E’ brutto mettere la parola fine ad una vicenda. L’anno scorso ho dovuto dire addio a mia sorella Iris ed alla vecchia Chicca, non passerà molto tempo che dovrò dire addio anche ad Arturo il ragioniere.
E mi dispiace doppiamente perché non posso definirlo un gatto fortunato. Un paio d’anni fa fu salvato dai maltrattamenti di alcuni bambini ed adottato da una famiglia, che l’anno dopo lo sfrattò; lui venne a vivere al piano terra, la Mamma gli offrì un riparo e del cibo. Non si allontanava mai troppo, Arturo; stava sempre nel quartiere, rientrava la sera e usciva la mattina presto. La famiglia con cui viveva prima gli lasciava cibo e acqua, ma lui preferiva stare con noi. Qualche giorno fa ha cominciato a star male: piangeva, non mangiava e non beveva, non andava nemmeno al bagno, anche se ci provava e la cosa gli procurava dolore. Cistite, ha diagnosticato la Mamma, e lo abbiamo accompagnato dal veterinario – la stessa dalla quale mercoledì mi opererò. Analisi del sangue, dell’urina, una flebo di fisiologica; Arturo è rimasto nell’ambulatorio, con la flebo nella zampa e avvolto in una copertina. Qualche ora dopo, la telefonata: Arturo forse ha l’insufficienza renale cronica, che già di per sé è una malattia letale, anche se a lungo termine; ma ce l’ha perché ha la FIV, meglio conosciuta come l’AIDS felino.
E’ una patologia che non viene tanto in seguito a rapporti sessuali, ma mediante scambio di sangue, ovvero con i morsi. Arturo ha di certo lottato con qualche gatto affetto da FIV e, non essendo immune, si è infettato. I suoi ex-familiari lo avevano sì vaccinato, ma gli avevano fatto solo il vaccino trivalente; che, ad un gatto che sta fuori per la maggior parte del tempo, non è sufficiente.
Quale sarà la sorte di Arturo il ragioniere? Non lo so. La dottoressa ha detto che non vivrà a lungo, forse un anno, non molto di più, se curato ed accudito amorevolmente. Bisognerà però trovare qualcuno che lo faccia. La Mamma non può ospitarlo in casa, perché infetterebbe anche me, Martino, Edoardo e Charlie; al massimo può tenerlo in garage, ma il posto non è molto adeguato per un animale ammalato… I suoi ex-familiari non si sono neppure informati della sua salute (e sì che la Mamma glielo aveva detto, che il gatto era malato e che lo portava dal dottore!); è pertanto escluso che vogliano occuparsene loro…
Sono molto avvilita…
E mi dispiace doppiamente perché non posso definirlo un gatto fortunato. Un paio d’anni fa fu salvato dai maltrattamenti di alcuni bambini ed adottato da una famiglia, che l’anno dopo lo sfrattò; lui venne a vivere al piano terra, la Mamma gli offrì un riparo e del cibo. Non si allontanava mai troppo, Arturo; stava sempre nel quartiere, rientrava la sera e usciva la mattina presto. La famiglia con cui viveva prima gli lasciava cibo e acqua, ma lui preferiva stare con noi. Qualche giorno fa ha cominciato a star male: piangeva, non mangiava e non beveva, non andava nemmeno al bagno, anche se ci provava e la cosa gli procurava dolore. Cistite, ha diagnosticato la Mamma, e lo abbiamo accompagnato dal veterinario – la stessa dalla quale mercoledì mi opererò. Analisi del sangue, dell’urina, una flebo di fisiologica; Arturo è rimasto nell’ambulatorio, con la flebo nella zampa e avvolto in una copertina. Qualche ora dopo, la telefonata: Arturo forse ha l’insufficienza renale cronica, che già di per sé è una malattia letale, anche se a lungo termine; ma ce l’ha perché ha la FIV, meglio conosciuta come l’AIDS felino.
E’ una patologia che non viene tanto in seguito a rapporti sessuali, ma mediante scambio di sangue, ovvero con i morsi. Arturo ha di certo lottato con qualche gatto affetto da FIV e, non essendo immune, si è infettato. I suoi ex-familiari lo avevano sì vaccinato, ma gli avevano fatto solo il vaccino trivalente; che, ad un gatto che sta fuori per la maggior parte del tempo, non è sufficiente.
Quale sarà la sorte di Arturo il ragioniere? Non lo so. La dottoressa ha detto che non vivrà a lungo, forse un anno, non molto di più, se curato ed accudito amorevolmente. Bisognerà però trovare qualcuno che lo faccia. La Mamma non può ospitarlo in casa, perché infetterebbe anche me, Martino, Edoardo e Charlie; al massimo può tenerlo in garage, ma il posto non è molto adeguato per un animale ammalato… I suoi ex-familiari non si sono neppure informati della sua salute (e sì che la Mamma glielo aveva detto, che il gatto era malato e che lo portava dal dottore!); è pertanto escluso che vogliano occuparsene loro…
Sono molto avvilita…