Visualizzazione post con etichetta liscio. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta liscio. Mostra tutti i post

mercoledì 1 settembre 2010

Vuvuzela breaking balls



Inserito originariamente da susannucciauccia

Ho come la tremenda suspicione che Diana per la nostra band di liscio sia stata un incauto acquisto, per così dire. Mi auguro di sbagliarmi, forse nel prosieguo della sua collaborazione con i Licaoni si rivelerà un elemento di spicco, ma l'altra sera un suo assolo dell'Adagio di Barber con la vuvuzela alla Sagra Musicale Etrusca ha lasciato gli astanti stronati e sconvolti.

(Nella foto Diana alla scrivania mentre studia per un esame di architettura dei materiali che dovrà sostenere a breve).

venerdì 27 agosto 2010

Diana


DSC04873
Inserito originariamente da susannucciauccia

Molti fanno lavori che non vorrebbero fare e si consolano dicendo - a se stessi e agli altri - che è una situazione transitoria. Oppure saltano la fase giustificatoria e si proclamano direttamente attori, cantanti, registi, imprenditori e chi più ne ha più ne metta, come sosteneva Cicciolina. In taluni romanzi americani, ad esempio, nessuno fa la cameriera a New York, sono tutte attrici o cantanti che, in attesa della consacrazione nel firmamento dell'arte, fanno le cameriere, le lavapiatti, le segretarie... Si deve pur vivere, dice il mio amico Aristogìtone il licaone.

Maysa la lince è riuscita a trovare qualcuno che sostituisca Susanna sia nei "Licaoni del Liscio" sia negli "Otocioni". Veramente, lei l'ha scritturata per gli Otocioni, ma ha squisitamente insinuato che se è capace di suonare la chitarra ritmica in un complesso rock, tanto più sarà capace di cantare e fare due smorfie in una band di liscio. Lasciando da parte le lepidezze della lince, la giovane micia è stata assunta anche tra i Licaoni. Si chiama Diana Pagano, è siciliana ed ha cominciato la sua esistenza proprio male. Lanciata all'età di due mesi da un'auto in corsa in un giardino, fu salvata ed adottata da una famiglia che le dedicò le più amorevoli cure. Il veterinario stabilì che aveva un ematoma subdurale ed alcune costole rotte, probabilmente per i calci ricevuti in tenerissima età. Nonostante le truci premesse, la fanciulla sta benissimo, studia Architettura con scarsi risultati e sostiene di essere una ballerina: in realtà quando la lince l'ha pescata si esibiva nella danza del ventre in alcuni squallidi locali della periferia di Gela, per contribuire alle spese universitarie. Nella foto, infatti, potete vederla mentre volteggia in una coreografia con il doppio velo.

E' stata ben lieta di lasciare le esibizioni sicule per dedicarsi al rock e al liscio - non foss'altro perché per lo meno guadagna qualche soldo. Essendo figlia di un'insegnante di religione è assai cattolica: ma questo non le ha impedito di unirsi a noi nelle serate estive a base di vino bianco e canne (non palustri), sostenendo (è la regina della razionalizzazione) che l'alcool e la marijuana avvicinano al divino e sono fonte di profonde esperienze mistico-religiose...

domenica 27 maggio 2007

Prostituzione?

