Chiariamo subito una cosa: Edoardo è mio fratello, gli voglio bene e tutto quanto, ma mi sta proprio sul culo. E qui alte strida di Martino e sibili di Iris. Il primo tuona che non è bene esprimere sentimenti così poco caritatevoli nei confronti di un fratello, la seconda insiste per un po’ di tratto. Glielo do io, il tratto. Ma andiamo per ordine, diceva sempre Messalina quando rievocava le orge con suo marito, l’imperatore Claudio.
Cose che ho contro Edoardo (anche se gli voglio bene, in fondo):
- È un avvocato (e già questo basterebbe).
- È coinvolto in quasi tutti gli intrallazzi, i delitti irrisolti e i misteri politici italiani dagli anni Settanta ad oggi (Iris mi fa notare che negli Anni Settanta Edoardo non era neanche nato, ma io ribatto che ciò non costituisce un ostacolo, per lui. Minuzie! Dettagli! Quisquilie e pinzillacchere!) La strage di Piazza Fontana? Certamente coinvolto. La bomba sul treno "Italicus"? Qualcosa ne sa. L’eccidio della stazione di Bologna dell’agosto del 1980? Se non è il mandante, poco ci manca. Trattasi o no di terrorismo NERO? E allora? Edoardo E’ NERO! Quindi… La banda della Magliana? Andava a catechismo con Renatino. Junio Valerio Borghese? Era il suo istruttore di palla tamburello. Tangentopoli? Se vi studiate gli atti dei processi, citato in margine con i ruoli più disparati c’è sempre lui, l’avvocatone Sullivan. La Mano Nera. La Longa Manus! (In effetti, ha certe mani che paiono pale da forno). Vedete? Tutto torna! Martino sostiene che forse io lo demonizzo un tantinello. A me, francamente, non pare. Le mie asserzioni sono fondate su solide prove e suffragate da valide testimonianze… o no?
Fa sempre scherzi del cavolo a tutti. Ma dico io, si è mai visto un gatto che fa gli scherzi? Ma a che serve, nell’ottica dell’evoluzione? A chi giova, in una prospettiva darwiniana? Un gatto che ride! Se ridevi ai tempi del Paleolitico te lo davano loro. E, oltre tutto, ride di me! Il che peggiora la situazione. E' sua convinzione che io non possegga senso dell'umorismo e la cosa, invece di frenarlo, lo spinge vieppiù a farmi girare gli zibidei. Del tipo darmi pacche sul sedere quando passo. Andare a dormire con la Mamma sotto le coperte. Saltarle in braccio quando guarda la televisione (la Mamma guarda "Chi l’ha visto?" e me lo figuro, l’avvocatone Sullivan, che ascolta resoconti di misteriose sparizioni e ride, ride, perché lui i retroscena li sa…).
Comunque, c’è da scusarlo, povero Edoardo. Qualche attenuante ce l’ha. Fu trovato abbandonato in un bosco, la Mamma si arrampicò su un cancello, entrò nella boscaglia (che era di proprietà privata, entre otros) e se lo portò a casa. Un anno dopo, Edoardo smise di mangiare, si ammalò e gli fu diagnosticata una malattia chiamata "hemobartonella". Le medicine somministrategli, tuttavia, non sortivano alcun effetto e, dopo ulteriori indagini, la dottoressa scoprì che aveva un tumore al fegato. E vai! Prognosi infausta. Non avrebbe superato l’operazione, ma la dottoressa ci avrebbe provato ugualmente. La Mamma, in lacrime, diede il consenso. Edoardo fu operato, non morì, ma stava sempre peggio. Unica speranza: flebo di fisiologica due volte al giorno (la medicina si chiamava "Ringer Lattato") e nutrizione forzata con cibo altamente digeribile (il CD. Che vorrà dire, Cibo Digeribile? Cena Disgustosa? mah). Dopo mesi di questa solfa (io non avevo neanche cuore di litigare con lui, poveretto, era giallo come un limone), si era gonfiato che sembrava lo Zeppelin. Si consigliò alla Mamma di fargli un’iniezione di diuretico (il "Diuren"), che fece effetto, altro che! Dopo aver pisciato per un quarto d’ora (io già temevo un altro Vajont), ricominciò a mangiare da solo, migliorò di giorno in giorno… e allora io ricominciai a fracassarlo di botte, quel che è giusto è giusto, no?
