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mercoledì 19 novembre 2008

Li mortal guerrieri tuoi


cartiglio gaturno
Inserito originariamente da susannucciauccia

… si aggrappano ai braccioli del trono…
il sangue dei fratelli schizza sulle briciole
gettate dallo scranno…
non ti difendono…
anche se dovrebbero…
e il senato…
……………………..


Questo è quanto mia cugina Margot è riuscita a tradurre da quest’iscrizione gaturna trovata al santuario di Lacus Lubina (quello del VII sec. a.C. rinvenuto a Bella Farnia, nelle Paludi Pontine).

Ci ha detto che si trattava di un osgaton, un coccio che veniva spesso murato nelle piazze o presso i santuari, e serviva o per chiedere una grazia alla Dea Bastet (sempre sia lodata) o per esprimere una protesta nei confronti di qualche senatore od altri personaggi politici.

Il frammento che ci ha mostrato Margot risale all’epoca in cui i Gaturni erano stati conquistati dai Romani e potrebbe, pertanto, essere un’invettiva contro i Ruscinates, che non si opponevano alla romanizzazione, oppure contro qualche tribuno che non rappresentava adeguatamente gli interessi gaturni.
Anche se pare strano” ha ipotizzato mia cugina “che dei tribuni, magari eletti dal popolo, non difendessero adeguatamente coloro che avrebbero dovuto difendere…
Megalo mi ha guardato e ha commentato a mezza voce: “Mica tanto strano... capita, capita, capita…”
Soprattutto il significato dell’ultima frase è ancora oscuro” ha concluso, seria, Margot. Megalo ed io ci siamo guardate.
Oscuro?…

martedì 11 novembre 2008

Gatada, ovvero le Torri del Silenzio

Mia cugina Margot è molto presa dai preparativi della presentazione dei nuovi ritrovamenti archeologici relativi ai Gaturni e sta preparando un’elegante e documentata brochure corredata di foto delle nuove acquisizioni museali; ha inoltre preparato un documentario in DVD multimediale dedicato alle scuole medie (giustamente, se è multi-mediale…), che ieri sera ha mostrato a me e a mia sorella Megalo, quando siamo andate a Roma a farle visita nel Museo che dirige. Il DVD narra la storia di Gatada, l’ultima grande roccaforte dei prodi Gaturni, e s’intitola “Le Torri del Silenzio”.
Gatada era un'antica fortezza gaturna che sorgeva su un pianoro di circa sedici km quadrati situato su una rocca a 1900 metri di altitudine rispetto al Lacus Trasimenus.
L’unico punto di accesso era, anche secondo il racconto di Camillo Soriano, il sentiero delle lanterne, un percorso ripido e convoluto che sfociava in un altopiano, detto “Il Prato delle Stelle”, di fronte al castello, dove sorgeva un tempietto circolare dedicato a Bastet (sempre sia lodata).
Nel II secolo a.C. la fortezza era stata il palazzo della regina Sphinx, che tra il 138 e il 130 l’aveva fatta fortificare. La cittadina, a pianta elicoidale, era arroccata a sei differenti livelli verso lo strapiombo sul lato sud, dotata di terme con calidarium centrale, magazzini sotterranei ed ampie cisterne per la raccolta dell'acqua (e del vino, e della birra).

Moltissimi anni dopo - nell'anno 788 -, vi trovarono rifugio gli ultimi strenui ribelli non ancora disposti a darsi per vinti. La fortezza divenne nota per l’assedio dell’esercito padano durante la seconda guerra gaturna, in seguito al quale i padani riuscirono alla fine ad accedere al pianoro-fortezza mediante l’inganno ed a conquistare l’ultima roccaforte gaturna.

