Perché "Il diario di Susanna"? Ibadeth è una fascinosa ramarra albanese, che ha ereditato il blog dalla sua migliore amica, la gatta Susanna, mancata all'inizio del 2010. Ibadeth è immigrata dall'Albania, approdata in Italia via gommone. Suona il violino in un complesso di liscio (i "Licaoni") ed è sposata con il suricate Tarquinius. Ha molti amici, tra cui una gatta che gestisce un sito curioso: http://umbriacuriosa.altervista.org/
lunedì 11 maggio 2009
A tutti i dirigenti della sinistra italiana - e non solo...
martedì 16 dicembre 2008
Salmo ebraico di Natale
Sulle rive del fiume in piena
guardammo gli arbusti nel fango,
sulle rive del fiume ribollente
guardammo le nostre speranze.
Qualcosa se ne sta andando,
rami d’ulivo, rami di vischio,
qualcosa se n’è già andato,
il calore dell’accoglienza.
Intrecciammo ghirlande di pino
per la libertà che svaniva,
intrecciammo ceste di giunco
per i doni che non offriremo.
Raccogliemmo canestri di sassi
da lanciare allo straniero,
lo straniero ci distrugge la casa,
questo è ciò che ci dicono.
Lo straniero ci ruba il lavoro,
ecco cosa ci dissero.
Lo straniero vi ruba le donne,
lo straniero avvelena il pane,
non offritegli ghirlande,
non dategli fuoco e calore.
Serrate il cancello del giardino,
non fate entrare lo straniero!
Fate crescere l’edera sulle porte,
lasciate fuori calore e amicizia.
Questo ci stanno dicendo,
questo ci hanno detto.
Sulle rive del fiume in piena,
guardammo gli olivi sradicati,
ed intrecciammo ghirlande di agrifoglio
da offrire allo straniero,
raccogliemmo cesti di pigne,
da dividere con lo straniero,
raccogliemmo legna e sterpi
per riscaldare lo straniero,
e sotto l’abete danzammo
insieme con lo straniero.
venerdì 5 dicembre 2008
Forza di stomaco
Sbaglio o negli ultimi tempi si sono intensificati i manifesti di Forza Nuova a Perugia?...
Nel corso dell'anno passato si davano parecchio da fare per dare addosso al minimetro. Il Giorno dell'inaugurazione, il 29 gennaio, hanno foderato la città con manifestini in cui esprimevano il loro dissenso contro il povero trenino in maniera articolata e sottile:
"Il minimetro: che cacata pazzesca!"
Poi, diluvio di mega-manifesti, attaccati dove capitava, in cui definivano Perugia "un buco con la città intorno"; alludendo, suppongo, al fatto che l'ultimo tratto del mini passa sotto terra, infilandosi nella collina all'altezza di viale Pellini e sbucando nell'acropoli, al parco del Pincetto (da cui, fra l'altro, si gode una spettacolare vista della valle del Tevere e dei monti circonvicini).
Ora hanno parodiato i manifesti elettorali esposti dal PD in vista delle elezioni comunali del prossimo anno, che mostrano vari personaggi - anche non originari di Perugia - che vivono e lavorano in città, con la didascalia "Perugini come te".
Ed ecco il parto delle menti fervide dei creativi di Forza Nuova. Da sinistra Amanda Knox, Rudy Guedé e Raffaele Sollecito, nessuno dei tre oriundo perugino, come si potrà ben intuire.
Come a dire che non devi considerarli perugini come te.
Come a dire che se a Perugia facciamo entrare gli stranieri, ecco che cosa succede: orge, omicidi, droga.
Io mi auguro solo che non abbiano pagato la tassa d'affissione, per mettere quest'obbrobrio.
Mi auguro che la forza pubblica li sanzioni in qualche modo, ça va sans dire.
Inoltre una cosa farei, se avessi il modo di mobilitare grandi masse di gente: dal momento che l'odio dei forzanovisti si ripartisce equamente tra stranieri e minimetrò, organizzerei una manifestazione di anti-razzisti con striscioni, trombette e bandierine che viaggi per due o tre ore sul minimetro in festa....
