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martedì 22 luglio 2008

Fuori tutti!


Extra omnes
Inserito originariamente da susannucciauccia

La storia di Emanuela Orlandi è un pasticcio di dimensioni stratosferiche, mi pare d’averlo già detto. Tutte le volte che se n’è parlato, si sono tirati in ballo tutti i misteri italiani possibili e immaginabili (e anche qualcuno poco immaginabile), dalle trappole di Monsignor Marcinkus e dello IOR (la Banca del Vaticano, alla faccia di Cristo che caccia i mercanti dal tempio a calci in culo) alla morte di Roberto Calvi a Londra, dai gruppi turchi d’estrema destra ai servizi segreti bulgari, dalle potenze del blocco comunista pre-Gorbaciov alla Banda della Magliana e ci manca solo l’attentato di Ustica e la strage di Portella della Ginestra, ma non ci giurerei che qualcuno non ci butti dentro anche quelle. Già da prima che se ne occupasse “Chi l’ha visto?” ci si sono cimentati registi ed eminenti giornalisti e a me almeno (ma io sono una micia, non faccio testo) mi hanno lasciato sempre con una sensazione mista d’irrealtà, inganni pre-confezionati senza nemmeno troppa cura e noia mortale.
Secondo me lo fanno apposta per farti stufare; ma non vorrei che mi si tacciasse di dietrologia da due euro, come fa mio fratello Edoardo, l’avvocato (che è notoriamente perfido e che, non ci giurerei, in qualche modo è coinvolto).
Credo di averci capito qualcosa di più leggendo il libro di Gaja Cenciarelli, Extra omnes. L’infinita scomparsa di Emanuela Orlandi, pubblicato dalla Casa Editrice Zona due anni fa.
Perché “Extra omnes”? E perché “infinita scomparsa”?
Infinita scomparsa. Bella frase. Un po’ inquietante, fa pensare a un gioco di specchi, al palazzo del Mago dell’Orlando Furioso, dove credevi di vedere la persona che cercavi, ma quando ci entravi dentro ne scorgevi un lembo dileguarsi attraverso porte, saloni e corridoi, e alla fine eri costretto ad uscire… per rivederla da fuori, in finestra, che ti chiamava…

Gaja Cenciarelli non pretende di scrivere l’ultima parola sul caso Orlandi, ma ne dà un affresco completo, che io ho capito così (e correggetemi se sbaglio).
In Vaticano, negli anni Ottanta, c’era di tutto. Sacerdoti onesti, sacerdoti corrotti e, soprattutto, due correnti: quella che auspicava un colloquio con i paesi del blocco comunista e quella, guidata da Papa Woytila, che invece alle nazioni sovietiche aveva dichiarato guerra. Entrambe si avvalevano di mezzi leciti ed illeciti per giungere ai loro obiettivi e non disdegnavano servirsi della Banda della Magliana per fare l’eventuale lavoro sporco. Ovviamente una corrente intendeva mettere in difficoltà l’altra e forse il rapimento di Emanuela a questo è servito: il ricatto di una parte del Vaticano all’altra… Ed Emanuela ci si è trovata innocentemente in mezzo: forse è stata rapita da una delle due correnti vaticane per poter ricattare l’altra, chissà. O forse per collegarla surrettiziamente all’attentato al Papa, avvenuto due anni prima (e col quale, ormai è stato appurato, non c’entrava nulla).
Ovviamente Extra omnes non chiarisce il mistero (non l’ha chiarito nessuno, finora), anche se suggerisce il coinvolgimento vaticano (e di alte sfere) nel titolo: Extra omnes, Fuori tutti!, la frase canonica che si pronuncia prima della proclamazione dell’elezione di un nuovo Papa…. Tuttavia non è solo questo il fine dell’autrice, giacché il suo non è il solito saggio sugli italici misteri, ma il tentativo di captare una voce lontana che viene dagli anni dell’adolescenza. La sua propria voce, quella di Emanuela che non ha mai conosciuto, quella dell’amica Chiara di cui si rimprovera, forse ingiustamente, l’abbandono? Sentiamo la sua voce: “… Invece Emanuela non la conoscevo, ma appena vidi il manifesto all’angolo tra Corso Rinascimento e Corso Vittorio Emanuele II, davanti alla chiesa di Sant’Andrea della Valle, provai uno strano sentimento di identificazione con lei. Era scomparsa a due passi da casa mia. Pensai, e se fosse successo a me? Poteva anche succedere a me….”
Il libro alterna brani autobiografici a densi capitoli relativi alla scomparsa di Emanuela, sempre però mantenendo la focalizzazione interna nell’identificarsi con la fanciulla scomparsa (tanto che, a un certo punto, mi sono detta alé, adesso questa salta fuori a rivelare che Emanuela è lei! Ovviamente, non lo fa. Sarebbe stato uno scoop, però). E la perdita dell’amica Chiara (di cui viene informata dopo anni, non c'è pena maggiore, secondo me...) le fa capire lo strazio che devono aver provato i genitori di Emanuela nell’averla perduta.
Troppo struggente per definirlo un saggio, troppo puntuale per definirlo un’autobiografia, Extra omnes sfugge e si nega alla classificazione. Suggerisce certe cose che – credo volutamente – lascia incompiute, come la musica di un film di cui non ricordi titolo e trama…

