Perché "Il diario di Susanna"? Ibadeth è una fascinosa ramarra albanese, che ha ereditato il blog dalla sua migliore amica, la gatta Susanna, mancata all'inizio del 2010. Ibadeth è immigrata dall'Albania, approdata in Italia via gommone. Suona il violino in un complesso di liscio (i "Licaoni") ed è sposata con il suricate Tarquinius. Ha molti amici, tra cui una gatta che gestisce un sito curioso: http://umbriacuriosa.altervista.org/
sabato 21 luglio 2012
Triste stagione
martedì 23 febbraio 2010
Vento freddo
domenica 16 novembre 2008
La danza rituale del fuoco
sabato 11 ottobre 2008
Svalutation
Io non so se vi è mai capitato qualcosa di simile. Siete mai stati depressi, arrabbiati o tristi, non importa per quale ragione? All’ottanta per cento dei casi suppongo che le persone accanto a voi se ne saranno strafregate, ma può anche darsi che qualcuno abbia blandamente tentato di confortarvi. L’intenzione sarà stata buona, non dico di no; ma per la maggior parte delle persone consolare qualcuno vuol dire convincerlo che in realtà la ragione per cui sta soffrendo non è valida.
E vi paresse poco. Poi non sorprendetevi se quello vi manda affanculo.
Soffrite per qualcuno che sta male o, peggio, che sta per morire?
Patite la mancanza di un vostro caro che è morto?
Siete stati abbandonati dal vostro compagno?
Siete stati traditi da colui che credevate un amico?
Vi trovate ad affrontare la triste consapevolezza del tempo che passa e del vigore fisico che declina?
Ebbene, io vi dico che qualcuno - benintenzionato, per carità! – s’infervorerà, diventando talora anche un po’ aggressivo, chiarendovi che:
Caso 1: la malattia, purtroppo, è una cosa che capita a tutti; non si può pretendere di vivere sempre in perfetta salute e bisogna accettare le inevitabili limitazioni del nostro fisico.
Caso 2: non siete eterni, non dovete credere che gli amici o i genitori o i nostri cari ci saranno sempre, ma accettare la finitezza del vostro essere (magari non vi diranno così, ma il succo sarà quello), al mondo c’è tanta gente che muore, ci sono tante tragedie peggiori e così via.
Caso 3: gli amori non durano per sempre, troverete di meglio, in ogni caso la vita continua, e chissà quante cose belle ha da offrirvi.
Caso 4: dagli amici ci guardi Iddio, cosa vi credevate? Non bisogna fidarsi di nessuno e voi siete stati anche un po’ ingenui nel riporre la vostra fiducia in quella persona, si vedeva che non era affidabile, ma voi no, vi siete intestarditi a volerle bene e vi siete fatti coinvolgere troppo nelle sue trame…
Caso 5: qui si raggiunge il diapason della filosofia del bar, e s’intravede anche, talvolta, un tantino di sadica soddisfazione della persona che vi vede in difficoltà fisica, magari un po’ ingrassati e con vari acciacchi, che vi spiega che la giovinezza non è eterna, che dovete accettare la vostra vecchiaia, che dovete venire a patti con le limitazioni del vostro corpo e cercare soddisfazioni più adeguate all’età…
Per farla corta, per farla breve, tutte queste perle di saggezza una cosa hanno in comune: che il cosiddetto consolatore svaluta la vostra sofferenza. E svaluta un poco anche voi, dandovi, in pratica, degli imbecilli perché queste cose vi fanno star male.
Quello ho tentato di spiegare alla visoncina canadese.
“Lucy, lo so che vuoi bene ad Asiak, ma se le dici che non deve star male l’azzeri. E’ come se insinuassi che non ha ragione di essere depressa. Ma lei ci ha tutte le ragioni se sta male, e tu non puoi farla passare da stupida dicendo che invece no, la ragione non ce l'ha o non è valida. Perché lei ti potrebbe dire: e allora io sono scema, che sto male per qualcosa che non c’è? Tu così stai svalutando la sua sofferenza. O la stai negando, che è peggio. Nessuno si diverte a stare male, Lucy K.K… Fidati, non c’è frase peggiore quando qualcuno ti dice di non prendertela. Pensaci: sembra una frase innocua, magari anche sollecita, ma cosa ci leggi sotto? Te lo dico io. ‘Non prendertela’ vuol dire: Ma quanto sei stupida, a crucciarti per una cosa talmente sciocca per la quale non si cruccerebbe nessuno, solo tu, cretina, puoi star male per una cosa del genere…”
“Va bene, e allora cosa devo dirle?” ha ringhiato Lucy K.K. “Che fa bene a star lì a fare il cadavere? Che magari farebbe bene ad impiccarsi?”
