venerdì 8 maggio 2009

Chi vive in quella casa?...


simignano rudere
Inserito originariamente da susannucciauccia

Scubidù il furetto aveva chiesto ad Edoardo di accompagnare lui e Asiak all’agenzia immobiliare ieri pomeriggio, dove avevano appuntamento con la gatta Luminitsa Blerinca che doveva mostrar loro una casa. Sosteneva il furetto che Luminitsa innervosisce Asiak. Innervosirebbe anche me, ha commentato mordace mio fratello, con quella faccia da spaventapasseri. Edoardo, oltre ad essere malevolo di suo, soffre di fegato ed è sempre perennemente a stecchetto, sicché non prova molta simpatia per chi con determinazione – dice lui – sceglie di non mangiare. E’ anoressica, gli ho detto io, ma il fascistaccio si è limitato a sbuffare, sprezzante.
In seguito, però, il mio povero fratello ha dovuto declinare l’invito, a causa di una spondilite che lo intralcia non poco nel suo lavoro di avvocato intrallazzatore. Ha limitato i processi in Tribunale e riceve in casa, ma fa una compassione vederlo trascinare la coda e le zampe posteriori… La Mamma gli ha riempito la casa di tappeti pseudo-persiani per evitargli di scivolare sulle piastrelle. Mi fa così pena che nemmeno ci litigo più: mi limito ad accennare un ringhio poco convinto ogni volta che mi passa vicino.
Allora Asiak e Scubidù si sono rivolti a mia sorella Megalo, che ha accettato di accompagnarli alla casa che proponeva l’agenzia: una suggestiva casa-torre con giardino e deliziosi rampicanti che ne abbelliscono le linee severe. La melanconica Luminitsa stava aprendone la porta quando Megalo, il furetto e la visoncina sono arrivati con il Suv di mia sorella.
Il corridoio era pulito, ma gelido e vi ristagnava un odore strano. Persino la scheletrica Luminitsa ha cominciato ad annusare l’aria con espressione perplessa. Asiak si è stretta nel giaccone rifiutandosi d’andare oltre, il furetto e Megalo sono andati avanti, mentre Luminitsa tentava invano d’accendere la luce, che, a quanto pareva, s’era fulminata.
All’improvviso un coro di voci ha cominciato a scendere dall’alto, facendo venire un infarto del miocardio a tutto il branco.
Vi ammalerete!
Vi ammalerete!
Vi ammalerete!!!!…..


I quattro si sono guardati allibiti. Intanto il funereo coro si avvicinava insieme ad un folle sbatter d’ali.


Dolore dolore dolore dolore doloreeeeeeeeeeeeeeeeeeeee!!!
Depressione depressione depressione depressione depressione depressione!!!!!!!

“Già provveduto, grazie” ha borbottato Asiak, mentre uno stormo di creature volanti li circondava in una sarabanda demenziale.
“Ma questi che vogliono?….” ha ringhiato Scubidù.


Sarete oggetto di mobbing!
Rimarrete soli!
Tutti vi disprezzeranno!
E tu, gattina grigia, morirai d’inediaaaaaaaaaa!!!!!

