì ci hanno reso noto che dovevamo spostarci a Collepepe; dopo capriole innominabili per le colline che costeggiavano la mitica E 45 (arieccola), abbiamo alfine scovato il proprietario della fabbrica, per scoprire che piacerebbe anche a lui trovare degli occhi di vetro (quelli di cristallo, pare, costano sui duecento euri, non so se cadauno a la coppia. Manco male). Ci ha quindi esortato a tornare di nuovo a Perugia e recarci presso un noto negozio di protesi.
Lì la fanciulla al banco ha guardato trasecolata la mia amica che le si è accostata e, con voce suadente, le ha chiesto se aveva da venderle degli occhi. Atterrita, ci ha consigliato di recarci dall’ottico di fronte.
La commessa dell’ottico, invece, alla morbida richiesta di Tonina è scoppiata in una risata sonora ed interminabile. Quando ha smesso di smascellarsi, ci ha detto che esiste una branca dell’ottica che si chiama Ocularistica, che si occupa appunto di globi oculari (in cristallo o vetro-resina) per le cliniche che li usano per i trapianti. Il suo consiglio era banale, ma efficace: cercare in Internet il nome di ditte dedite all’ocularistica e contattarle per farsi spedire i macabri globetti.
Ed è stato a questo punto che ho scoperto che la nostra gatta scultrice manco ci aveva pensato, ad Internet…
Come si fa a non pensare ad Internet?….
In effetti, fabbriche d'occhi ce ne sono: non solo ditte che forniscono globi per i trapianti, ma anche imprese che fabbricano statue ad uso devozionale… curiosamente in larga parte ubicate in Campania.

martedì 31 marzo 2009

Il Diamante Nero e il rap della Caffarella

Il posto si chiama “Il Diamante Nero”, non so perché. Così a vederlo non è un gran che, somiglia un po’ ai centri sociali dove vado di solito a suonare con gli Otocioni… E’ una sala giochi alternativa, ce l’ha indicata Aristogìtone il Licaone e l’altra sera siamo andati all’inaugurazione. Si esibiva un gruppo che fa musica dell’isola di Pasqua, ed era prevista anche una performance del microraptor Emilio Leguìzamo Sandino. Eravamo io, Aristogìtone, la iena Araminta (che, a sorpresa, si è portata dietro la gatta Luminitsa Blerinca), il suo capo, l’avvoltoio Sigfrido Tombaccia, avvolto in un poncho e bardato con una cuffia analoga (fatti da lui, ovvio), a strisce gialle, viola e nere; il ragionier Arturo e Lucy K.K., la visoncina color cipria. Araminta e Luminitsa sono state sedute tutta la sera e, mentre la iena cercava di convincere l’amica a mangiare qualcosa e la gatta grigia beveva una quantità industriale di succo d’ananas senza zucchero, le sentivo chiamarsi a vicenda “Minnie”…
Lucy K.K., dopo aver vanamente tentato d’insegnare a ballare il tango ad Arturo, si è intestardita in uno degli strambi giochi proposti dal locale: su uno schermo erano state proiettate alcune parole e gli astanti dovevano capire che cosa c’era in comune tra di esse. Le parole erano:


Slicande, Ouggat, Auslypea, Ooristi, Dectibew,
Cansubbi, Beshlosi, Trangurg, Glymods.


“Evocazione del Maligno!”
“Le parole d’ordine per entrare nello spogliatoio delle conigliette di Playboy!”
“Erbe magiche delle Falkland!”
e via delirando, ma nessuno indovinava.
Intanto, Emilio ha annunciato che avrebbe cantato un rap dedicato allo stupro del Parco della Caffarella, in cui narrava l’accanimento dei media contro i due rumeni, Loyos e Racz, arrestati il giorno dopo lo stupro, prima bollati come mostri e in seguito riconosciuti innocenti.
“Se erano italiani, col cavolo che alla TV ne parlavano” ho brontolato io. “Innanzitutto non avrebbero fatto i nomi, al massimo avrebbero dato le iniziali. Anzi, nemmeno ne avrebbero dato notizia. Di stupri e risse ormai parlano solo quando vi sono coinvolti stranieri…”
“Vero, se è uno straniero sbandierano la notizia ai quattro venti, se è un italiano tengono un basso profilo” ha commentato il licaone. “O non lo dicono per niente”
Arturo ha tuttavia fatto notare che i due rumeni sono stati liberati, sì, ma ne sono stati arrestati altri due… quindi siamo da capo… La iena è scoppiata in una risata scrosciante ed interminabile, mentre in sottofondo Lucy, presa dal gioco, urlava “Riti religiosi corasmici!!!”


Il rap della Caffarella

Han rubato l’amore una bambina
una bambina che nel parco non andrà più.
Hanno detto che è stato uno straniero,
certo, uno straniero,
non un italiano,
mai visto un italiano che viola una bambina,
queste le cose le fanno solo gli altri, come no?