(Gaja Cenciarelli, Extra omnes. L'infinita scomparsa di Emanuela Orlandi, editrice Zona, 2006, E. 15)


mercoledì 25 giugno 2008

Emanuela e Sonia


falla girare
falla girare
così che tutti la possano vedere…

Che c’entra? Cos'è che devo far girare? Una cosa alla volta, voglio fare un post ad anello (come la coda del mio defunto fratello l’Ingegnere) e poi vi dirò cosa vorrei far girare. A parte gli zibidei; quelli già girano abbastanza di loro.

Dunque, nel giugno del 1983, a Roma, sparisce una ragazzina di quindici anni. La ragazzina si chiamava Emanuela Orlandi ed era una cittadina del Vaticano. La cosa fa clamore, compaiono manifesti con la sua foto, il Papa dell’epoca fa un appello, uno sciagurato turco che due anni prima aveva attentato alla vita del Pontefice comincia a dire che lui sa chi l’ha rapita, favoleggia di servizi segreti bulgari e così via.
Passano gli anni e la ragazzina non torna.
Un paio d’anni fa circa la trasmissione
"Chi l’ha visto?" manda in onda un servizio su di lei. Hanno trovato nella loro segreteria telefonica il messaggio di un tizio che dice che, se vogliono sapere qualcosa sulla ragazzina, devono fare due cose:
- andare a vedere chi è sepolto in una cripta della chiesa di Sant’Apollinare a Roma (vicino piazza Navona);
- scoprire che favori aveva fatto alla Chiesa cattolica Enrico De Pedis (detto "Renatino"), il trucibaldo capo della Banda della Magliana, assassinato nel 1990.
I giornalisti di "Chi l’ha visto?" scoprono che sepolto a Sant’Apollinare c’è il medesimo Renatino e rimangono un po’ perplessi: un delinquente? Seppellito nella chiesa insieme a santi, benefattori e gente di tal fatta? Un po’ curioso, no? Indagando, vengono a sapere che la sepoltura era stata autorizzata dal Cardinale Poletti, perché Enrico De Pedis era stato un "benefattore della chiesa che aveva avuto a cuore soprattutto la crescita umana e cristiana dei giovani". Che cosa gli insegnava a fare, a usare il Kalaschnikoff? … Sia come sia, mi par di ricordare che la cosa finisce in Parlamento, e la Chiesa in pratica "si avvale della facoltà di non rispondere", cioè dice in pratica che chi seppellisce nelle sue chiese sono fatti suoi e lo Stato non se ne deve curare.
"Chi l’ha visto?" prosegue il servizio per varie puntate, cercando (e non sempre riuscendovi, perché dev’essere un pasticcio colossale) di mettere ordine nei vari avvenimenti legati alla scomparsa di Emanuela: il coinvolgimento del cardinale Marcinkus, ex-capo dello I.O.R. (la banca vaticana), coinvolto, negli anni Ottanta, nel crack del Banco Ambrosiano, in cui era avviluppato anche un banchiere poco onesto, Roberto Calvi; legami con la Massoneria e qualche sua loggia deviata, come la P2 di trista memoria, capeggiata da Licio Gelli; relazioni con la mafia siciliana e con il suo cassiere Pippo Calò…
E’ un casotto di dimensioni stratosferiche, in cui è difficile orizzontarsi perché ci sono coinvolti tutti quanti (ah, scordavo i Servizi Segreti e la Decima MAS di Junio Valerio Borghese, che ci sta sempre bene), se ti ci avvicini troppo fai una brutta fine e, oltre tutto, molti dei suoi protagonisti sono morti: il banchiere Calvi è stato trovato impiccato a Londra nel 1982, il cardinale Marcinkus, mandato dal Vaticano a fare il parroco in America sua patria, è morto qualche anno fa di morte naturale.
Ora sono passati venticinque anni dalla scomparsa della ragazzina, Emanuela. La famiglia ancora ci spera, che sia viva da qualche parte.
La vedo buia e sapete perché?
Io non so chi vi sia coinvolto, non sono un giudice. Però mi sembra abbastanza lampante che la Chiesa di Roma c’entri in qualche modo. Magari non tutta; nel Vaticano ci sono correnti sotterranee che si agitano e spesso lavorano l’una contro l’altra. Tuttavia, la Chiesa sta, come sempre, cercando d’insabbiare la cosa, ritenendo che i reati che all’interno di essa si commettono siano di sua pertinenza, non di pertinenza dello Stato.
Ma se i reati sono commessi all’interno dello Stato italiano, direi che questa posizione non è tanto sostenibile. O no?
E un’altra cosa ho trovato tristemente comica.
Qualche giorno fa, la stampa ha dato la notizia che Sabrina Minardi, l’ex donna di Renatino, ha detto che Emanuela è stata rapita dalla Banda della Magliana, dietro ordine di qualcheduno al Vaticano, e che è stata uccisa.
E’ chiaro che queste asserzioni devono venire vagliate. Tutte le asserzioni devono essere suffragate da prove. La Minardi potrebbe essere una mitomane, di certo ha fatto uso di stupefacenti (e, a giudicare dall’intervista che rilasciò a "Chi l’ha visto?", nella quale parlava biascicando, ho il dubbio che ne usi ancora); ma potrebbe anche dire il vero. O mischiare invenzioni a cose vere, che ne so. Questo, debbono essere i giudici a stabilirlo. Comunque, la cosa patetica è stata vedere come la notizia è stata diversamente trattata dai vari telegiornali della sera. Solo il TG3 e La7 hanno parlato del Vaticano, di Marcinkus e del fatto che il capo della Banda della Magliana è sepolto in una chiesa di Roma; hanno elegantemente glissato il TG1, il TG2 e il TG5, i quali si sono dilungati sui manifesti appesi per tutta Roma, hanno detto qualcosa della Banda della Magliana, ma non hanno mai nominato il Vaticano! Uno di essi, non ricordo quale, addirittura non ha fatto nemmeno menzione del fatto che la ragazzina era cittadina vaticana…