Edoardo è una malefica bestiaccia. Possiede una vecchia Mercedes nera che fa guidare all’autista, ha una fidanzata di nome Angiolina, che ha circa ottant’anni (contento lui) e vive in Toscana. Ha sempre fame (lui, non l’Angiolina) perché la Mamma lo tiene a stecchetto: con la sua patologia deve mangiare poco, leggero e spesso. Egli però sostiene che non gli danno nulla, che lo affamano e che è vittima di una congiura intesa a farlo morire lentamente d’inedia (Starvation! Starvation! Starvation is free! Altro che Cranberries). Ha una grande amica, la Contessa, padrona della villa in cui la Mamma lo ha trovato, e che ogni tanto gli telefona e, con voce flautata, lo apostrofa: "Come stai, mio cavo Edoavdo?".
Ovviamente, professa idee politiche d’estrema destra. Edoardo, non la Contessa. Oddìo, forse anche la Contessa.
Peccato, però, che sia affetto da Disturbo Dissociativo dell’Identità.
Come forse (non) saprete, il Disturbo Dissociativo dell’Identità (che una volta si chiamava "Disturbo di Personalità Multipla") è definito dal D.S.M. IV in tal modo:
"Disturbo caratterizzato dalla presenza di due o più distinte identità o stati di personalità, che in modo ricorrente assumono il controllo del comportamento del soggetto, accompagnato da incapacità di ricordare importanti notizie personali troppo estesa per essere spiegata come normale tendenza a dimenticare".
Non di rado, dunque, Edoardo si trasforma in altri due personaggi: Miciox X, il difensore dei diritti dei Neri (ovviamente d’estrema sinistra), e Er Sogliola, manovale della borgata romana della Balduina (qui, almeno, non fa tanta fatica a tenersi le sue idee fascistoidi).
Perché "Il diario di Susanna"? Ibadeth è una fascinosa ramarra albanese, che ha ereditato il blog dalla sua migliore amica, la gatta Susanna, mancata all'inizio del 2010. Ibadeth è immigrata dall'Albania, approdata in Italia via gommone. Suona il violino in un complesso di liscio (i "Licaoni") ed è sposata con il suricate Tarquinius. Ha molti amici, tra cui una gatta che gestisce un sito curioso: http://umbriacuriosa.altervista.org/
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venerdì 1 giugno 2007
L'avvocatone Sullivan
giovedì 24 maggio 2007
Mia madre si chiama Pandina...
Pandina
Mia madre si chiama Pandina... o almeno credo perché è così che la chiama lo zio. "Pandina!" si sente per casa "Pandina bella! Pandina carina!" e talvolta "Pandina patatina", qualsiasi cosa ciò voglia dire. Non credo che però questo sia il suo nome autentico. Io, il mio nome autentico lo tengo ben nascosto e non lo dico a nessuno; lei no, e qualcuno evidentemente lo conosce perché una volta, sbirciando nella sua borsa ho visto che si chiama Margherita B... il resto non sono riuscita a leggerlo, c'era scritto qualcosa, ma né io né i miei fratelli ci vediamo tanto bene. Del resto, per noi è solo "La Mamma" e lo zio è lo "Zio Panda" (anche lui non si chiama mica così, ma di preciso non lo so come si chiami: la Mamma lo chiama Pandino, i vicini di casa lo chiamano Ingegnere, anche se secondo me non è un gran complimento: avevo un fratello ingegnere, Dio l'abbia in gloria, ed era una bestia).