Prostituzione?
No, massa di lettori borghesi (volevo apostrofarvi con la dicitura "lettorazzi del cazzissimo", come fece una volta il povero Andrea Pazienza, Dio lo riposi, ma Iris qui mormora che sarebbe poco elegante; già non approva che vi qualifichi borghesi, ma non sa come opporsi alla cosa); no, non crediate che il diario cominci a lambire il pornografico. E’ soltanto l’accusa che io e Aristogìtone ci siamo sentiti fare allorquando, visto che con il gruppo rock non avevamo nemmeno i soldi per far cantare un cieco (e qui Filostrato si è imbufalito), abbiamo deciso di ripiegare sul liscio, con sconfinamenti nel nazional-popolare (della serie: "Marilena", "Romagna mia", "E’ la mia gente", "Lo spazzacamino" e via scadendo). Iris qui sussurra che faccio eccessivo uso di parentesi. Embè? Problemi?
Con il liscio, dicevo, riusciamo a racimolare qualcosa; col gruppo rock stiamo ancora alla fase suono-nello-scantinato-bevo-e-mi-faccio-le-canne (veramente quelle ce le facciamo a prescindere, anche con la band del liscio, ma tiremm’innanz). Con "I Licaoni" facciamo le sagre, le feste paesane, i matrimoni, Halloween, il Capodanno alla Sgurgola e cose simili; col gruppo rock, che si fregia del nome "Gli Otocioni", al massimo ci facciamo i "rave party" in qualche capannone dismesso della Bovisa… Da lì l’accusa di prostituzione: svendita del nostro talento (?) nel bieco circuito delle coppie reumatiche sessantenni, della piadina col prosciutto e dei tortelli alla maremmana.
Può anche darsi, non dico di no. Ma chi si avvantaggerà della nostra musica, delle nostre idee e della nostra abilità se non ci sente nessuno?
Anni fa, con gli Otocioni eravamo andati ad Amsterdam, oltre che per racimolare fumo a buon mercato, convinti che lì avremmo potuto sfondare, farci conoscere, entrare nel circuito dei gruppi rock alternativi; sì, col cavolo, ci siamo sparpagliati per tutta la città a cercare lavori d’infimo livello per poterci pagare la fetida pensione, il puzzolentissimo cacio locale, la birra e il fumo. Una dieta, direi, consigliata da tutte le riviste di medicina. Sia come sia, io avevo trovato lavoro come ballerina in un ristorante indiano: vestita da danzatrice del ventre con paillettes e lustrini, dovevo dimenarmi ed agitare il culo (e il mio è sontuoso) al ritmo di nenie e percussioni orientaleggianti, condite da musica etnica generica, tanto sanno una sega gli olandesi se era musica indiana, pakistana o africana, se le ballerine erano arabe, messicane, turche… o ternane, come nel caso mio. Bon, una sera, dopo aver mangiato una pentola intera di biryiani di pollo e peperoni ripieni al curry, stavo esibendomi indecorosamente fra i tavoli del ristorante "Taj Mahal" (originali!), quando la Suba, la cameriera più incapace del locale, spalanca repentinamente la porta del congelatore e ne esce una zaffata gelida che mi arriva diretta sulla pancia. Detto fatto, mi si blocca la digestione, si annunciano crampi lancinanti e non solo quelli, in preda ai dolori esco ancheggiando voluttuosamente dalla sala da pranzo e mi precipito al bagno… appena in tempo. Seduta sul trono, in mezzo agli spazzoloni, alle scatole piene di detersivi e alle balle di carta igienica incellofanate, con il deodorante di falso pino da quattro soldi e l’odore di pesce fritto che entrava dalla griglia sul muro, con lo stanzino vicino da cui qualcuno cantava a squarciagola "Si a tu ventana llega una palooooomaaaaa/ tratala con carino que es mi persooooonaaaaaa!….", ebbene, come dice spesso la Mamma, ho avuto un’illuminazione interiore.
"Che cavolo ci faccio, qua?"
Veramente non è che abbia proprio detto "cavolo", ma la Iris qui insiste per mantenere lo stile.