La fortezza fu assediata per quasi due anni dalla V Legione Padana, costituita da ventimila soldati, per lo più cani e porci; venne costruito un vallo (sorta di muraglia spessa e alta, visibile ancor oggi) ed un terrapieno di trenta metri che dal basso saliva sino alle mura della fortezza.
Resosi conto della disfatta ormai imminente, il capo gaturno Silvestro Isidoro Biancacoda, detto Lo Spaccamaroni, decise di tentare il tutto per tutto: mentre i Padani davano l’assedio alla Porta Micenea, i Gaturni se la filarono attraverso i condotti dell’acqua termale. Iniziò così la diaspora.
Gatada fu conquistata… ma i Padani non riuscirono a fare prigioniero manco mezzo gaturno.
Dopo la sua presa, Gatada rimase in mano ai padani per tutto l’Alto Medioevo. Nell’anno Mille cadde in mano agli Abissini, che irruppero nel castello sempre dalla porta Micenea (che, dopo quest’ennesima performance, venne murata), inneggiando alla loro Dea Madre protettrice, una gatta azzurra dal volto scuro. Narra il mito che la Dea Madre dal viso nero attenda l'ora della risurrezione del suo nobile sposo, che eresse una pira sulle rive del lago e ivi s'immolò; a ciò allude il testo dell’inno, ricostruito dagli archeologi a partire da alcuni frammenti di pergamena, che suona pressappoco così: “Faccetta nera, bell’abissina/ aspetta e spera che già l'ora s'avvicina…; la melodia è, però, rimasta ignota.
Dopo l'invasione abissina, il luogo venne abbandonato e se ne perse addirittura il ricordo; venne infine riscoperto nell’ultimo ventennio per diventare simbolo della causa gaturna.
In parte ricostruita, Gatada è oggi diventato uno fra i più importanti siti archeologici del Centro Italia, grazie anche agli scavi compiuti a partire dagli anni Novanta sotto la guida dell’archeologo romano Albio Tibullo Cenciarelli, detto Moby Dick. Sono stati riportati alla luce i resti dell'antica fortezza, con mosaici di notevole qualità raffiguranti scene di vita gaturna, bagni, stylabex, agoux ed anche paioli di polenta taragna lanciati dalle catapulte padane (cui i Gaturni rispondevano con getti di lettiera usata; arma letale attualmente proibita da tutte le Convenzioni internazionali).

Alla storia di Gatada sono stati dedicati film, libri ed un’opera rock scritta dai Limp Bizcat, intitolata Mantichora Ctesia.

I discendenti dei Gaturni si sparsero in tutto il bacino mediterraneo, mescolandosi con le popolazioni autoctone; ancora oggi gli ultimi discendenti (o coloro che per tali si spacciano) solano i coglion... ehm, intrattengono piacevolmente con il racconto delle gesta degli avi le giovani generazioni di micini nei luoghi di ritrovo come Largo Torre Argentina o il Villaggio del Gatto di Collestrada...

lunedì 11 agosto 2008

Estate smaltata


Ieri è venuta a trovarmi mia cugina Margot, accompagnata da Megalo. Voleva mostrarmi lo schema di un piccolo opuscolo che il Museo da lei diretto intende pubblicare a settembre, quando riapriranno le scuole, per diffondere quanto più possibile la cultura dei Ruscinates e, soprattutto, dei Gaturni. Mentre stavamo nell’orto a bere bevande ghiacciate, Margot mi ha mostrato l’opuscolo e Megalo le nuove foto di rotonde arrivate da tutt’Italia. "Ma all’estero le fanno, le rotonde?" ha voluto sapere la Bimba. "Altro che", ha risposto mia sorella "hanno cominciato molto prima di noi…"
"Ma Ibadeth e Tarquinius dove sono?" ha chiesto Margot. Le ho spiegato che sono in vacanza ad Elbasan, dai parenti di lei, e che oltre tutto mi hanno lasciato a bocca asciutta sulla conclusione del giallo di Civitella Plestina, quei malvissuti. Margot ha riso, mentre io e la Bimba sfogliavamo l’opuscolo; siccome dubito assai che la Bimba sappia leggere, ben presto mi sono ritrovata sola, intanto che la truce ragazzina si dedicava al suo sport preferito, ovvero suonare alla porta di Arturo il ragioniere e poi scappare. E lui, citrullo, che non ha ancora capito ed è convinto che i rompipalle siano i rom.
"Sono poesie, queste?" ho chiesto. L’opuscolo, infatti, riportava le foto dei pezzi più pregevoli rinvenuti nel santuario di Lacus Lubina e la riproduzione di alcuni glifi con scritte, spesso rovinate, a caratteri totalmente incomprensibili. Margot mi ha spiegato che non lo sa di sicuro, ma che i glifi in questione presentano versi non sempre chiari, alcuni probabilmente di carattere religioso o cerimoniale, altri forse versi d’amore, tradotti da lei e da un docente di storia antica della Quarta Università.

e quando in fondo alla galleria
non arriverà più nessuna voce
nemmeno quelle poche….