Comunque, sono stravaganti. L'altro giorno, a lezione di sociologia, parlavano della relatività della cultura e della diversità, cosa che io capivo (benché da più parti mi abbiano tacciato di scarsità di astrazione); ma mi riesce più facile capire i Boscimani o gli abitanti delle Trobriand piuttosto che la Mamma o lo Zio Panda. Almeno certe volte. "State unendo le dita? State ruotando le falangi? State stringendo amicizia con gente che ha il colore della pelle diverso dal vostro?..." Quei due, chi li capisce è bravo. Prendi la Mamma, per esempio. (Lo Zio Panda si alza la mattina, ci prepara la colazione e non si rivede fino all'ora del tè, che di solito si guarda bene dal prepararci, benché io lo gradirei e gliel'abbia anche detto. Ma figurati.). Ci butta giù dal letto, butta per terra le coperte, le rimette sul letto e poi permette che ci corichiamo di nuovo. Che logica c'è, le ho detto una volta. Perdi quindici minuti di vita per fare quest'inane operazione, e li fai perdere a noi, il che peggiora le cose. Ma lei sì, dà retta a noi. Ogni tanto si chiude nello stanzino e ne emerge dopo quaranta minuti, se va bene. Se le busso, m'ignora signorilmente o lancia qualcosa sulla porta e mia sorella Iris, che ha uno studio d'informatica e frequenta parecchi di loro, dice che quello è il bagno, In che senso, ho detto io. Ci fa i suoi bisogni, ha detto Iris. E c'è bisogno di chiudersi dentro. Mah.
Poi, ha sempre una divisa diversa. E' frivola, forse; ma è la Mamma e io ho in lei una grande fiducia, anche se non la capisco. Perché perdere tempo la mattina a mettersi una pelliccia diversa ogni due per tre, dico io. Gliel'ho anche detto - le parlo più che altro la sera, quando mi sdraio sulla sua pancia in raro momento d'introspezione - ma devo averla offesa perché m'ha scaraventato giù dal letto e chi s'è visto s'è visto. Io, per parte mia, ho sempre la stessa. La divisa, intendo. E' rossa, nera e bianca e mi hanno detto che è fantasmagorica, mica come quella moscia di mia sorella Iris con la sua divisa grigia ("Gridellino", dice la Mamma, e io e mio fratello Martino abbiamo perso un pomeriggio a guardare nel vocabolario perché quello scemo di Martino se l'è tirato in testa e ho dovuto mettergli una compressa fredda. Dopo era, se possibile, diventato ancora più scemo. Insomma, "gridellino" indicherebbe un colore tra grigio e rosa) o quei due noiosi dei miei fratelli, il succitato Martino ed Edoardo, neri come una coppia di beccamorti; va be' che Edoardo fa l'avvocato e per lui avere un look sobrio è fondamentale. Anche se, con tutti gli intrallazzi che fa, si potrebbe anche mettere un gonnellino di rafia all'equatoriale, ma è meglio non dirlo, questo, se no Martino mi rimprovera. Dice che parlar male è peccato.
Martino è ebreo. Fa il rabbino alla Sinagoga, ma non si dà troppe arie; anche perché, come già ricordato, è scemo. Ha una grande passione per lo Zio Panda e pretenderebbe da lui continue attenzioni. Un po' come faccio io con la Mamma, ma io solo la sera. Martino invece pretenderebbe che lo Zio Panda non andasse a lavorare per grattare la pancia a lui e questo, da un ministro del culto, mi pare poco serio.
L’unica seria è mia sorella Iris. Dopo, vi parlerò dei due nuovi pensionanti che si sono installati a casa nostra, che Dio li strafulmini (se mi sente Martino).
