No, non me la sento. Non me la sento davvero di coniare un nuovo e orrendo termine.
Quest’estate ho sentito la parola “benaltrismo” (ad indicare l’atteggiamento di coloro i quali disprezzano un suggerimento altrui sostenendo che i problemi “sono ben altri”; talvolta il benaltrismo scatta quando non si sa come obiettare sensatamente a una proposta). Giacché ogni volta che la sento il mio pelo schizza in tutte le direzioni stabilite dalla rosa dei venti e anche in qualcheduna inventata da me, non conierò il termine “lucertolismo”.
No, non lo farò.
L’altro giorno ero con i miei fratelli avvocati, Megalo ed Edoardo, in una vineria sperduta del centro storico. Io e Megalo stavamo bevendo una coppa di vino di visciole di Pergola (ce l’ha portato una sera Arturo, il nostro amico dottore, e da quella sera ha creato due mostri). Edoardo che, poverino, campa con mezzo lobo epatico, beveva del sidro annacquato con la minerale. [Ricordo al popolo che Edoardo è fascista e Megalo è comunista, per cui non vi dico altro]. Megalo mostrava le nuove foto di rotatorie ed Edoardo, ormai forse per sfinimento, si comincia ad appassionare al gioco e ne ha portata una pure lui, scattata ad Urbino, figurarsi). Ad un certo punto è passata una ragazza musulmana con un bel velo azzurro; appena la fanciulla è stata fuori vista, il malefico fascistaccio si è scatenato in perfidi commenti e battute acide. Megalo non si è tirata indietro, e ha cominciato a ribattergli con un certo accanimento (che, per un gatto, dà la misura della sua indignazione). Io li sono stata a sentire per un quarto d’ora, poi mi sono scassata le balle e gli ho detto che erano ridicoli, tutti e due.
Dunque, Edoardo è fascista, giusto? Stando così le cose, non dovrebbe essere femminista, dovrebbe pensare che le donne hanno un loro ruolo nella società che non è uguale a quello dell’uomo (anche se egualmente importante, concludono essi di solito, ipocritamente). Ciò non pertanto, pur di dar contro ai musulmani diventa improvvisamente femminista, sostiene il diritto delle donne di girare come credono, di lavorare, di essere indipendenti dall’uomo e così via.
Dunque, Megalo è comunista, vero? Di solito la sinistra è favorevole all’emancipazione della donna, ha lottato per decenni con i radicali per ottenere cose sacrosante come la legge sul divorzio, quella sull’aborto, il diritto al voto, allo studio, all’eguale retribuzione e via dicendo. Però io stessa ho sentito Megalo con le mie vaste orecchie difendere il velo delle musulmane e talora anche il burqa! (che sono due cose diverse, lo so), sostenendo che è un simbolo di libertà per la donna, perché così essa non viene valutata per il suo aspetto fisico, ma per la sua intelligenza e bravura! Ma faciteme o' piacere! E allora perché gli uomini musulmani non vanno in giro col burnus e con la djellaba, ma circolano come cavolo gli pare? ho obiettato io. Eppure la comunista Megalo, pur di difendere i musulmani qualsiasi cosa facciano (dato che sono contro gli ebrei, i quali sono alleati degli americani), sposa delle teorie che, a mio modo di vedere, sono francamente inaccettabili.
In pratica, tutti e due rinunciano ad un pezzo della loro ideologia per far dispetto a quella avversaria.
Mi sembrano le lucertole (di qui il lucertolismo), che quando si trovano in difficoltà si mutilano di un pezzo di sé e lo lasciano in mano all’aggressore per battersela.
Io lo dico francamente: sono una gatta di sinistra, al burqa sono contrarissima, sul velo sono blandamente critica perché mi ricorda l’epoca in cui le donne italiane uscivano solo per andare a messa, con la gonna spessa a metà polpaccio e con lo scialle in testa. In ogni caso, lo rispetto; penso che sovente il velo non sia tanto un’esigenza di tipo religioso, quanto un segno di riconoscimento, un’orgogliosa rivendicazione di diversità di chi si trova in terra straniera… il che indica che forse talune donne musulmane non si trovano a loro agio nella nostra terra (e, dopo le sparate del governo fascista, non so manco dargli torto…).