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lunedì 20 ottobre 2008

Arte-terapia: Asiak e lo psicodramma


affreschi di asiak
Inserito originariamente da susannucciauccia

La casa di Ibadeth e Tarquinius ha cambiato aspetto; se sia un miglioramento o uno scadimento non mi pronuncio, ma Asiak, quando era ancora nella fase pittorica della sua terapia, ne ha ridipinto tutti i muri (nella foto potete terrorizzarvi ammirando alcune delle prove della visoncina groenlandese. Il disegno in alto a sinistra, se visto in verticale, dovrebbe raffigurare delle candele; quello in alto a destra, capovolto, dovrebbe rappresentare delle case in collina).

Tenendo conto dello stato in cui le pareti erano prima, forse si tratta di un miglioramento; comunque, Tarquinius e Ibadeth hanno detto che a loro piace. Il furetto Scubidù non si è pronunciato sul valore artistico, ma lo ha apprezzato come sforzo terapeutico.
Ora che Asiak va dalla psichiatra, tuttavia, sta prendendo forma l’idea dello psicodramma. Non è chiaro se si tratterà di uno spettacolo teatrale che riporti pari pari la storia del delitto di Civitella Plestina, di un musical, di una commedia degli equivoci o della drammatizzazione di una fiaba particolarmente paurosa che sarà usata per esorcizzare i terrori della giovane sartina; né è stato stabilito chi saranno gli attori, se alcuni pazienti del CIM, dei clienti della dottoressa Pasqui-Copanello o gli stessi protagonisti della storia. Asiak ha detto che le piacerebbe ritrovare gli altri visoni che erano con lei prigionieri della bieca signora Vescovo. Eccone un’altra che cerca qualcuno, ho pensato io. Come Srikant che cerca il suo amico liturgista bulgaro. Asiak ha riso e ha detto che, se lo trova, nello psicodramma ci buttiamo pure lui, così si mette a leggere il futuro nei biglietti della SIAE. Mentre Ibadeth preparava la cena, lei e Lucy K.K. si sono messe a fare uno schizzo della locandina dello spettacolo.
“Ma se nemmeno sapete quel che volete fare, che schizzate?” le ha blandamente derise Ibadeth. Lucy le ha dato una risposta irripetibile che aveva a che fare con gli schizzi; Asiak ha detto che le piacerebbe usare i personaggi del dramma e mettere in scena “La guerra degli spettri”, una trucissima fiaba degli Indiani del Nord America. Io ho voluto sapere chi erano gli altri visoni prigionieri della pellicciaia, e Asiak mi ha mostrato l’elenco:

Asiak Lundbye (groenlandese, sarta)
Lucy K.K. Chamaepitys (anglo-canadese, cuoca)
Liriope Bǿnnelycke (isola di Wrangel, studiosa di lingua e letteratura ciaplina)
Alibech Estalère (franco-canadese, suonatrice di flauto)
Clément-Grégoire Louisquinze (franco-canadese, fabbricante di birra alle ghiande)

Inoltre:

Joel Modou: pittore avoriano, proprietario di un atelier a Civitella Plestina
Marta Elena Zanibellato: nipote della signora Miranda Vescovo; vive a Mira, in Veneto, possiede una barca a
motore e organizza gite nelle favolose ville lungo il corso del Brenta.

Ce le voglio, a ritrovarli...

lunedì 29 settembre 2008

I disegni di Asiak


disegni di Asiak
Inserito originariamente da susannucciauccia
Disegni o studi per stoffe?

Arte-terapia fra le visciole


la bimba d'oro
Inserito originariamente da susannucciauccia

Qualche giorno fa Asiak non si è nemmeno alzata dal letto. E’ rimasta tutta la mattina a dormire, mentre sul tavolo della sala giacevano abbandonati i disegni che aveva fatto la sera prima. Lucy K.K. e il furetto Annibale Bellassai detto Scubidù li stavano sfogliando e tentavano di trarne auspici, neanche fossero aruspici etruschi dediti allo studio delle viscere degli uccelli. Lucy K.K. sosteneva che era palese un miglioramento, il furetto cominciava ad essere un po’ incerto sulla bontà del suggerimento – peraltro da lui stesso avanzato. Li abbiamo trovati chini sulle incomprensibili opere della triste visoncina Maria Grata Li Greci ed io, che ci eravamo recate a casa di Tarquinius e Ibadeth per due motivi diversi: io perché dovevo andare con Ibadeth a comperare delle stoffe, Maria Grata perché portava a Ibadeth un’enorme teglia di caponata di melanzane, una specialità siciliana cucinata dalle sue candide manine.
Maria Grata ha sistemato la teglia in frigo e si è unita agli estimatori delle opere di Asiak… ipotizzando però che si trattasse di studi per colorare delle stoffe, dato che Asiak è sarta. Avendo saputo che la visoncina si trovava a letto depressa, ha preso in mano la situazione ed ha telefonato ad una sua collega psichiatra, una gatta rossa di nome Angelica Pasqui-Copanello, che ha accettato di prendere Asiak in terapia a partire dalla settimana seguente. Io allora ho proposto loro di venire con me il giorno dopo a trovare
Tonina Landriscina, la mia amica scultrice che vive nel Montefeltro, dove possiede un atelier e un frutteto in cui coltiva visciole.