“Ma ve la volete pigliare in culoooooooooooo?” ha strillato Megalo inviperita, quindi ha spiccato un salto e ha acchiappato una di quelle pennute creature. A questo punto, gli altri si sono fermati con gran frullio d’ali e si sono posati nelle varie feritoie della casa.
“Gufi!” ha esclamato Luminitsa. “E come te sbagli?” ha borbottato Scubidù. Luminitsa li ha guardati con una certa malevolenza e ha detto qualcosa in rumeno, ma il gufo agguantato da mia sorella le ha detto in italiano che venivano dall’Ucraina. Ha spiegato quindi che, non avendo soldi sufficienti a pagare l’affitto, avevano deciso d’occupare la casa-torre, per lo meno sino a quando non fosse stata affittata.
“Beh, direi che potreste anche levarvi di torno, come cosa” ha concluso Luminitsa. Il gufo le ha lanciato uno sguardo derisorio.
“Non penso che camperai tanto a lungo per vederci andar via, tu….”
“E voi state attenti” ha aggiunto un altro, appollaiato su una trave “quando arriverete al passaggio a livello… sempre che non vi schiantiate prima. E se la vostra auto grippasse proprio in mezzo alle rotaie quando sta per arrivare il treno? Da qui passa l’ETR, come forse non sapete…”
“Sa te fut in cur” ha ringhiato Luminitsa – senza disturbarsi a tradurre, tanto riteneva che il significato fosse intuibile.
“In culo te la prendi tu” ha chiosato un terzo gufo. “Voi ricconi, col vostro Suv… tanto ti si romperà per strada, sorella… scommetto che lo usi in città per salirci sui marciapiedi, tutti uguali, voi dell’alta società…”
“Sono comunista, io
” ha soffiato Megalo.
“Ma meglio!” ha ululato un quarto gufo “Ci hai ancora poco da divertirti, alle prossime elezioni vincerà la destra anche da te!”
“Questa è un po’ pesa”
ha bofonchiato Asiak, ed è uscita di corsa seguita dagli altri, mentre da dentro la casa-torre le voci in coro ripetevano: “Morte! Morte! Morte!!!!!!…..” con grandi scrosci di risate.
“Questa casa non mi piace” ha dichiarato il furetto.
“Ditemi che è stata un’allucinazione, vi prego” ha implorato Asiak.
“E’ stata un’allucinazione” ha confermato Megalo. E così rassicurati, sono andati a vedere un’altra casa nei pressi.

mercoledì 6 maggio 2009

Pinca, Pallina e l'entomologia

Oggi pomeriggio un ronzio alquanto sinistro disturbava la mia pennichel… i miei studi profondi sul Genius loci. Il minimetro non poteva essere, qui siamo in campagna, la strada provinciale è lontana… Mi affaccio e vedo Pinca e Pallina in terrazza in precario equilibrio sopra uno scalandrino; le due inquietanti piccine fissavano concentrate un angolo del balcone, munite ciascuna di una lente d’ingrandimento, I loro ricciuti capini erano aureolati da una dozzina di bestiole dorate, svolazzanti e ronzanti.
Uno sciame!
Da sotto, Arturo il ragioniere e Lucy K.K. le stavano fissando.
Pinca e Pallina sbuffavano e brontolavano mentre si sporgevano ad esaminare da vicino le api – mentre da sotto Lucy prediceva loro una prossima e precipitosa fuga dallo sciame imbelvito – ed emettevano strida di disappunto per qualcosa che, a loro parere, avrebbe dovuto esserci e non c’era... La Bimba, da dentro casa, sghignazzava.
“Sempre le loro ricerche di scienze” mi ha spiegato, con aria di scherno. “La maestra ha detto loro di fare una ricerca sulle api e loro stanno cercando la regina. E s’incazzano perché non la trovano”
Quando ho voluto sapere che competenza avessero le due piccole nel riconoscere l’ape regina, la Bimba ha sogghignato. “Semplice, stanno cercando quale delle api ha la coroncina e lo scettro, no?”
“Gott in Himmel” ho detto io, allibita. In quel mentre un urlo selvaggio ha frantumato la quiete rurale e si è visto, nell’ordine: Pinca e Pallina che rotolavano dalla scala con gran rumor di ferraglia; Arturo che saltava dalla terrazza, atterrava con un tonfo nel cortile e si lanciava giù per la strada ululando e scomparendo alla vista, inseguito da uno sciame d’api imbufalite; Lucy K.K. che correva dietro allo sciame avvolta in un canovaccio per asciugare i piatti e munita di un colapasta per catturarle.
A quel punto, ho deciso che era stato un sogno e sono tornata a ronf… a studiare per la tesi…

lunedì 4 maggio 2009

Indoeuropeo, la lingua delle stelle

La mia amica Maddy è docente di storia indoeuropea.
Mi piacciono le parole indoeuropee: non se ne sa gran che, molte sono state ricostruite facendo la media delle parole nelle varie lingue d'Europa e, per far capire che non sono tratte da alcun testo, ci si mette accanto un asterisco (*memso).
Maddy ha scritto un libro che s'intitola L'indoeuropeo, la lingua delle stelle.
E nell'introduzione ha citato una poesia. Anonima, sostiene lei; secondo me è sua, ma lei dice di no...