"A me piace questa" e Megalo ha letto, con aria – credeva lei – ispirata:


Estate smaltata
il turchese del cielo
lo smeraldo dei colli
giada dorata
bassorilievo di girasoli gialli e oro
coppa di stelle mischiate a giaietto


Le ho fatto notare che era suggestiva, ma non aveva molto senso. "Grazie tante, era sparsa qua e là su tavolette tutte sfrante…", ha ribattuto lei, piccata. Io ho espresso la mia preferenza per un distico peraltro non molto più comprensibile:

Quando sarà scomparso il fiore,
risorgerà il tuo amore.


Margot mi ha detto che nelle feste di fidanzamento si regalava un anello con un fiore dorato disegnato sopra e, quando il disegno sbiadiva, era ora di sposarsi. O di lasciarsi. Un altro distico che ha incontrato il favore di tutti è stato:

Se avessi chi con un filo d’argento
infilasse con me anche il più piccolo corallo!

L’atmosfera suggestiva è stata però bruscamente infranta da una violenta scampanellata e da un urlo selvaggio: "Vi spacco il culo, zingari di….!!!!!!", mentre la dannatissima Bimba fuggiva sghignazzando giù per la discesa che porta alla statale….

giovedì 17 luglio 2008

Aderite al manifesto anti-razzista

Ve la ricordate?

La sentinella
Era bagnato fradicio e coperto di fango e aveva fame e freddo ed era lontano cinquantamila anni-luce da casa.
Un sole straniero dava una gelida luce azzurra e la gravità, doppia di quella cui era abituato, faceva d'ogni movimento un'agonia di fatica.
Ma dopo decine di migliaia d'anni quest'angolo di guerra non era cambiato. Era comodo per quelli dell'aviazione, con le loro astronavi tirate a lucido e le loro super-armi; ma quando si arrivava al dunque toccava ancora al soldato di terra, alla fanteria, prendere la posizione e tenerla, col sangue, palmo a palmo. Come questo fottuto pianeta di una stella mai sentita nominare finché non ce lo avevano sbarcato. E adesso era suolo sacro perché c'era arrivato anche il nemico. Il nemico, l'unica altra razza intelligente della Galassia... crudeli, schifosi, ripugnanti mostri.
Il primo contatto era avvenuto vicino al centro della Galassia, dopo la lenta e difficile colonizzazione di qualche migliaio di pianeti; ed era stata la guerra, subito; quelli avevano cominciato a sparare senza nemmeno tentare un accordo, una soluzione pacifica.
E adesso, pianeta per pianeta, bisognava combattere, coi denti e con le unghie.
Era bagnato fradicio e coperto di fango e aveva fame e freddo, e il giorno era livido e spazzato da un vento violento che gli faceva male agli occhi. Ma i nemici tentavano d'infiltrarsi ed ogni avamposto era vitale.
Stava all'erta, il fucile pronto. Lontano cinquantamila anni-luce dalla patria, a combattere su un mondo straniero e a chiedersi se ce l'avrebbe mai fatta a riportare a casa la pelle.
E allora vide uno di loro strisciare verso di lui. Prese la mira e fece fuoco. Il nemico emise quel verso strano, agghiacciante, che tutti loro facevano, poi non si mosse più.
Il verso e la vista del cadavere lo fecero rabbrividire. Molti, col passare del tempo, s'erano abituati, non ci facevano più caso; ma lui no. Erano creature troppo schifose, con solo due braccia e due gambe, quella pelle d'un bianco nauseante e senza squame.

(F. Brown, La sentinella)