Magari con l'aiuto del Russo, che ha segnalato lo scandalo.
martedì 28 ottobre 2008
I meccanismi di difesa - La proiezione
Anni fa, nel condominio dove abito, c’era una vicina – ora trasferitasi – che ogni volta che mi vedeva impallidiva ed indietreggiava. (Mio fratello Edoardo, che è, come noto, malevolente, asserisce che anche lui tenderebbe a far così, al mio apparire… ma lui, si sa, è acrimonioso). La Mamma la derideva, fra sé e sé, ma ci ha poco da fare la spiritosa: lei suda freddo quando vede gli insetti… Questa manifestazione chiamasi fobia e si giova largamente della proiezione, in quanto sposta la percezione del pericolo da un moto interno ad un oggetto esterno (in questo caso, un animale). E’ spesso inutile, se provate terrore per un animale, che scaviate con la ruspa nei ricordi infantili per trovarvi una scena orrifica in cui venite brutalmente assaltati da un micetto, da una pantegana o da una scolopendra. Molte volte tale choc infantile non esiste: l’animale in questione viene caricato di tutte le sensazioni negative che, in realtà, vengono da dentro di voi. Da cosa? Io non ne ho idea, lo sapete voi quali sono le pulsioni che vi danno fastidio…
Facciamo un altro esempio. Siete spesso soggetti a tremendi mal di capo, ma gli esami effettuati dicono che la vostra capoccia sta benone. Il dottore ipotizza che la causa delle vostre cefalee sia psicosomatica, ma voi lo ignorate signorilmente e procedete, imperterriti, a cercare un medico che finalmente scopra la causa organica del vostro dolore. Magari la causa organica non c’è: voi avete qualche forte motivo di tensione, ma vi rifiutate di riconoscerne l’origine affettiva e ve la prendete con la vostra povera zucca. Perché è più facile dire che in voi c’è qualcosa che non funziona a livello organico che ammettere che avete qualche motivo di sofferenza psichica, che magari è doloroso e scioccante andare a cercare.
Terzo esempio. Siete convinti di essere onesti, affidabili, sinceri, competentissimi, e pensate che tutti gli altri siano sciatti, falsi e traditori, ce l’abbiano con voi e tramino perennemente per provocarvi dei malestri. Lasciando da parte il fatto che nella maggior parte dei casi agli altri di voi non gliene può fregar di meno, anche qui troviamo la proiezione: localizzare fuori di sé qualcosa che si rifiuta di riconoscere come proprio. Il pericolo non viene da dentro di voi, ma è fuori. Non siete voi ad essere sciatti, cialtroni e malevoli, ma sono gli altri che ce l’hanno con voi. Per sopravvivere bisogna scindere la cattiveria e la bontà che sono in ognuno di noi e attribuire a noi tutta la bontà e a qualcuno che sta fuori tutta la cattiveria… e vai con la superstizione. E’ perché era venerdì 17 che mi è successo di tutto e ho fatto un gran casino, mica perché sia un cialtrone io. E’ perché sono del segno dei Gemelli che arrivo sempre in ritardo, mica perché sono una maleducata coi controsterzi.
O con la mania di persecuzione. Sono gli altri che mi odiano, mica io che li odio.
Ma questo che ho detto non potrebbe valere anche per il razzismo e la xenofobia?… Proiettiamo sugli stranieri la malevolenza che siamo noi ad avere verso di loro; attribuiamo a loro mali che in realtà sono nostri, della nostra società…
…. ma non dico niente di originale, credo, no?
lunedì 27 ottobre 2008
Della discriminazione
Finché siete vittima di stereotipi, poco male, ha ripreso il licaone al terzo incontro del corso sul razzismo; finché avete dei pregiudizi, peggio per voi, vi perdete tante belle cose di cui avreste potuto giovarvi, se il vostro ristrettissimo orizzonte non vi strozzasse. Se però mettete in atto i vostri pregiudizi, be’, questo comincia a diventare antipatico.
E’ maleducazione.
Il vero gentiluomo non discrimina.
Il comportamento discriminatorio del razzista ha quattro elementi essenziali, ha proseguito Aristogìtone:
a) differenze (vere o immaginarie) tra il razzista e le sue vittime;
b) importanza attribuita a tali differenze;
c) generalizzazione di tali differenze (se uno e così, lo sono tutti);
d) legittimazione dell'aggressione del razzista alla vittima.
Il punto a) è il più facilmente raggiungibile, giacché non c'è nulla di male nel constatare innocentemente le diversità. Se un uomo ha la pelle bianca e l'altro nera si vede, a meno che non sei cecato; se io sono un gatto europeo e Fabia un lussuoso gatto certosino, la differenza è evidente. L'atteggiamento razzista scatta quando si rileva la diversità (biologica o culturale) credendo che sia determinante, al fine di escludere la vittima dal gruppo cui il razzista appartiene.