La lingua delle stelle

Parole indoeuropee
parole stellate
parole mute
aurora bianca
alba europea

silenzio
fiori dalle rupi

profumo tenue
di pietra

sabato 2 maggio 2009

La beata Sluminga da Gottinga, i simboli fallici e gli hot-dog

Stamattina sentivo il Bimbo che, al piano di sotto, cantava:



Estaba la beata un dia
enferma del mal de amor
él que tenia la culpa era el fraile confesor
…

Ho riconosciuto una canzone del povero Victor Jara e sono stata assalita dal forte sospetto che il Bimbo stesse ancora studiando le vite dei Santi… Infatti così era: stavolta stava scrivendo la recensione di un testo risalente all’Anno Mille (penso avesse i microfilm, dubito assai che glielo abbiano dato in prestito, specie con la Bimba che si aggira nei dintorni) dedicato alla vita e alle pie opere della beata Sluminga da Gottinga (tutti lui, li trova).
Il testo è intitolato De beata Sluminga quae penes ubique videbat… ovvero La beata Sluminga che vedeva cazzi in ogni dove. Vi si narra della vita della povera pastorella Sluminga, nata circa nel 950 in terre germaniche, in un miserando abituro che condivideva con il padre, coltivatore di senape, e otto fratelli che, sostiene l’ignoto autore, bis in diem quandoque bini de illa uti erant… ovvero la violentavano una volta al giorno, uno alla volta e talora anche in coppia (ci credo poveraccia che vedeva bischeri dovunque, mi son detta). All’età di tredici anni l’infelice pischella, che mangiava minestra di radici selvatiche e insalata di trifoglio una volta alla settimana e che sognava sempre fave, piselli, cetrioli e zucchine, ebbe la gioia sovrannaturale di vedersi miracolosamente apparire San Sughero piangente sopra l’abbeveratoio delle pecore. Il Santo le consigliò di allontanarsi dalla sua mefitica famiglia (grazie al cavolo, ci voleva l’intervento divino, glielo dicevo io gratis), di darsi a una vita di penitenza e di percorrere l’Europa per estirpare, dovunque fosse, il Maligno sotto forma di membri virili, sia autentici sia in effigie.
La fanciulla obbedì e, per espiare le sue colpe, prese a spalmarsi sul corpo gran copia di senape piccante, quindi si dedicò gagliardamente alla caccia al pisello. Ovunque scorgesse qualche fallico simulacro, lo seppelliva immantinente sotto palate di senape piccante finché miracolosamente il sordido oggetto non scompariva e la folla ignara gridava al miracolo.
Giunse una sera presso una stazione di posta in terre bavaresi, dove laidi avventori tracannavano birra in sbreccate terraglie di coccio, e vide l’oste intento ad arrostire delle lunghe salsicce di forma cilindrica; scorgendo in esse salsicce simboli fallici, la pia fanciulla si dette ad urlare invocazioni al suo Santo protettore (la cui effigie portava sempre in seno) e cominciò a gettar palate di senape piccante sopra gli osceni oggetti. Il caso volle che l’oste in questione, un pagano alieno da qualsivoglia timor divino (ma non di birra, evidentemente), invece di gridare al miracolo, brandisse lo spiedo che usava per i polli ed inseguisse l’infelice in mezzo alle case diroccate del paese fino a che non l’ebbe infilzata come un porchetto e lasciata del tutto priva di vita; dopo di che, lanciando invettive alla povera martirizzata (in cui parve agli avventori di capire “ Grosses Arschloch " e "il budello di tu’ ma’ cane morta e viva nel casino…") servì ugualmente in tavola le salsicce così sconciate, che tuttavia grande apprezzamento riscossero fra gli avventori della sinistra taverna….