Mia sorella Iris, dicevo. Il genio della famiglia, dicono: si è laureata a Pisa in Informatica (per mantenersi, lavorava in un mobilificio di Pontedera, mostrava i mobili alla domenica ai clienti allibiti, illustrandone fattura, fregi e, soprattutto, solidità: ci saliva sopra), ha beccato il massimo dei voti, ora ha, come già ho detto, uno studio e fa consulenze. Fa un sacco di soldi, ma secondo me, è scema. (Non quanto Martino, naturlich: quello è proprio un mentecatto). Mi spiego meglio: è scema dal punto di vista sociale, e poi è stravagante, ancora più della Mamma e dello Zio Panda. Il che, badate bene, non è cosa da poco, alla faccia della relatività della cultura. Intanto, è troppo buona; ma proprio cogliombera, si farebbe picchiare da chiunque ambisse a far di lei bersaglio di pestaggi e/o lancio d’oggetti. Nostro fratello Ubaldo, Dio lo riposi, l’ingegnere cui accennavo poc’anzi, la gonfiava regolarmente di botte e lei reagiva mettendosi a tremare come una foglia. Ma reagisci, gonfialo, massacralo, le dicevo io; ma sì. Mi guardava allibita e tremante, l’occhio perso nel nulla (Forse pensava al cervello di Martino). La sera, a cena, la Mamma le serve il piatto con lo spezzatino (ci fa solo quello, la Mamma: ci ha una fantasia…) e lei non lo mangia, mentre noi ce lo spazzoliamo (LORO, non io; gliel’ho detto, alla Mamma, l’altra sera, fammi qualcos’altro per cena, mica per niente, lo spezzatino è ottimo, ma sono otto anni che ci servi solo quello, ma devo averla offesa perché m’ha scaraventato giù dal letto e ha spento la luce. Allora io sono andata a vedere quel che leggeva e ho visto che si trattava della Cucina Creativa Indiana. Bene, ho detto, vedi, la Mamma sta pensando di cucinarci indiano la sera, ecco perché s’è offesa, ci aveva già pensato da sé a cambiarci dieta… Credevo io: la sera dopo, spezzatino di nuovo.
Comunque, sono stravaganti. L'altro giorno, a lezione di sociologia, parlavano della relatività della cultura e della diversità, cosa che io capivo (benché da più parti mi abbiano tacciato di scarsità di astrazione); ma mi riesce più facile capire i Boscimani o gli abitanti delle Trobriand piuttosto che la Mamma o lo Zio Panda. Almeno certe volte. "State unendo le dita? State ruotando le falangi? State stringendo amicizia con gente che ha il colore della pelle diverso dal vostro?..." Quei due, chi li capisce è bravo. Prendi la Mamma, per esempio. (Lo Zio Panda si alza la mattina, ci prepara la colazione e non si rivede fino all'ora del tè, che di solito si guarda bene dal prepararci, benché io lo gradirei e gliel'abbia anche detto. Ma figurati.). Ci butta giù dal letto, butta per terra le coperte, le rimette sul letto e poi permette che ci corichiamo di nuovo. Che logica c'è, le ho detto una volta. Perdi quindici minuti di vita per fare quest'inane operazione, e li fai perdere a noi, il che peggiora le cose. Ma lei sì, dà retta a noi. Ogni tanto si chiude nello stanzino e ne emerge dopo quaranta minuti, se va bene. Se le busso, m'ignora signorilmente o lancia qualcosa sulla porta e mia sorella Iris, che ha uno studio d'informatica e frequenta parecchi di loro, dice che quello è il bagno, In che senso, ho detto io. Ci fa i suoi bisogni, ha detto Iris. E c'è bisogno di chiudersi dentro. Mah.