Che schifo, pensate che esseri orrendi… solo due gambe e due braccia! Pelle bianca! (insomma…) Senza squame! (oddìo, le squame farebbero senso pure a me, che già ho dovuto adattarmi al fatto che gli umani abbiano una pelle nuda, avana e quasi priva di peli…). Insomma, se il guerriero che fa da voce narrante prova orrore per uno che ha solo due braccia e due gambe… quante ne avrà? Non oso pensare.
E se gli fa schifo la pelle bianca e senza squame… vuol dire che lui le ha, le squame, e che la pelle chissà di che immonda tinta è…
In breve, quasi tutte le creature cui ho raccontato questa storia non l’hanno capita. Non hanno capito che la storiella di Brown è narrata dal punto di vista del cosiddetto alieno, e che gli invasori mostruosi venuti dallo spazio sono i terrestri… gli esseri umani… noi, anzi, voi. Non hanno capito che il Nemico era l’uomo. Hanno quasi sempre fatto le ipotesi più deficienti (che volete, evidentemente non frequento gente sveglia, che vi devo dire). Quasi nessuno capisce il significato del raccontino, il fatto che un essere di pelle bianca, senza squame, con due gambe e due braccia possa fare schifo.
Dipende da chi lo guarda.
Verso strano e agghiacciante: l’urlo che il terrestre ha cacciato quando è stato ucciso.
Spostamento di focalizzazione, si chiama. Mutamento di prospettiva.
Ma non è facile da capire, forse ci vuole una capacità d’astrazione superiore, che ne so.
E io che sono una micia? Si dice che i mici non ce l’abbiano, la capacità d’astrazione… Forse dipende dal fatto che sono stata educata dalla mia Mamma, che è un po’ rimbambita, ammettiamolo (ha già passato i dieci lustri, del resto), ma che è liberale e anti-razzista.
Ma la maggior parte della gente si comporta come il guerriero di Brown: se vede un essere diverso da lui, gli prende una paura fottuta (scusami, Iris) e gli spara addosso. Del resto, anche i terrestri
avevano cominciato a sparare senza nemmeno tentare un accordo…
Per farla corta: quando vedi uno che non ti assomiglia, ti spaventi e cerchi di farlo fuori.
Come i Romani coi Gaturni.
Come gli italiani coi Rom.
E allora, firmate anche voi il
manifesto anti-razzista, massa di pisquani!