martedì 28 aprile 2009

Le vite dei Santi: il beato Sbardellotto da Sigmaringen


santino sbardellotto
Inserito originariamente da susannucciauccia

So che il Bimbo è decisamente ateo, pertanto grande è stata la mia sorpresa quando ho visto che studiava le vite dei Santi. Ha avuto una folgorazione sulla via di Damasco, ho pensato; ho in seguito compreso che non è per religiosità che si è dedicato a tale argomento, anzi, per l’esatto contrario. Ciò che lui vuole dimostrare è che santi e beati erano in larga parte un campionario di disturbi di personalità di vario tipo (dalla personalità istrionica di Giovanna d’Arco ai disturbi alimentari di Caterina da Siena, dall’isterismo di Padre Pio da Pietrelcina ai disturbi sessuali di Santa Melania minore) e che, in maggioranza, sono stati santificati per motivi bassamente politici. Quando io ho provato a salvare almeno San Francesco d’Assisi o Madre Teresa di Calcutta, il Bimbo ha bofonchiato qualcosa del tipo aspetta e vedrai, ma per lo meno non ha espresso giudizi eretici né me li ha smontati.
Il ponderoso testo che sta leggendo adesso s’intitola Il beato Sbardellotto da Sigmaringen: una vita per la temperanza, Accademia degli Smandrappati, Bassano del Grappa, 1655. Vi è narrata la vita del beato in questione: rampollo di un’agiata famiglia di onesti birrai la cui specialità era la Cervogia insaporita con erba diossina e metanolus vulgaris, sin da piccolo si mise in urto con i bravi parenti praticando fori nelle immense botti della paterna osteria ed allagandone i locali, mentre al contempo urlava esortazioni alla penitenza (“De cornutissimis mortuis tuis!!!”), fino a che decise d’intraprendere un pellegrinaggio che lo portò in terre venete, dove, credeva, avrebbe trovato un terreno fertile per la sua predicazione di temperanza. Non trascurando peraltro la cultura classica nella quale era particolarmente versato, chiosò il Somnium Scipionis, ma la pregevole opera fu lasciata incompiuta in quanto si addormentò a metà libro.
Giunto in quel di Bassano del Grappa fece molto parlare di sé in quelle oneste contrade per un miracolo che richiamò gran copia di fedeli: la trasformazione del vino in acqua… L’evento miracoloso inspiegabilmente gli aizzò contro la collera degli osti locali, i quali lo martirizzarono annegandolo in una botte di Recioto di Soave, incuranti delle sue esortazioni alla penitenza e delle sue parole di perdono (“De mortaccis tuis, fili de la gran puta, culattonibus raccomandatibus, porcus singularis ingrifatus vos inculaverit, fili de la gran bagassa sfonnata!!!”)…