“No sicuro” ho risposto io. “La cosa migliore che potresti fare è starle vicino senza dire niente del tutto. Oppure potresti farglielo capire per vie traverse, che farebbe bene a non prendersela, ma non devi dirglielo a chiare lettere. Anche perché ti dirò, lo sa benissimo da sé. Chi è depresso non ha bisogno di consigli. La maggior parte delle volte lo sa perfettamente quello che dovrebbe fare, non è mica scemo. E’ che non riesce a farlo. E se tu gli sottolinei quello che sarebbe meglio fare, che potrebbe fare e non fa, è pure peggio… La deve trovare da sé, la via per uscire, se no non serve a niente…”
Quando sono tornata lì la sera, Ibadeth mi ha riferito che Asiak stava prendendo le misure a Lucy K.K. per un giacchetto corto con i risvolti, che intende cucirle per l’inverno, e stavano discutendo su quale colore si sarebbe meglio intonato al pelo cipria della canadese – Asiak è un po’ più scura, ha un po’ il colore del whisky…
mercoledì 1 ottobre 2008
Angelica
Angelica è una gatta rosso chiaro, assai cordiale e solare. Ispira serenità al solo vederla e questo, mi ha detto il furetto, ha tranquillizzato sia lui sia Asiak, quando si sono presentati per il colloquio di presa in carico della triste visoncina. Angelica è una psichiatra, consigliata – diciamo imposta – ad Asiak dalla micia bianca Maria Grata, la mia amica anestesista, che le ha combinato un appuntamento dopo avere visto a che livello di depressione è arrivata.
Angelica abita appena fuori città, in una torre ristrutturata (mentre Asiak aspettava, ha fatto uno schizzo della torre, che potete vedere a fianco). Ha fatto entrare la visoncina in una stanza piccola, che dava sul giardino (la casa è un po’ discosta), con una scrivania antica, un lettino in un angolo e piena di batik alle pareti. Ha sorriso e ha detto: “Ebbene?”
Asiak non sapeva da dove cominciare e si ravviava nervosamente la pelliccia. Ha poi detto, con un fil di voce: “Sto male. Non so… vede, nemmeno mi riesce di parlare”
Angelica ha sorriso e le ha chiesto: “In che senso? Come si sente, quando sta male?”
“Intontita… la mattina è peggio… certe volte nemmeno vorrei alzarmi. Sto da amici… amici ne ho e sono tanto cari… ma a me mi sembra di essere da sola. E poi mi preoccupo, mi preoccupo sempre… di essere di peso… gli faccio i vestiti, ma la gente magari in casa sua ha voglia di stare in pace, ma io una casa non ce l’ho”
“Prima di tutto potrebbe attivarsi per trovare un alloggio, intanto” ha sorriso la psichiatra “ma se i suoi amici le vogliono bene, io non mi turberei più di tanto… Cos’altro la preoccupa?”
“Tutto” ha risposto Asiak decisa. “Tutto. Alzarmi, lavarmi… fare colazione, certe volte nemmeno la faccio”
“Mangia molto?”
“No, per niente. Non ho voglia di niente. Faccio disegni a casaccio, i miei amici mi spingono a disegnare, e credono che disegni stoffe… ma sono scarabocchi a caso, non sono neppure belli…Non mi diverto nemmeno a uscire con Annibale… Annibale è un amico, il furetto che mi ha accompagnato, è anche un po’ ossessionante, certe volte… e io mi sento in colpa a pensare così di lui, è tanto buono e mi vuole bene, ma certe volte mi sta troppo addosso, io vorrei dormire e lui mi dice usciamo, vèstiti, andiamo al cinema, andiamo al bar, e io vorrei solo dormire sul divano, con Ibadeth che cucina e mi lascia stare… “
“Ci riesce a concentrarsi?” ha chiesto Angelica. Asiak ha scosso il capo. “Macché. Non leggo più perché tanto non ci capisco più niente, magari rileggo dieci volte la stessa frase e non mi ricordo niente di quel che diceva”
“Quando si sente così triste, a cosa pensa? Non abbia fretta di rispondere, si prenda il tempo che vuole”
“Che... che ho rovinato tutto”
“Tutto cosa?”
“Tutto. La mia vita e quella degli altri”
“Potrebbe dirmi qualcosa di più?”