E così abbiamo fatto. Partiti la mattina alle nove, stipati nel break e diretti verso le colline del Montefeltro. Eravamo io, Asiak e Lucy K.K., Scubidù, Ibadeth, il lupo giornalista Flavio Aufidio Crispino, il quale contava di fare un bel servizio per la RAI sull’atelier della gatta Tonina, e Arturo il ragioniere. Maria Grata non era potuta venire (è anestesista alla USL e il suo lavoro è un po’ delicato); Tarquinius doveva consegnare un guardaroba d’ebano presso una villa sull’Amiata ed era partito già dalle cinque del mattino.
Tonina ci ha accolto calorosamente nella sua nuova casa in mezzo alle colline (vi si è trasferita da poche settimane). Ci ha mostrato l’atelier e la casa… che non era da meno. Come atelier, intendo. Aveva scolpito e dipinto lei il focolare, le piastrelle dei bagni, gli interruttori della luce, decorato i muri dei corridoi con mattonelle di maiolica riproducenti motivi rinascimentali, sparso per le scale roselline di ceramica color rame lucido ed esposto qua e là le sue sculture, strategicamente illuminate da faretti. Le sculture che lei diceva venute male – me ne sarei accontentata così bene, io… – le aveva sparse nell’orto, nel giardino e financo nel frutteto. Coppe a lustro troneggiavano sulla tavola fratina e sugli scaffali.
Flavio Aufidio Crispino l’ha intervistata ed ha scattato una marea di foto dell’atelier e della casa. Dopo di che ci siamo messi a tavola e abbiamo mangiato come lotri (un giorno o l’altro dovrò scoprire cosa sia esattamente un lotro); quindi Tonina ha mostrato ad una Asiak sbalordita le sue sculture raffiguranti donne o bambine e ne ha illustrato la tecnica a lei a e al furetto, che prendeva diligentemente appunti. Io temo grandemente che nei prossimi giorni la casa di Ibadeth si trasformerà nel distaccamento di una miniera di marmo delle Alpi Apuane… ma la mia amica ramarra non pareva turbata a quella prospettiva. Del resto, dopo l’energico repulisti che abbiamo fatto a casa sua per consentire a Lucy K.K. di dedicarsi all’erboristeria, Ibadeth pareva alquanto disorientata in quell’ordine innaturale…
Quando abbiamo preso congedo, Lucy ha scritto una breve riflessione sopra una foglia appassita di ficus beniamina (che Tonina ha immerso in un catino di vernice trasparente) :


China ebano su petali di magnolia e occhi fondi
mani-farfalle viola e gialle
che seminano decori e grappoli di fiori
La terra ti chiama e brama le tue cornici platino e verde ramina
senza parole scritte che ti lasciano sbigottita.

Se avessi conquistato anche la parola
avresti imparato ad amare,
erica sparsa
nell'argilla bianca