sabato 5 luglio 2008

Margot, i Ruscinates e i Gaturni - 2° puntata


Ieri sono andata a Roma perché Ibadeth doveva far non so cosa all’Ambasciata del suo paese, e già che c’eravamo siamo tornate al Museo delle civiltà pre-romane, a trovare mia cugina Margot. Con me e Ibadeth c’erano suo marito Tarquinius, Charlie-Jalal e Maria Grata Li Greci (la ricordate? L’anestesista siciliana, la micia bianca che danzava col nome d’arte di Shulamith).
Appena entrati, Charlie l’ha salutata con un sonoro "Aho!!!" (il che è più o meno l’unica cosa che vocalizza), ma Margot, senza scomporsi, gli ha urlato: "Anfamelico!!!"; al che, Charlie non ha trovato alcunché da opporre. Margot ci ha quindi invitato a pranzo ("Non è niente di che, è un pranzo estemporaneo, un po’ così" si è scusata; e Tarquinius, che è preciso, ha bofonchiato "Così come?") e ci ha apparecchiato nel cortile interno del Museo, sotto gli alberi di fico. Mentre mangiavamo (carne in gelatina e vino bianco ghiacciato), Tarquinius la interpellava sulle sue scoperte archeologiche e le chiedeva ragguagli su queste due civiltà, i Gaturni e i Ruscinates, di cui nel Museo sono raccolte varie testimonianze.
"Niente, abbiamo sempre pensato che nell’Agro Pontino, prima delle paludi, si fossero sviluppate delle civiltà" ci ha spiegato Margot. "Non so se conoscete l’orografia della zona…"
"Affatto" ha risposto Tarquinius "So solo che c’erano delle paludi e che Mussolini le ha fatte bonificare… di più, non so"
"Sì, prima del Terziario, nel Pliocene… ti parlo di un paio di milioni anni fa, tutto il Lazio era coperto dal mare, non c’era neanche il Tevere. C’era solo qualche isola allungata che affiorava, tipo i monti Simbruini e i Lepini…C’erano quattro complessi vulcanici (te la faccio breve). Nel Quaternario, l’uomo (e il gatto) già popolavano le pianure e le pendici dei monti. Alla base dei Monti Lepini, a sud di uno di questi quattro vulcani, esattamente il Vulcano Laziale, c’era un grande golfo, che era appunto la zona delle Paludi Pontine. Ibadeth, ti porto della birra?"
"Magari" ha detto Ibadeth, mentre Tarquinius diceva: "Ma no, non ti disturbare!"
"Decidetevi" li ha esortati blandamente Maria Grata. Margot si è alzata ed è andata a prendere la birra in cantina (non ha bisogno del frigorifero perché c’è una piccola caverna, freddissima, su un lato del fabbricato del Museo, dove lei ha allestito una cantina da sogno), mentre Tarquinius prendeva in giro Ibadeth a causa della sua scarsa propensione ai complimenti. Ibadeth è così: se le offri qualcosa non ti dice di no manco a morire.
Tornata con la birra, Margot ha continuato a raccontare. "Dicevo? Ah, i Ruscinates…" Anche Margot è buffa: ha scoperto una civiltà di cui nessuno sapeva niente, ma ne parla con leggerezza, come se avesse scoperto un pub particolarmente fornito o un negozio dove praticano sconti sostanziosi. "Vivevano nell’Agro Pontino già dall’età del Rame: lo sappiamo perché abbiamo trovato resti di capanne e di tombe… la necropoli di Eritia, non so se l’avete mai intesa nominare. Questa spedizione l’ha guidata il Conservatore del Museo… adesso è morto, poveretto… lo chiamavamo Moby Dick, perché era bianco e monumentale"
"Moby Dick, la balena bianca!" ha esclamato tutta allegra Maria Grata.
"Sei un genio" l’ha rintuzzata Ibadeth, mentre Margot si asciugava furtivamente una lacrima.
"Già… Poi, in una spedizione di qualche anno dopo abbiamo individuato due siti dell’Età del Bronzo, 6.000 anni fa, più o meno, Beigoe e Ekathlen. Lì abbiamo recuperato materiale ceramico di vario tipo. Sappiamo poi che i c’è stata, circa nell’VIII secolo, un’ondata espansiva di derivazione egizia, i Gaturni, appunto, che commerciavano con gli empori etruschi tipo Veio. Portavano ceramiche ed oggetti di fabbricazione orientale, di materiali preziosi tipo oro, avorio, elettro…"
"E che è l’elettro?" ha voluto sapere Ibadeth.
"Una lega d’oro e d’argento" ha risposto Margot.
"Manco male" ha commentato Ibadeth.
"No, oltre tutto erano lavorati in maniera molto raffinata. Pensa che un santuario gaturno dedicato a Bastet (sempre sia lodata), attirava fedeli da tutto il territorio pontino, ed ha soppiantato il culto preesistente dei Ruscinates per gli uccelli (che venivano religiosamente mangiati). Il santuario l’abbiamo rinvenuto in fondo ad un bosco di lecci, presso la località Bella Farnia. Ora è recintato, naturalmente. Ha forma stellare, cinque serie di archi e gallerie sostruite da muri a secco, e sorgeva presso la sponda meridionale del Lacus Lubina (che adesso, ovviamente, non c’è più) ed era un punto di passaggio".
"Sapevo che ad un certo punto si erano diffusi a Roma culti orientali" ha detto Tarquinius. "Aho!" ha puntualizzato Charlie. Margot gli ha servito altro vino e lui s’è azzittito.
"Vero. Ma tu parli dell’età imperiale, II secolo dopo Cristo. Andavano di moda Iside, Osiride, Mitra, il Cristianesimo… Il santuario gaturno di Lacus Lubina, invece, è del VI secolo avanti Cristo, di età arcaica. Anche se la dea gatta Bastet è stata ricollegata alla Bona Dea romana e ad Astarte, in quanto protettrice della fecondità, delle cisterne e delle fontane…"
"Che c’entrano le cisterne con la fecondità?"
l’ha interrotta Ibadeth. Tarquinius le ha dato uno scappellotto. "E secondo te senza l’acqua cresce qualcosa?"
"Già" ha riso Ibadeth.
"Che avete trovato, nel santuario gaturno?" ho domandato io.
"Beh, un po’ di cose così… coppe di bucchero grigio, kathissae ondulate in bronzo turchese… uno stylabex, ah, e un agoux, una coppa sferica a bocca trilobata con manici riproducenti gatti, usata credo per attingere vino… a proposito" e si è servita di bianco "o forse da dare come premio in qualche gara, non so…ah, poi una collana di elettro e pasta di vetro rosso vivo, detta "sìfkala", forse un ornamento femminile per uso rituale…"
"Che fine hanno fatto Ruscinates e Gaturni?" ha chiesto Tarquinius.
"Beh... nel IV secolo avanti Cristo sono arrivati i Romani…"
"Forza Roma forza lupi!" ho strillato io. Charlie (che credo tifi la Lazio) si è risvegliato e ha strillato: "Ahoooo!!!" Margot ha riso. "Non credo che i Gaturni abbiano inneggiato tanto ai Romani, sai. Parecchie famiglie Ruscinates sono state assorbite dalla civiltà romana, ma i Gaturni erano un osso duro. Parecchi furono emarginati o presi prigionieri; un console dell’epoca, tale Silvio Maronio, fu così abile da far credere ai Romani che i Gaturni costituissero un pericolo mortale per la civiltà romana; anzi, che fossero loro la causa dei mali di Roma. Così si cominciò a schedarli, ad accusarli di furti e crimini vari, di spaccio di polvere di papavero, una sostanza allucinogena…"
"… a prendere le impronte digitali ai gattini-bambini…" finì Ibadeth. "Perché questa storia mi ricorda qualcosa?"
"Tutela dell’infanzia gaturna?" ho suggerito io.
"Ahoooo!!!" ha chiosato Charlie. Sul che, nessuno ha trovato da eccepire.

