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mercoledì 17 dicembre 2014

Il lupo delle fiabe e il laido Natale


Saranno gli anni che passano, sarà la crisi, sarà il rammollimento senile, ma il lupo giornalista Flavio Aufidio Crispino si è tinto di nero per somigliare all'immagine del lupo che danno le fiabe e l'iconografia tradizionale. Io gli ho fatto notare che così spaventa i bambini, ma lui ha replicato che anzi, infrange uno stereotipo. Sarà. Sta persino seguendo un corso di Ululati Raggelanti finanziato dal Comune (da noi c'è la destra, adesso, tutto è mutato). Potete vederlo nella foto sopra durante un'esercitazione in classe (credo che gli impiegati del Comune stiano ancora tenendosi la pancia dal ridere).
 
In tutti i modi, ha preparato per la RAI 3, la quale gli dà da vivere, un altro servizio dal titolo "Laido Natale. Segni della crisi o deviazione dell'estetica?"  Già anni fa aveva mostrato addobbi natalizi al limite del buon gusto nella prima parte del servizio; ora ne ha aggiunti altri.
 


 
 
 
  • Un albero di Natale d'estrema periferia, fra capannoni e discariche piene di cartaccia pressata e lamiere arrugginite, fatto di bottiglie vuote di non so quale acqua minerale; la misericordia divina ha fatto sì che non se ne scorga la marca, altrimenti una bella denuncia non gliela levava nessuno, all'ululante creatura dei boschi.
  • Un simulacro di Babbo Natale ottenuto con la vernice a spruzzo, opera, mi auguro, del padrone del negozio (ovvero, mi auguro che non abbia pagato qualcuno per farlo, altrimenti mai quattrini furon gettati via in modo sì sconsiderato).
  • Ghirlanda natalizia che ingentilisce quartiere degradato? o groviglio di fili spennacchiati gettato fuor dalla magione in un accesso d'ira?
 
La domanda che (non) sorge spontanea è codesta: è il segno della crisi economica? o la mancanza di buon gusto e di pudore tout court?
 

domenica 18 dicembre 2011

Joy to the world



"Io non so se sia la crisi" mi diceva ieri il lupo Flavio Aufidio Crispino, a cena a casa mia e di Tarquinius insieme con Arturo, Lucy K.K., Scubidù e Asiak "se sia il ventennio berlusconiano, se sia il pessimo gusto imperante o che caspita sia, ma le decorazioni natalizie che si vedono in giro quest'anno sono terrificanti..."
Qualche tempo fa il lupo, che è un giornalista di RAI 3, aveva imbastito un servizio che intendeva opporsi allo stucchevole buonismo natalizio che le televisioni ostentano la seconda metà di dicembre, e lo aveva intitolato "Laido Natale". Le decorazioni che mostrava erano veramente deprimenti, ma tutti pensavano che l'episodio rimanesse isolato; e invece, a quanto pare, il lupo ha scovato altre chicche da esporre al pubblico ludibrio dicembrino. A cominciare dall'albero di Natale ammannito con i vassoi della birra Peroni e di un'altra cervogia il cui logo non riesco a leggere (la Heineken? boh), passando attraverso il miserando abete decorato con tazzine da caffè e "Gratta e Vinci" usati (e, spero, non vincenti);




per giungere last, but not least, dulcis in fundo o in cauda venenum alla perla delle perle, alla madre di tutte le nefandezze, al padre di tutti gli obbrobri

l'albero di Natale fatto con una marea di copertoni usati, spruzzati di vernice bianca, illuminati dall'interno con una miriade di lampadine e sapientemente disposti in guisa d'abete in un piazzale dove si allocano tre o quattro negozietti. E dove, presume il lupo, nessuno avrà mai la spudoratezza di rivendicarne la paternità...
Altro che Joy to the world. E' la tristezza epocale, sostiene Asiak.
Ma Asiak, si sa, tende alla depressione.