Finché siete vittima di stereotipi, poco male, ha ripreso il licaone al terzo incontro del corso sul razzismo; finché avete dei pregiudizi, peggio per voi, vi perdete tante belle cose di cui avreste potuto giovarvi, se il vostro ristrettissimo orizzonte non vi strozzasse. Se però mettete in atto i vostri pregiudizi, be’, questo comincia a diventare antipatico.
E’ maleducazione.
Il vero gentiluomo non discrimina.
Il comportamento discriminatorio del razzista ha quattro elementi essenziali, ha proseguito Aristogìtone:
a) differenze (vere o immaginarie) tra il razzista e le sue vittime;
b) importanza attribuita a tali differenze;
c) generalizzazione di tali differenze (se uno e così, lo sono tutti);
d) legittimazione dell'aggressione del razzista alla vittima.
Il punto a) è il più facilmente raggiungibile, giacché non c'è nulla di male nel constatare innocentemente le diversità. Se un uomo ha la pelle bianca e l'altro nera si vede, a meno che non sei cecato; se io sono un gatto europeo e Fabia un lussuoso gatto certosino, la differenza è evidente. L'atteggiamento razzista scatta quando si rileva la diversità (biologica o culturale) credendo che sia determinante, al fine di escludere la vittima dal gruppo cui il razzista appartiene.
Si effettua, pertanto, una generalizzazione. Lo stereotipo è, come s’è visto, un aspetto determinante nell'atteggiamento del razzista.
[es.: un ebreo è avido di denaro > tutti gli ebrei sono avidi di denaro;
lo schiavo negro era addetto ai lavori umili > tutti i negri devono fare lavori umili;
è stato arrestato uno spacciatore albanese > tutti gli albanesi sono spacciatori;
un rumeno ubriaco ha investito una ragazzina con l’auto >se qualcuno viene investito con l’auto, sarà stato
sicuramente un rumeno ubriaco].
Certo che se poi i giornali e le TV ci mettono il carico da undici, riferendo solo episodi delinquenziali in cui sono coinvolti stranieri, e minimizzando gli altrettanti (se non più) episodi che vedono protagonisti italiani, ecco che lo stereotipo-pregiudizio si rafforza… e allora 'nt'i corbelli, come ebbe a dire Alexis de Tocqueville...