sabato 26 maggio 2007

L'Ingegnere assassino e i Licaoni del Liscio

Questa è mia sorella Iris, dicevo; color gridellino, occhi verdi, laureata in Informatica, più scema dell’acqua degli gnocchi (espressione che la Mamma usa spesso, infatti gli gnocchi non li fa mai; e poi, per noi, sarebbero esiziali). Ha degli hobby, mia sorella Iris, quando non fa consulenze per il suo studio: suona l’arpa celtica e talvolta compone canzoni. A proposito: avete dei problemi con i vostri computer? (Volevo scrivere "computers", ma Iris qui mi sussurra che è da provinciali). Scrivetemi e passerò alla dolce Iris i vostri quesiti: Io, di computer (s), non ci capisco alcunché. A me, potete chiedere pareri circa la psicologia clinica, se del caso. O sul cibo per gatti…anche se sono, ahimé, abbonata allo spezzatino.
Iris, dicevo. La sua vita in bilico tra ansia e vana ricerca di totale tranquillità ha subito più d’un brutto colpo: prima i contrasti con suo fratello (Dio l’abbia in gloria… o il demonio, è più probabile), poi con il pensionante magrebino... di cui parlerò in un secondo momento (non troppo lontano dal primo).
Flashback: l’ingegnere assassino
Suo fratello si chiamava Ubaldo ed era ingegnere civile… oddìo, a me pareva discretamente incivile, per la verità, diciamo edile, che va meglio. Aveva una fallimentare impresa edile che costruiva ecomostri (e lo scriveva anche nelle inserzioni pubblicitarie. Ecomostri con finiture pregiate in eleganti zone archeologiche di qualità…. Ci credo che era sempre in bolletta e nostro fratello Edoardo, l’avvocato, doveva regolarmente ripescarlo dalle patrie galere; anche perché i palazzi li cominciava sempre dal tetto, tanto per farvi capire il tipo).
Ubaldo era sempre stato affettuoso, ancorché nevrotico, ma non aveva mai mostrato eccessiva aggressività fino a quando, nel dicembre del 1997, durante le vacanze di Natale, tanto per solennizzare la nascita di Nostro Signore iniziò ad attaccare la Mamma in maniera violenta, lanciando urla orribili e graffiandola. Forse non aveva trovato i regali di suo gradimento, non so. La Mamma provò varie cure: un prodotto omeopatico a base di belladonna, i Fiori di Bach (anche se lei è una razionalista e le considera tutte scemenze: pensate a che livello di disperazione), un blando tranquillante… Gli fece fare anche un check-up, nella speranza che il suo comportamento da pazzo fosse causato da una malattia organica e quindi potesse essere curato; ma gli esami evidenziarono che era fisicamente sanissimo. Glielo dicevo io gratis, che era fuori come una caldaia; ma tant’è, a me non crede mai…
La dottoressa di famiglia consigliò alla Mamma di lasciarlo qualche settimana a casa di sua madre, a Perugia (sua madre vive sola e sembra un generale prussiano) e poi di riportarlo nell’ambiente familiare, e così fu fatto, ma si rivelò inutile: dieci minuti dopo essere rientrato in casa, si scatenava di nuovo nel tentativo di matricidio. Fu pertanto ricondotto a Perugia, e lì rimase; fino alla dipartita, avvenuta cinque anni fa per infarto.
La dottoressa ipotizzò che Ubaldo fosse un rarissimo esemplare di maschio dominante – raro perché, com’è noto, noi gatti siamo bestie solitarie; mica facciamo branchi, come i cani – e che la Mamma, con la sua arrendevolezza nei suoi confronti, l’avesse viziato, mandandogli messaggi da membro sottomesso del branco e scatenando in lui impulsi di dominio. Infatti sua madre (sua della Mamma, non di Ubaldo), che è una persona molto meno arrendevole, non ebbe mai alcun problema con lui; benché un’estate, essendo la Mamma e lo Zio Panda andati in vacanza in Spagna ed avendoci lasciato a casa sua (che le venisse il bene), abbia passato un brutto momento perché Ubaldo si era scatenato di nuovo, aggredendo la mite Iris. Una cosa era chiara: all’età di tre anni, Ubaldo aveva deciso che non sopportava altri gatti all’infuori di lui.
Ora, il povero Ubaldo è morto, e Martino insiste che non si deve parlar male di lui. Ha detto "De mortuis nisi bonum" e quando io ho strabuzzato gli occhi e l’ho pregato di non parlare ebraico in mia presenza (mica perché io sia antisemita, per carità, è che l’ebraico mi è un po’ ostico), mi ha guardato con un certo disprezzo e mi ha detto che era latino (mah). Comunque, la buonanima è diventato un personaggio del teatrino della Mamma e dello Zio Panda: lo chiamano L’Ingegnerone (e ogni tanto canticchiano un motivetto stile rap che fa "Ingegnerone, bell’animalone…"… è evidente che ogni tanto gli s’inceppa la manopola che regola il senso del ridicolo) e imitano le urla che faceva quando attaccava qualcuno, pensando forse che tutti gli ingegneri facciano così.
Chi li capisce è bravo, dico io.
I Licaoni del Liscio
L’estate in cui la Mamma e lo Zio Panda erano andati in Spagna, che Iddio distrugga la loro casa, io non sono mica rimasta sempre lì a farmi crescere l’erba sotto le scarpe (che manco ho): ho preso il break e sono andata in giro a procurarmi scritture.
Ora, è d’uopo spiegare che cinema e letteratura sono pieni di gente che ha un sogno e che, nel vano tentativo di realizzarlo, se va bene va a fare qualcosa che con l’agognata mèta c’entra solo di sguincio – quando non si trova a fare lo svuotacestini al McDonald’s o il lavavetri ad un incrocio della Tuscolana. Avevo un amico inglese (abita a Dover) che voleva fare il pilota d’aerei per la British Airways e che è riuscito al massimo a fare le pulizie sulle navi di linea da e per la Francia (ci plana sopra e si tuffa in picchiata nei cestini dell’immondizia: dice che la gente butta via di tutto, panini interi al bacon, pacchetti di Cadbury, CD dei Kings of Convenience…). Io, temo, non faccio eccezione. Sono una musicista rock, ma sono in pochi a saperlo e ad apprezzare la mia musica; così mi sono organizzata un gruppo folkloristico di liscio, che suona musica popolare a richiesta nei locali del Centro Italia (il locale che più ci scrittura è "La Sgurgola Marsicana"). La band si fregia dell’esotico nome "I Licaoni del Liscio" ed è composta, nell’ordine, da:
Me (naturlich), Susanna von Strohmenger (di cui abbiamo una diapositiva): sono la vocalist e suono anche la chitarra (la Fender Stratocaster).
Aristogìtone Ngouma (il licaone eponimo): è africano, viene dal Congo francese (che adesso vattelapesca come si chiama: quei paesi lì cambiano nome e regime ogni due per tre) alle percussioni. Una volta, per difendere la soave Iris da un pestaggio fraterno, ha suonato per mezz’ora "Light my fire" sulla testa dell’Ingegnere di sinistra memoria. E’ laureato in legge, ma dubito abbia mai esrcitato in vita sua.
Ibadeth Hysa, una verde e fascinosa creatura, un ramarro, a occhio e croce, che suona il violino ed è specializzata in musiche balcaniche. Per merito mio o mia colpa, a seconda, (poi vi spiegherò) è la felice sposa di:
Tarquinius Lalibela, che sostiene di venire dalla Terra di Gondwana ed è un suricate. Suona la fisarmonica e, nel tempo libero, scolpisce bassorilievi il legno d’acero con scene tratte dai miti della creazione (che volete, ognuno ha le sue fissazioni).
Filòstrato Sousa da Silva, il nostro flautista (quasi) cieco, a cui ho salvato la vita io (poi vi dirò). E’ portoghese, viene da Madera e, ovviamente, canta fados. Manco a dirlo. E’ lo stereotipo fattosi pipistrello.