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mercoledì 2 febbraio 2011

Musica classica e parole ar-cane


Il marito della lince Maysa, sopra ritratto, è un pondenco ibicenco di nome Ramon Llull Costa i Llobera. E' un logopedista e lavora presso un locale centro contro la dislessia, dal suggestivo nome "Parole arcane". Dire che lui e Maysa non vanno d'accordo sarebbe sottovalutare la reale portata della situazione, ma il loro matrimonio regge da anni su un equilibrio entropico che si alimenta dello squilibrio e della follia e la cosa, finora, sembra funzionare.
In questo periodo lui  ed un altro suo collaboratore, un pastore tedesco di nome Adolf Hinker (mah), stanno lavorando ad un progetto per affrontare i disturbi dell'apprendimento mediante l'uso della musica  e sovente conducono i giovanissimi allievi del centro ad ascoltare concerti di classica. Al ritorno da una matinée in cui una compagnia mai udita da orecchio umano si era esibita nel "Flauto magico", hanno riferito di aver ascoltato il seguente dialogo surreale tra due cuccioli di carlino:
"Ma perché si parla sempre delle nove sinfonie di Beethoven e invece Mozart, che ne ha fatte molte di più, è meno famoso?"
La risposta non si è fatta attendere: "E si vede che Beethoven le ha fatte meglio!"
Adolf Hinker (del resto, da uno che si chiama così che t'aspetti) ha liquidato lo scambio di battute come demenziale molto vicino al deficiente; Ramon Llull, invece, ha sottolineato che la domanda era meno stupida di quanto non potesse sembrare a primo acchito.
Che ne pensate?


mercoledì 30 aprile 2008

Cara Bimba, 'un ti ci porto più

Teresina, 'un ti ci porto più,
'un ti ci porto più,
'un ti ci porto più,
Teresina, 'un ti ci porto più,
com'è ver che c'è Gesù!


Così recita uno stornello toscano – come quasi tutti i toscani assai irriverente – elencando i comportamenti anticonvenzionali di tal Teresina, non molto adusa, evidentemente, al contatto con il pubblico. Orbene, ho incaricato Tarquinius di modificare lo stornello fiorentino per narrare le ultime vicissitudini della Bimba, da me improvvidamente condotta una domenica in gita nell’Alto Lazio.
Una cosa è da premettere: la Bimba non è cattiva, fondamentalmente. Anzi. Per farvi degli esempi, va con la scuola in gita presso un museo e riporta sempre qualche regalo al Bimbo, riproduzioni di quadretti fatte molto bene, che quasi quasi paion vere. Va in un centro commerciale e porta al Bimbo doni anche di valore (un iPod, del gemelli che sembrano d’oro, CD di musica rock…) e deve spenderci parecchio, farà anche dei sacrifici, visto che non ha mezzi di sussistenza… La domenica di cui vo a parlarvi, dunque, ci siamo recati presso un’antica chiesa dell’Alto Lazio (non vi dirò quale se no ci linciano), circondata da ruderi archeologici d’epoca romana, molto suggestiva. L’interno era fresco, le colonne restaurate e le cappelle laterali facevano mostra di affreschi e mattonelle cosmatesche di squisita fattura. Ibadeth era rimasta fuori e si era stesa al sole sulle pietre del decumano; Tarquinius copiava sul suo album da disegno alcuni motivi floreali particolarmente complicati; il Bimbo, che è è studioso e assai ligio ai suoi doveri, ammirava entusiasta le mattonelle cosmatesche e l’antichissimo fonte battesimale; la Bimba, come di consueto assai disinteressata alla cultura, si aggirava svagata per le navate masticando gomma. Ad un tratto, la vedo inginocchiarsi presso una cappella laterale particolarmente ricca di cosmateschi e mettersi a pregare.
Già la cosa avrebbe dovuto, come suol dirsi, mettermi una pulce nell’orecchio, giacché la Bimba ha sempre mostrato scarso trasporto religioso, ma lì per lì non le ho dato peso. Vedo poi che chiama il Bimbo e gli chiede di cantare un inno di gloria alla grandezza di Nostro Signore, per lodarlo di tutte le cose splendide che ci dava modo di ammirare. Il Bimbo rimane un po’ stupito, ma poi si presta e, con l’aiuto di Tarquinius (che fa da sottofondo con l’armonica a bocca) comincia a gorgheggiare un’aria di Beethoven:


Tu che gli astri intorno movi
per le azzurre vie del Cielo…


E’ stato un momento molto commovente. I turisti che visitavano la chiesa sono venuti a sentire, ed è venuta anche la custode, che hanno ascoltato rapiti e alla fine hanno applaudito. Poi siamo usciti…
… ed è stato solo sulla via del ritorno, nel break, che la malvissuta bambina ci ha mostrato una mattonella cosmatesca che aveva scalpellato senza farsi sentire mentre quei due deficienti intonavano canti spirituali alle divinità, coprendo senza saperlo i colpi che lei dava con il cacciavite alla parete di una cappella laterale.
Io quella non ce la porto più.
Com’è ver che c’è Gesù.