Poi, ha sempre una divisa diversa. E' frivola, forse; ma è la Mamma e io ho in lei una grande fiducia, anche se non la capisco. Perché perdere tempo la mattina a mettersi una pelliccia diversa ogni due per tre, dico io. Gliel'ho anche detto - le parlo più che altro la sera, quando mi sdraio sulla sua pancia in raro momento d'introspezione - ma devo averla offesa perché m'ha scaraventato giù dal letto e chi s'è visto s'è visto. Io, per parte mia, ho sempre la stessa. La divisa, intendo. E' rossa, nera e bianca e mi hanno detto che è fantasmagorica, mica come quella moscia di mia sorella Iris con la sua divisa grigia ("Gridellino", dice la Mamma, e io e mio fratello Martino abbiamo perso un pomeriggio a guardare nel vocabolario perché quello scemo di Martino se l'è tirato in testa e ho dovuto mettergli una compressa fredda. Dopo era, se possibile, diventato ancora più scemo. Insomma, "gridellino" indicherebbe un colore tra grigio e rosa) o quei due noiosi dei miei fratelli, il succitato Martino ed Edoardo, neri come una coppia di beccamorti; va be' che Edoardo fa l'avvocato e per lui avere un look sobrio è fondamentale. Anche se, con tutti gli intrallazzi che fa, si potrebbe anche mettere un gonnellino di rafia all'equatoriale, ma è meglio non dirlo, questo, se no Martino mi rimprovera. Dice che parlar male è peccato.
Martino è ebreo. Fa il rabbino alla Sinagoga, ma non si dà troppe arie; anche perché, come già ricordato, è scemo. Ha una grande passione per lo Zio Panda e pretenderebbe da lui continue attenzioni. Un po' come faccio io con la Mamma, ma io solo la sera. Martino invece pretenderebbe che lo Zio Panda non andasse a lavorare per grattare la pancia a lui e questo, da un ministro del culto, mi pare poco serio.
L’unica seria è mia sorella Iris. Dopo, vi parlerò dei due nuovi pensionanti che si sono installati a casa nostra, che Dio li strafulmini (se mi sente Martino).
Mia sorella Iris, dicevo. Il genio della famiglia, dicono: si è laureata a Pisa in Informatica (per mantenersi, lavorava in un mobilificio di Pontedera, mostrava i mobili alla domenica ai clienti allibiti, illustrandone fattura, fregi e, soprattutto, solidità: ci saliva sopra), ha beccato il massimo dei voti, ora ha, come già ho detto, uno studio e fa consulenze. Fa un sacco di soldi, ma secondo me, è scema. (Non quanto Martino, naturlich: quello è proprio un mentecatto). Mi spiego meglio: è scema dal punto di vista sociale, e poi è stravagante, ancora più della Mamma e dello Zio Panda. Il che, badate bene, non è cosa da poco, alla faccia della relatività della cultura. Intanto, è troppo buona; ma proprio cogliombera, si farebbe picchiare da chiunque ambisse a far di lei bersaglio di pestaggi e/o lancio d’oggetti. Nostro fratello Ubaldo, Dio lo riposi, l’ingegnere cui accennavo poc’anzi, la gonfiava regolarmente di botte e lei reagiva mettendosi a tremare come una foglia. Ma reagisci, gonfialo, massacralo, le dicevo io; ma sì. Mi guardava allibita e tremante, l’occhio perso nel nulla (Forse pensava al cervello di Martino). La sera, a cena, la Mamma le serve il piatto con lo spezzatino (ci fa solo quello, la Mamma: ci ha una fantasia…) e lei non lo mangia, mentre noi ce lo spazzoliamo (LORO, non io; gliel’ho detto, alla Mamma, l’altra sera, fammi qualcos’altro per cena, mica per niente, lo spezzatino è ottimo, ma sono otto anni che ci servi solo quello, ma devo averla offesa perché m’ha scaraventato giù dal letto e ha spento la luce. Allora io sono andata a vedere quel che leggeva e ho visto che si trattava della Cucina Creativa Indiana. Bene, ho detto, vedi, la Mamma sta pensando di cucinarci indiano la sera, ecco perché s’è offesa, ci aveva già pensato da sé a cambiarci dieta… Credevo io: la sera dopo, spezzatino di nuovo.
Ahi, culinaria, di dolore ostello)
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