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lunedì 2 agosto 2010

Ali Ben Bhrutto, architetto del Ghetto







Volusia è stata anche terreno fertile per la prima architettura moderna orientale. Molti dei più importanti progettisti hanno lavorato alla realizzazione di edifizi che coniugassero solidità ed estetica post-moderna nella città destinata alla riabilitazione dei condannati. Oggi una interessante mostra allo Sliminess Museum of Art di Winnemucca cerca di documentare questa vicenda, che ha rappresentato una sfida del Governo italiano agli stereotipi in campo internazionale circa la sua presunta scarsa capacità organizzativa. Schizzi di materiale vario - e non sempre individuabile -, lucidi, fotografie, plastici a rappresentare progetti di vari architetti moderni compongono Volusia Nightmare: Architecture on a Ghetto 1990-2010, a cura di Judas Iscariot, storico dell’architettura ed ex direttore del museo locale.
La prima mostra è organizzata cronologicamente, e inizia con alcune foto della Scary Frightening, il dormitorio femminile di Volusia, progettata dal pakistano Ali Ben Bhrutto. Realizzata con materiali industriali (Vinavil, balsa, leacril, vetro, minestrone stantio e acciaio), venne proposta nella mostra al Museo della Peristalsi di Volusia nello scorso giugno. L’architetto pakistano Ben Bhrutto ha realizzato larga parte degli edifici di Volusia e pare che il suo stile sia inconfondibile. Quando gli assessori proposero al Governatore di Volusia il progetto di una sala cinematografica a pianta quadrata, in cemento armato, impreziosita da una miriade di lische di palombo, pare che il Governatore abbia esclamato: “Ma quest’edificio è ben brutto!!!” e che l’assessore all’urbanistica abbia ululato: “Vede? Anche lei riconosce il tocco del Maestro!!!”

domenica 21 marzo 2010

Openloft (ovvero La Città Fantasma 3)








Openloft è il nome (assai pretenzioso, secondo me) dato a codeste abitazioni, le cui foto il fotografo ferrarese ha esposto nella sua mostra.
Ideate da Byna Vanbeselaere, architetto di origine centroamericana, sono state presentate ad un Convegno ed hanno riscosso un discreto successo (de gustibus...).
Byna Vanbeselaere (gossip) è una Lampropheltis, o "falso corallo", ed è la cugina di quella Chanel con cui pare si sia fidanzato recentemente il pitone Srikant.
Solo che Byna lavora, Chanel non fa una beata tutto il giorno. Scrive performances post-decadenti (mia traduzione = opere indecenti ed incomprensibili) e trova financo chi gliele mette in scena... il che la dice lunga sulla decadenza della cultura in questo primo lustro del secolo. Ha scritto ed inscenato una performance (= opera indegna ed invereconda) dal titolo suggestivo "Cippalippa Cyberpunk" (opera probabilmente autobiografica). Non so cosa dovrebbe suggerire, ancorché io un'idea ce la avrei, ma suggerire ad un'autrice post-decadente di buttarsi a lago dal pontile di Passignano sembrerebbe forse poco rispettoso.

venerdì 19 marzo 2010

La Città Fantasma (II parte)



Premessa: Susanna si era sempre dimenticata di specificare che il fotografo ferrarese Agenore Antenore Balboni Tumiati è una nutria.
Ciò chiarito, ecco la seconda immagine della Città Fantasma.
La casa è semplice, scabra, stilizzata, direi. Particolarmente indicata, dice la nutria, per coloro che soffrissero di claustrofobia.
Il luogo, abbastanza tipico di questo tipo d'insediamento, è un vallone tra un quartiere del centro storico, arroccato su un costone di roccia e la pianura, nella quale si sono sviluppati gruppi di villette bifamiliari di varia tipologia.
Anche l'arredamento, come noterete, è minimale.
Non si pensi, sottolinea il fotografo, che l'abitazione sia legata ad una situazione di degrado; come è stato già detto, si tratta di una scelta stilistica.
Tuttavia mio marito Tarquinius, suricate diffidente, ha ipotizzato che sia una storia simile a quella del cacciucco livornese, delle fave e cicoria o delle grotte di Matera: cose estremamente povere, che, riscoperte, sono diventate un must (tanto per infilarci un orrendo termine) e se le vuoi ti staccano cifre da quinto dello stipendio.
Preferisco tenermi la mia catapecchia, vi dirò.