martedì 1 luglio 2008

Margot, i Gaturni e i Ruscinates


margot di gaia
Inserito originariamente da susannucciauccia



Domenica sono andata con mia sorella Megalo, Maysa la lince e suo marito, il pondenco ibicenco Ramon Llull Costa i Llobera, a fare un giro del Lago e, fra le due Torri di Beccati Questo e Beccati Quest’Altro (non me le sono inventate, esistono, giuromorissi!), abbiamo trovato una monetina che aveva l'aria di esser lì da un bel po' di tempo. Io dicevo che era etrusca e che vi era effigiato il Lumacone (“Lucumone, che Lumacone!” mi ha redarguito Megalo); Maysa diceva che era romana, di età imperiale; Megalo che era dell’Ottocento e che vi era raffigurato Vittorio Emanuele III con la corona (“Sì, del re dei Becchi” l’ha sbeffeggiata Maysa); secondo Ramon Llull era cinese (figuriamoci, marziana, fra un po’) e vi era effigiato un dignitario del Celeste Impero. Essendo discordanti le scuole di pensiero - e anche poco rispettose delle diverse posizioni - abbiamo deciso di sottoporre la questione a mia cugina Margot (di cui abbiamo una diapositiva). Detto fatto, siamo saliti sull’auto di Megalo e siamo andati a Roma.
Mia cugina Margot (che vive con zia Gaja) è un’archeologa e dirige un piccolo museo nei pressi della Tuscolana (in una viuzza secondaria, a fondo chiuso, zeppa di alberi di fico, tra una kebaberia e un Internet Point). Il Museo è dedicato alle culture pre-romane, in special modo alle antiche civiltà pontine, che erano stanziate nella provincia di Latina, dove una volta si trovavano le Paludi Pontine, bonificate dal fascismo.
Quando siamo arrivati, Margot era lì e stava spolverando uno stylabex (sorta di olletta bi-ansata fatta di polvere d’opale e turchese, tipica della civiltà dei Ruscinates). Anni fa ha condotto una spedizione in territorio pontino ed ha rinvenuto una necropoli dei Ruscinates e un santuario dei Gaturni, dedicato al culto di Bastet (sempre sia lodata), di chiara derivazione egizia (risalente forse al così detto “periodo orientalizzante”, VIII secolo a. C.). Mi ha raccontato che ha trovato tracce di un abitato peri-lacustre, un vicus (= villaggio di modesta entità), risalente all'età del Rame (3.000 a.C., più o meno).
Le abbiamo mostrato la moneta e ha riso, al sentire le nostre illazioni sulla sua provenienza, ma ha confermato quanto detto da Maysa (che se n’è vantata per tre giorni): si trattava di una monetina di rame di età imperiale, risalente al III secolo d.C. e raffigurante l’imperatore Gallieno. Altro che Lumacone, Vittorio Emanuele, mandarini cinesi e pompelmi israeliani… Ci ha quindi mostrato l’ultima acquisizione: una kathissa, recipiente largo, basso e ondulato, in cui si mettevano – forse – le offerte dedicate a Bastet (sempre sia lodata). Le ondulazioni avevano probabilmente lo scopo di tenere separate le varie salse di cui si componeva il piatto votivo, che erano di colori differenti e dovevano richiamare con il loro disegno un qualche culto isiaco.
Mentre Margot ci mostrava i vari reperti, non ho potuto fare a meno di congratularmi con me stessa per non aver portato anche la Bimba…