Si effettua, pertanto, una generalizzazione. Lo stereotipo è, come s’è visto, un aspetto determinante nell'atteggiamento del razzista.
[es.: un ebreo è avido di denaro > tutti gli ebrei sono avidi di denaro;
lo schiavo negro era addetto ai lavori umili > tutti i negri devono fare lavori umili;
è stato arrestato uno spacciatore albanese > tutti gli albanesi sono spacciatori;
un rumeno ubriaco ha investito una ragazzina con l’auto >se qualcuno viene investito con l’auto, sarà stato
sicuramente un rumeno ubriaco].
Certo che se poi i giornali e le TV ci mettono il carico da undici, riferendo solo episodi delinquenziali in cui sono coinvolti stranieri, e minimizzando gli altrettanti (se non più) episodi che vedono protagonisti italiani, ecco che lo stereotipo-pregiudizio si rafforza… e allora 'nt'i corbelli, come ebbe a dire Alexis de Tocqueville...
venerdì 24 ottobre 2008
Corso di razzismo: parte seconda, o del pregiudizio
Narrano che Fray Luis de Leon, professore all’Università di Salamanca la bellezza di quattro o cinque secoli or sono, subì tante e tali traversie che rimase assente cinque anni dall’università e, al momento di riprendere le lezioni, iniziò dicendo, serafico “Como decìamos ayer…”. “Dove eravamo rimasti?...” così il licaone Aristogìtone ha interpellato il suo pubblico del corso di razzismo applicato. “Allo stereotipo?” E ha continuato dicendo che è comprensibile che ci sia: ci serve per andare avanti, è normale che ci si faccia un’idea vaga su cose e persone che non conosci, sarebbe complicato se dovessimo stare sempre a ricominciare da zero ad ogni situazione imprevista. Tuttavia una conoscenza approssimativa può facilmente trasformarsi in pregiudizio: un atteggiamento negativo ed aprioristico verso una categoria di persone. Ti fai cioè di un gruppo un’idea priva di analisi dei fatti che lo riguardano. Straparli senza conoscerlo, insomma.
Il licaone, ha detto Ibadeth, ha fatto l’esempio di un suo ex compagno di scuola, un ragazzino morto in un incidente: il giovane guidava una moto, e un giorno un camion che evidentemente aveva fretta di consegnare qualcosa gli tagliò la strada uccidendolo. Bene (si fa per dire), tutti i suoi conoscenti dissero che poverino era spericolato, che questi giovani con le moto corrono come pazzi, che i ragazzi sono incoscienti e cose del genere; e a nulla servì la testimonianza d’un vigile che disse a tutti che il povero giovane stava andando a velocità moderata e che la colpa era del camion. Qui agiva potentemente lo stereotipo: una categoria (i ragazzi) era giudicata incosciente e spericolata (e spesso lo è), ma nel caso presente non bisognava attivare il pregiudizio, bisognava ricominciare da capo: alt… forse stavolta non è andata così… forse questo ragazzino non era spericolato… O per lo meno, se non ti frega niente, ha concluso Aristogìtone, non ti poni il problema e stai zitto. Che è meglio.
Se però dallo stereotipo si passa al pregiudizio e dal pregiudizio alla discriminazione, si passa per così dire all’azione.
Dicesi discriminazione la traduzione di un pregiudizio in un comportamento che in qualche modo tende a sottolineare una distinzione.
E qui bisogna fare una fermata per riflettere sulla discriminazione.
E non solo.
Anche per permettere al relatore di recarsi a un pub a qualche chilometro di distanza. Ce ne sarebbe uno nella strada accanto, ha concluso Aristogìtone, ma fuori c’è un cartello che vieta l’ingresso ai cani ... e i licaoni, come forse sapete, possono facilmente esser confusi con essi. E' chiaro che qui si attua una discriminazione, ma dove discriminano io piglio e me ne vado, mica mi metto a litigare.
giovedì 23 ottobre 2008
Corso di razzismo: lo stereotipo
Aristogìtone Ngouma è il licaone che ha dato il nome alla nostra band di liscio. E’ africano, congolese di lingua francese, laureato in legge, ma se lo vedessi non gli daresti un soldo di fiducia perché ha il look tipico dell’extracomunitario sfranto. Fa il guardiano diurno in alcuni cantieri (di notte viene sostituito da Ecate Accorinti detta Catina, una nottola originaria di Salci). Con gran sorpresa di tutti, ha trovato un nuovo lavoro serale: tiene un corso di razzismo al Centro di Mediazione Culturale, dal titolo Come diventare un razzista ineccepibile in soli dieci incontri.