Linciamoli, castriamoli, cacciamoli, stronchiamoli!
Linciamoli, castriamoli, cacciamoli, stronchiamoli!

Poi si scopre che non è vero niente,
che siamo stati spinti
dalla folla lungo il viale,
che alla fine del viale c’era il fosso del linciaggio,
e sbatti il naso
sul pregiudizio,
e sbatti i denti
sulle tue paure
Le prove che accusavano
non esistevano
non era lo straniero,
almeno non era quello.
E ora a chi lo dici?
E ora lo nascondi?
E ora a chi lo dici?
Se dici il vero ci fai una figuraccia,
e allora non lo dici,
se non lo dici,
non è successo,
se non lo scrivi,
non è mai stato,
sono innocenti, ma nessuno lo saprà.

Linciamoli, castriamoli, cacciamoli, stronchiamoli!
Linciamoli, castriamoli, cacciamoli, stronchiamoli!

Se ti viola un italiano,
te lo sei un po’ meritato,
se ti tromba l’italiano
l’hai di certo provocato,
se ti stupra il tuo vicino
sei una troia, una puttana,
se tuo padre ti violenta,
tutti zitti, tutti muti!
Non turbiamo la famiglia!
Se ti stupra il tuo ragazzo,
è perché non gliela davi,
se a stuprarti è lo straniero,
basta, non se ne può più!

Linciamoli, castriamoli, cacciamoli, stronchiamoli!
Linciamoli, castriamoli
, cacciamoli, stronchiamoli!


Verso la fine della serata, un volpino di Pomerania ha ipotizzato che le misteriose parole fossero i cosiddetti “captcha”, i termini insensati che di solito si trovano in calce ai blog e che consentono di inserire commenti evitando lo “spam”; ed ha vinto una cassa di tofu.

domenica 29 marzo 2009

giovedì 26 marzo 2009

L'onore e gli spettri


piscina
Inserito originariamente da susannucciauccia

Hanno chiamato me.
Si sente male qualcuno e chiamano me.
Mica sono un medico, io.
Sono una gatta tricolore laureanda in Psicologia, manco in Psichiatria. Chiamate il 118, gli ho detto. No, no, ha strillato Asiak, devi venire tu, devi venire tu. Siamo da soli in una casa in mezzo al niente, ci sono gli spettri, secondo me, fuori c’è uno stagno, lei stava sulla porta e ci guardava fisso, poi è cascata in terra, ci guardava e aveva gli occhi vuoti, vieni tu, vieni tu.
Ed eccomi qui a parcheggiare il break fuori dalla casa – non c’era uno spettro a pagarlo oro, manco a dirlo. Asiak era seduta sui gradini tutta raggomitolata, da dentro si sentiva la voce di Scubidù e un’altra vocina – “Dumnezeu sa se binecuvantese”… Dio ti benedica... Avevo in mano una bottiglia di grappa al pino mugo, l’unico genere di conforto che fosse a portata di mano, in casa.
Nell’ingresso della casa, Scubidù stava accucciato su uno scatolone e una gatta grigia magrissima era sdraiata sul pavimento di cotto. L’ho annusata, sapeva di qualcosa di dolciastro che non ho saputo riconoscere.
“Luminitsa mi stava dicendo che non ha fatto colazione” ha esordito il furetto. “Ci credo che è stramazzata in terra, allora” ho ringhiato io.
“Me lo dice anche mia madre” ha detto Luminitsa, a testa bassa. E ci ha raccontato che la sua famiglia è rumena (“Veniamo dall’Oltenia ai piedi delle montagne, dalla Vallata di Horezu, sono tanto belli i miei monti…”), che lei si è diplomata all’Istituto Tecnico Commerciale studiando come una forsennata ed ora è iscritta al secondo anno di Economia e Commercio. Con la media del 30. Asiak le ha chiesto come fa a mantenere uno standard così alto e contemporaneamente a lavorare, e Luminitsa ha detto che ce la fa benissimo, poi ci ha riflettuto e ha detto che no, non sempre ce la fa, ma sua madre le ripete sempre che deve tenere alto l’onore della famiglia, che non deve finire a fare la badante come lei, che deve essere perfetta anche per far vedere a tutti gli italiani che non è vero che i rumeni sono tutti delinquenti… Mentre lei parlava, ho capito l’origine del suo odore. Le ho chiesto se mangiasse regolarmente e lei ha detto certo che sì; al che, ho tradotto mentalmente certo che no, mangio poco e quel poco lo vomito.
A quel punto Luminitsa si è alzata e ha detto che era tutto sotto controllo (sì, col cavolo, ho pensato io), ha accettato una barretta di semi di sesamo da Asiak e ha finito di mostrarci la casa. Quando siamo usciti, le ho lasciato il nostro numero di telefono e l’ho invitata a venirci a trovare, o a sentirci suonare da qualche parte. Lei ha ringraziato, pareva contenta, ma chissà perché non penso che lo farà...