domenica 7 settembre 2008

Lutto e melancolia

Pessimismo e fastidio. Orrore e disgusto. Mutismo e rassegnazione. E via con le coppie di sostantivi… La depressione è una brutta bestia. Non c’è più piacere nel fare le cose, anche quelle che prima t’interessavano. Anedonia, si chiama: privazione di piacere.
Annibale Bellassai detto Scubidù tenta di risollevare l’umore di Asiak portandola a feste (fa fare anche a lei la stola di pelliccia animalista), a sagre o a concerti, ma rimane frustrato perché vede che non serve a niente (se non fa peggio, dico io: Asiak vede che tutti si divertono e si sente ancor più estranea e impaurita).
I pensieri dei depressi girano attorno alla colpa e all’auto-svalutazione. Si sentono indegni e ruminano su errori commessi in passato. Spesso si sentono i soli responsabili della sofferenza del mondo. Asiak, come già detto, si sente in colpa (e un po’ di ragione ce l’ha, penso io; ma ormai è andata…)
Il furetto la porta al ristorante e lei mangia pochissimo; la conduce a passeggio e lei dopo dieci minuti si stanca; si deve portare dietro una scorta di aspirine perché ha sempre mal di testa.
Io gli dico che deve starle vicina, ma deve avere pazienza. E soprattutto, non pretendere di essere il suo salvatore.
Asiak si è animata un poco quando ha ricevuto la telefonata di Lucy K. K., un’altra del branchetto di cinque visoni che ha assassinato Miranda Vescovo. Lucy K. K. non è depressa, anzi. E’ ben contenta di aver accoppato l’allevatrice. Ammette che non è una bella cosa (“Sì, è maleducazione”, ha ironizzato Tarquinius), ma che non potevano fare altro. Assertività, le dico io? Assertività di che? Che cosa dovevano fare, mi ribatte Lucy, andare dal maresciallo dei Carabinieri e denunciare l’allevatrice di visoni? Le pellicce di visone mica sono proibite dalla legge, anzi, ci sono fior di pubblicità in TV e sulle riviste…
Lutto e melanconia. Io ho cercato di spiegare a Scubidù che Asiak mi pare vittima del lutto, più che della depressione. Il dottor Freud diceva che è normale che uno che ha subito una perdita stia male. Se ti muore qualcuno, se vieni licenziato, se vieni lasciato dal tuo partner, se perdi un amico, ovviamente ne soffri; e questo è il lutto. La depressione invece sembra inderivabile. Apparentemente non c’è motivo per cui tu debba star male. Tanto che spesso i genitori o gli amici ti fanno notare che non ti manca niente, che ti devi scuotere, che devi muovere il culo e andare a lavorare e piacevolezze simili (così che non prendono sul serio la tua sofferenza o la attribuiscono alla mancanza di volontà; ma se ti manca la volontà mica ci hai colpa tu, per la miseria!). Nella depressione (= la melanconia) predomina la mancanza d’autostima e la cosa che hai perduto non è reale ed esterna, ma emozionale. Tu ti identifichi con un oggetto perduto e provi rabbia verso te stesso, tanto che a volte prendi in considerazione l'idea del suicidio…
Scubidù però dice che Asiak si sente incapace, perché pensa che avrebbe dovuto tener testa alla pellicciaia, invece di subire per mesi e poi accoltellarla.
In tutti i modi, Lucy K. K. è venuta a trovarla (si era nascosta nella colonia felina di Largo Torre Argentina e cercava di farsi passare per un persiano cipria) e hanno parlato dell’arte-terapia. Lucy K. K. si è mostrata scettica: Asiak, ha detto, è già un’artista, fa i vestiti! E poi per la danza non è mai stata troppo portata (“Io invece sì, quando vivevo in Canada ballavo il tango” ha detto. “Allora sei una tanghera” ha ghignato Tarquinius).
Caso mai, potrebbe provare a dipingere…
Ad Asiak l'idea è piaciuta e subito Ibadeth le ha comperato un set di pastelli e album.

venerdì 5 settembre 2008

Arte-terapia

Asiak è depressa. Ma di brutto. Vive provvisoriamente a casa di Ibadeth e Tarquinius e passa le sue giornate a letto. Quando è di buon umore si alza e confeziona abiti con gli scampoli che le porta la Mamma. Ha già fatto due abiti da sera per Ibadeth, uno blu cangiante e uno viola marezzato (se scuoti la stoffa, sembra un tramonto, passa dal viola all’arancione al color bronzo al rosa). Ibadeth li ha indossati per due serate alle sagre coi Licaoni e ha fatto un figurone. “Ho fatto la mia porca figura” ripeteva, soddisfatta. Asiak stava in un angolo e beveva succo di frutta con whisky. Buono, peraltro. Ma lei diceva di sentirsi uno straccio dalla sera in cui, con altri visoni, ha assassinato l’allevatrice di Civitella Plestina e si confidava col furetto Annibale Bellassai, detto Scubidù, che la va a trovare spesso. Dice che si sente in colpa (e ci credo), che l’allevatrice l’ha fatta sentire un cencio, che la sua vita è rovinata (mai come quella dell’allevatrice, ho pensato io, ma non l’ho detto; anche se penso che poteva trovare un altro modo per risolvere la faccenda, ma non ho detto neanche questo). Dice che la mattina, quando apre gli occhi, si sente così infelice che l’unica cosa che vorrebbe è una corda e un pezzo di sapone (“Per farci che?", ha domandato innocente Ibadeth; Tarquinius le ha mollato uno scappellotto e ha ironizzato “Per intrecciare stuoie e amache, però ben pulite, sai, Asiak è un tipo che ci tiene all’igiene…”). Dice che sente che non è finita, che ha l’impressione di una disgrazia incombente; che nessuno le vuole bene, che l’unica cosa che vogliono da lei è il suo pelo dorato per farci trenta centimetri di pelliccia. E spesso non si alza; se si alza, va in cucina, prende un vasetto di yoghurt e rimane lì, vicino al lavello, a guardare la sua immagine zigrinata sull’acciaio e a sentire lo yoghurt che diventa sempre più tiepido. Stupor melancholicus, ho detto io.
“Arte-terapia, ci vuole” ha sentenziato Scubidù. “Danza-terapia! Far emergere ricordi nascosti nel profondo!”
“Ma magari ce li avessi nascosti nel profondo, io le cose me le vorrei scordare” ha ribattuto Asiak.
“Allora devi scendere nel profondo fino al trauma e portarlo fuori da te” ha decretato il furetto. “Devi esprimere con il movimento tutte le emozioni che la musica ti procura e recuperare la spontaneità!”
Mio fratello Edoardo, l’avvocato, ha chiesto a Scubidù chi è che gli vende la roba, perché, secondo lui, non gli hanno dato un prodotto di qualità; ma Edoardo, si sa, è malpensante.