Ibadeth si è iscritta al corso e ha preso appunti.
Le prime lezioni vertevano sulla comprensione del fenomeno e sulle fasi da attraversare per giungere ad un perfetto comportamento discriminatorio. Su cosa dobbiamo riflettere per capire il razzismo, si è chiesto alla prima lezione del corso il trasandato licaone? Dobbiamo tener presente che il razzismo è la teoria secondo la quale determinati gruppi, umani e non solo, diversi da altri per origine, religione o etnia, presenterebbero segni d’inferiorità tali da giustificare un trattamento discriminatorio nei loro riguardi.
Prima di parlare della discriminazione, tuttavia, s’hanno da capire i concetti di stereotipo e pregiudizio. Per cui andiamo per ordine, come disse Erode pianificando la strage degli innocenti.
Che cosa è lo stereotipo?
Al mondo ci sono tante cose, ha pontificato il licaone, più di quanto noi possiamo immaginare e molte più di quante incontreremo mai. Magari noi viviamo in un villaggio come Civitella Plestina, da cui possiamo uscire per andare a Roma, a Milano, ad Amsterdam, anche in Tasmania, se ci garba; ma di certo mai potremo vedere tutto e conoscere tutti. Posto che abbiamo voglia di farlo, il che, per la maggior parte dei casi, non è.
Allora ci creiamo un’immagine del mondo che non ci sta a portata di mano. Abbastanza logico, sin qui.
Ma com’è l’idea che ci facciamo? Delle due l’una:
· se siamo curiosi di conoscere, ci informiamo: consultiamo l’atlante, ci comperiamo un’enciclopedia, guardiamo su Internet. Se ci capita a tiro qualcuno che viene da fuori gli scassiamo i bartolomei fino a che non ci ha detto tutto sulla sua religione, le sue usanze, la sua cucina;
· se tale curiosità non ci assilla, ci facciamo un’idea vaga e sommaria, approssimativa e frammentata, degli altri; quest’idea viene, di solito, dal gruppo cui apparteniamo, che magari ne sa meno di noi. Tale immagine può anche avere qualche elemento di verità, però ha una caratteristica: è di solito rigida ed indifferenziata. Si appiccica ad un gruppo che non è il nostro un’etichetta che vale per tutti i suoi componenti e che non è suscettibile di essere modificata. La cosa funziona per tutti i gruppi, non solo etnici. Basti pensare a ciò che si crede delle donne: che non siano portate per la matematica, che non siano capaci di mantenere un segreto, che non abbiano manualità per la meccanica e così via. Lo stereotipo può essere anche positivo (“i neri hanno il ritmo nel sangue!”), ma nella maggior parte dei casi è negativo; parte da un’idea scarsamente aderente al vero e non prevede cambiamenti, neppure quando nuovi dati ti provano il contrario di quel che pensi.
venerdì 10 ottobre 2008
Il razzista è colui che lancia razzi?
Non comunica il luogo del combattimento, al modo di un ladrone che le truppe regolari ricacciano…
Quando, nel Neolitico, alcuni popoli scoprirono l’agricoltura (le donne, le donne, la scoprirono le donne!) divennero sedentari. Non tutti, però: ci furono popoli che continuarono a praticare il nomadismo e non di rado furono disprezzati. Le loro credenze e le loro usanze (vere o inventate) divennero oggetto di scherno. Vi è mai capitato di sentir dire, se avete proposto a qualcuno una cena al ristorante cinese: “Ah, io dal cinese non ci vado di sicuro! Non ci ho mai messo piede, io! Ma non sai la roba che ti danno? Dove ci sono ristoranti cinesi, facci caso, non ci rimane un gatto nel raggio di chilometri!” Ma se non ci hai mai messo piede, cazzo ne sai?!?… E dove sta scritto che i cinesi mangiano i gatti? Hai fatto un’inchiesta? Se sapessi una cosa del genere darei fuoco al locale… O i cani? (Se Edoardo sapesse una cosa del genere, gli farebbe un bonifico bancario…).