(Volete saperne di più? Leggete il libro Extra omnes di Gaja Cenciarelli, Editrice Zona, Arezzo, Euri 15).

Andiamo in un’altra città e parliamo di un’altra ragazzina. Sonia Marra.
Sonia Marra era una ragazza pugliese che lavorava a Perugia. Aveva, credo, venticinque anni. E’ scomparsa nel novembre del 2006, da Perugia e da allora non se ne sa nulla. Si è venuto a sapere solo che negli ultimi suoi giorni conosciuti era preoccupata perché aveva fatto un test di gravidanza.
Non se ne parla, però, perché Sonia Marra lavorava presso la Scuola di Teologia a Montemorcino, che almeno inizialmente non ha dato grande aiuto nelle indagini: un prete, addirittura, interpellato per telefono da una giornalista di "Chi l’ha visto?" (Ilaria Mura, se non sbaglio), si è rifiutato di collaborare e ha detto alla giornalista "Ci sentiamo tra qualche giorno… ma se non telefona è meglio!" ...
Alla televisione non l’hanno detto a chiare lettere, ovviamente, ma c’è il sospetto che Sonia avesse una relazione con un prete e che il tizio abbia perso la testa quando ha saputo che Sonia era incinta e l'abbia accoppata…
Qualche mese dopo è stato rinvenuto uno scavo, nei terreni di Montemorcino, che pareva una tomba. Non vi è stato trovato nulla, eccetto un elastico di spugna per legarsi i capelli che la sorella di Sonia ha ipotizzato potesse appartenere alla ragazza (che, a quanto pare, ne usava molti). Non c’è di fatto nessuna prova che qualcuno della Scuola di Teologia possa esservi implicato… ma allora, perché non se n’è saputo più niente? Sembra che alla faccenda sia stata messa la sordina.
La sorella di Sonia è stata ricevuta dal Vescovo, che le ha assicurato che, se c’è un prete assassino, la Chiesa non intende di certo proteggerlo. Questa mi sembra una posizione ragionevole: la chiusura ed il rifiuto di collaborare, per me, attirano ancora di più l’attenzione. I membri di qualsiasi associazione, io credo, non devono essere difesi a tutti i costi, solo perché fanno parte di quell’associazione. Anzi, secondo me dovrebbe essere l’associazione stessa che espelle da sé un elemento deviato…
Ma io, si sa, sono una micia. La mia Mamma mi dice sempre che qualsiasi associazione, ivi compresa la Chiesa cattolica, non vuole difendere i valori che dice di difendere, ma vuol costituire un gruppo di potere e vuol dare agli altri gruppi il seguente messaggio
"Io faccio quello che mi pare e tu non mi puoi fermare, non puoi dire niente. E se provi a dirmi qualcosa, te lo sbatto in faccia, che io ho il potere di farlo e tu no"
L’ideologia sottostante è spesso un puro pretesto. Il Verbo di Cristo, la difesa della classe lavoratrice, la difesa dei valori della patria… puoi scegliere dal catalogo quello che ti suona meglio, ma l’atteggiamento dell’ostentazione del potere è sempre il medesimo.
E qui ritorno alla tesi iniziale. Facciamole sapere a tutti, queste cose. Io da sola non ci riesco perché il mio blog non lo legge quasi nessuno, ma se cominciamo a linkarci a vicenda può darsi che le cose si risappiano, che girino… Raccontiamola a tutti la storia di Emanuela, e raccontiamo anche la storia di Sonia Marra…

falla girare
falla girare
così che tutti la possano vedere