sabato 25 aprile 2009

Pinca blues


Pinca blues
Inserito originariamente da susannucciauccia

Non c’è un suonatore d’armonica a bocca né fra i Licaoni né fra gli Otocioni.
Non ho mai nemmeno capito come si faccia a far suonare quell’attrezzo infernale e, dopo l’esperienza delle gemelle Pinca e Pallina, ne capisco ancor meno.
Arturo il ragioniere ha loro proposto di dare un senso alle loro vane giornate imparando a suonare uno strumento. Detto fatto, non avendo le due pargole gusti musicali precisi (e non solo musicali, mi duole dirlo), si è posto il problema della scelta dello strumento ed è cominciata la ridda della consultazione di libri relativi e del loro subitaneo rifiuto. Il pianoforte no, è troppo ingombrante; l’organo a canne peggio che andar di notte; il violino è troppo pesante per i delicati omeri; la tromba le sfiaterebbe, la grancassa sfiaterebbe i condomini (dalle urla di raccapriccio, presumo), il didjeridoo fa gelare il sangue nelle vene, il violoncello è minaccioso, la chitarra ti stronca i polpastrelli, il flauto dopo un po’ avrebbero cominciato a fracassarselo vicendevolmente in testa. Il clavicembalo sembra una chitarra che abbia ingoiato del vinavil, la celesta a lungo andare scatenerebbe istinti omicidi. A lungo hanno esitato tra il sistro egizio e l’armonica a bocca; hanno infine optato per la seconda ed hanno cominciato a prender lezioni da un signore che abita nella strada e che si è assunto l'ingrato compito.
L’esperimento è apparso fallimentare sin dalle prime lezioni, ça va sans dire. Il demoniaco attrezzo non emetteva suoni per quanto le due piccine vi soffiassero dentro con inesausta gagliardia. Quando il Maestro ha esortato Pinca (sempre che di Pinca si trattasse, va’ a sapere) ad espirare e poi ad inspirare, Pinca non ha trovato di meglio da fare che ingoiarsi l’armonica e questa è stata la fine delle lezioni di musica. (Pallina aveva già da tempo lanciato l’insano strumento sul tetto scoccandovelo con l’arco).
Quando però la Bimba ha fatto presente che forse sarebbe stato il caso di portare Pinca al Pronto Soccorso per farle la lavanda gastrica, Pinca si è opposta energicamente, assicurando che l’armonica nello stomaco non le crea alcun problema, che anzi, così la suona molto meglio; “aveva ragione il Maestro, basta espirare ed inspirare!” ha dichiarato allegrissima, dando subito un saggio della sua abilità ed emettendo suoni cavernosi, ma non privi di musicalità.
Ha financo promesso, per il prossimo fine settimana, di venire a suonare con gli Otocioni un pezzo rock blues di sua creazione, al Centro Sociale di Castiglion Fibocchi…

sabato 18 aprile 2009

I vasi comunicanti


bimba cattivissima
Inserito originariamente da susannucciauccia

Pinca e Pallina sono due amiche della Bimba.
Già io ho il vago sospetto che la Bimba sia scema, oltre che un tantinello teppista (e più scemo il Bimbo che le dà retta, ma tant’è); ma in confronto a Pinca e Pallina potrebbe financo apparire geniale. Durante le vacanze di Pasqua, io vedevo Pinca e Pallina dalla finestra che ciabattavano inanemente per il cortile, Pinca infastidendo Arturo il ragioniere e Pallina girando in cerchio e trascinandosi dietro una canna estirpata dal vicino stagno. E non è che entrambe le attività mi apparissero di quelle che sarebbero passate ai posteri.
Un giorno però le ho viste trascinare seco due brocche di terraglia, evidentemente comperate al mercato, portarsele in garage, metterle l'una dinanzi all'altra sopra un tavolo e sedersi immobili a fissarle per gran parte del pomeriggio. Le sentivo infine lagnarsi di qualcosa che sembrava non andasse per il verso giusto. La Bimba ha chiesto a Pinca cosa l’affliggesse (almeno suppongo fosse Pinca... nessuno sa distinguerle l’una dall’altra, nessuno sa quale sia Pinca e quale Pallina; interrogate, nemmeno loro hanno saputo precisarlo). La bambina le ha spiegato che stavano facendo un esperimento di fisica assegnato loro come compito dalla maestra, ma che non riusciva. Che esperimento, ha voluto sapere la Bimba. I vasi comunicanti, ha risposto Pinca – o Pallina, quién sabe. Avevano messo due vasi l’uno di fronte all’altro sulla tavola ed aspettavano che comunicassero in qualche modo – che ne so, che si presentassero, che parlassero tra loro, che facessero amicizia -, ma le due stramaledette terraglie se ne stavano lì ferme e immobili, manco fossero di coccio. La Bimba si è grattata la zucca e ha convenuto che l’esperimento era realmente difficile, mentre il Bimbo e il ragioniere, a latere, si stavano smascellando dalle risate per ragioni sconosciute.


Il ragioniere, poi, è uscito per accompagnare Asiak e Scubidù all’agenzia immobiliare dove lavora la gatta Luminitsa, nell’inesausta ricerca di una casa nuziale.