La diversità fa una paura balubbina, evidentemente.
mercoledì 8 ottobre 2008
Vazzisti, vazzisti, il mave bvulica di vazzisti
Mi fa chiedere perché adesso.
Mi fa pensare che non sia “adesso”. Che il razzismo ci sia sempre stato, fosse nascosto e che ora sia saltato fuori, complice la compagine di governo che va dall’indifferente al razzista conclamato.
Ma perché ora la destra è andata al governo?
Boh. Prima l’uovo o prima la gallina? La destra è andata al governo perché la gente è sempre più ostile agli extra-comunitari o i razzisti sono usciti fuori perché c’è la destra e si sentono protetti?
Boh.
C’è da dire anche che alcuni fratelli stranieri ci mettono come suol dirsi il carico da undici: purtroppo ce ne sono che delinquono, finiscono sulle pagine dei giornali e così rinforzano il pregiudizio. Che non è intaccato dalla testimonianze contrarie (stranieri integrati e rispettosi, stranieri che sacrificano la propria vita per salvare bambini che affogano al mare…), ma è rafforzato da quelle che lo rafforzano. Gatto che si morde la coda (furbo! Io non me la mordo sicuro).
E io sospetto altresì una cosa che non piacerà ai progressisti: che il razzismo, purtroppo, sia un istinto naturale. Naturale non significa sempre positivo: anche l’istinto omicida viene dalla natura, ma non è una bella cosa (andrebbe per lo meno un tantinello sublimato). E’ abbastanza naturale guardare con diffidenza l’estraneo alla tribù, credo sia una cosa che risale a tempi preistorici: di solito, l’estraneo alla tribù non veniva con intenzioni benevole.
Nel corso del Medio Regno, il faraone egizio Sesostri III, che visse tra il 1880 e il 1842 a.C., dedicò gran parte della sua opera di governo al conflitto con i confinanti Nubiani (che vivevano nell’attuale Sudan, più o meno). Gli Egizi trafficavano con la Nubia attraverso il fiume e non di rado i Nubiani tentavano di spostarsi verso nord; perciò il sovrano egizio, per tenerli a bada, fece costruire le fortezze prospicienti di Semna e Kumna, a sud della seconda cateratta del Nilo, al confine con la Nubia e promulgò un editto che diceva, in sostanza: “A nessun lavoratore nero è consentito oltrepassare il confine, a meno che non porti seco ovini o bovini”. Della serie: mi fa un baffo a me il Ku Klux Klan.
Il razzismo ha origini remote, come si vede. Hitler non ha inventato niente…
Oggi però il paleolitico è passato, gli Egizi non ci sono più (i Nubiani sì, ancorché un po' aggiornati) e dovremmo saper discriminare tra lo straniero che viene con intenzioni malevole e quello che viene semplicemente per trovare del pane ed una casa.
C’è gente però che è diffidente verso il “diverso” tout court, sia egli straniero, diversamente abile, omosessuale, transessuale, non cattolico, portatore di novità e via diversificando. Questa gente non è cattiva: questa gente, credo, ha paura. Si è creata un mondo piccino, ordinato, ben delimitato e teme che qualcuno gli mostri che un mondo diverso è possibile, che allora lui sia costretto a pensare che forse il suo mondo piccino (“il suo piccolo mondo antico”, diceva un mio giovane amico, Fabio Milanesi, citando Fogazzaro) non è così perfetto; che può esserci di meglio; che si può fare di più; che tante cose ci sono da conoscere… Ed è faticoso conoscere, chi te lo fa fare?... L’umanità aborre la conoscenza, dice lo psichiatra professor Semi. Spesso non vuole sapere nemmeno cosa si agita dentro il proprio cervello, figuriamoci se vuole conoscere le usanze e il modo di pensare di gente aliena…
martedì 7 ottobre 2008
Trapani Sudafricana?
giovedì 2 ottobre 2008
Poltergeist: scemoniache presenze
So che hanno organizzato l’agguato per stanotte. Il manipolo è composto da Arturo, dallo Zio Panda e dalla Bimba, con l'ausilio del lupo giornalista Flavio Aufidio Crispino, speranzoso nello scoop, con cui hanno preso accordi per trovarsi, stanotte alla una, nella magione del ragioniere insieme ad un cameraman della RAI3 che riprenda la cattura di uno o più pericolosi criminali di etnia probabilmente romena.
O anche marocchina, non è chiaro.
Tanto per me sono tutti negri, diceva mia zia Marta, Dio la riposi.