“Volevo fare la stilista… e faccio la sarta. Sono venuta via da Copermine… sono un’eschimese, io… Lucy invece è canadese… Lucy è la mia amica… Insomma, non ho combinato niente nella vita e oltre tutto abbiamo anche ucciso una donna”
In quel momento, Asiak mi ha riferito poi, le è venuto quasi da ridere perché ha visto la psichiatra impallidire – per quanto possa impallidire un gatto, peraltro. In tutti i modi, ha mantenuto un ammirevole autocontrollo e l’ha esortata gentilmente a darle maggiori dettagli. Allora Asiak le ha raccontato la storia della signora Miranda Vescovo, pellicciaia, che aveva attirato lei, Lucy K.K. e altre tre visoncine in un tranello, mediante un annuncio di lavoro in cui sosteneva di cercare sarte per un laboratorio.
“Il laboratorio c’era. Oh, per esserci, c'era... Ma noi dovevamo essere le stoffe da cucire” ha raccontato, con voce tremante. “Ci abbiamo messo un po’ per capirlo…” e ha proseguito riferendo le vicissitudini della notte dell’omicidio, la fuga dal paese dove viveva la pellicciaia e la sistemazione in casa di Ibadeth e Tarquinius.
“La polizia non sospetta di noi… adesso con me da Ibadeth c’è anche Lucy, che prima era scappata a Roma, poi mi ha raggiunta… le altre tre non le ho più sentite e sono preoccupata anche per loro… Mi sento colpevole, Lucy no… Lucy dice che non potevamo fare altro, io invece penso che qualcos’altro si poteva fare… senza bisogno di ammazzare la signora Vescovo...Dice Susanna che bisogna essere in pace con tutti ed assertive… vuol dire che non ti devi far maltrattare, ma che neanche devi maltrattare tu gli altri, ma come si fa?… Ti trovi davanti una che vuole scuoiarti con un trincetto e le parli assertivamente? Forse non ci saremmo dovute proprio arrivare, a quel punto. Lucy dice che quel che è fatto è fatto… ma secondo me non lo pensa neppure lei, prepara le salse da Ibadeth e fa le marmellate, ma l’ho vista, l’altro ieri, che piangeva mentre girava la marmellata d’uva spina…”
E per finire s’è messa a piangere. La psichiatra le ha dato un fazzoletto di carta che teneva in una cesta a fianco della scrivania e le ha offerto una barretta di cioccolato alle nocciole, che Asiak ha gradito parecchio.
Ci voglio andare anch’io a fare la terapia! Se ti danno la cioccolata alle nocciole!
Stra-sluuuurp!
lunedì 29 settembre 2008
Arte-terapia fra le visciole
Qualche giorno fa Asiak non si è nemmeno alzata dal letto. E’ rimasta tutta la mattina a dormire, mentre sul tavolo della sala giacevano abbandonati i disegni che aveva fatto la sera prima. Lucy K.K. e il furetto Annibale Bellassai detto Scubidù li stavano sfogliando e tentavano di trarne auspici, neanche fossero aruspici etruschi dediti allo studio delle viscere degli uccelli. Lucy K.K. sosteneva che era palese un miglioramento, il furetto cominciava ad essere un po’ incerto sulla bontà del suggerimento – peraltro da lui stesso avanzato. Li abbiamo trovati chini sulle incomprensibili opere della triste visoncina Maria Grata Li Greci ed io, che ci eravamo recate a casa di Tarquinius e Ibadeth per due motivi diversi: io perché dovevo andare con Ibadeth a comperare delle stoffe, Maria Grata perché portava a Ibadeth un’enorme teglia di caponata di melanzane, una specialità siciliana cucinata dalle sue candide manine.
Maria Grata ha sistemato la teglia in frigo e si è unita agli estimatori delle opere di Asiak… ipotizzando però che si trattasse di studi per colorare delle stoffe, dato che Asiak è sarta. Avendo saputo che la visoncina si trovava a letto depressa, ha preso in mano la situazione ed ha telefonato ad una sua collega psichiatra, una gatta rossa di nome Angelica Pasqui-Copanello, che ha accettato di prendere Asiak in terapia a partire dalla settimana seguente. Io allora ho proposto loro di venire con me il giorno dopo a trovare Tonina Landriscina, la mia amica scultrice che vive nel Montefeltro, dove possiede un atelier e un frutteto in cui coltiva visciole.
E così abbiamo fatto. Partiti la mattina alle nove, stipati nel break e diretti verso le colline del Montefeltro. Eravamo io, Asiak e Lucy K.K., Scubidù, Ibadeth, il lupo giornalista Flavio Aufidio Crispino, il quale contava di fare un bel servizio per la RAI sull’atelier della gatta Tonina, e Arturo il ragioniere. Maria Grata non era potuta venire (è anestesista alla USL e il suo lavoro è un po’ delicato); Tarquinius doveva consegnare un guardaroba d’ebano presso una villa sull’Amiata ed era partito già dalle cinque del mattino.
Tonina ci ha accolto calorosamente nella sua nuova casa in mezzo alle colline (vi si è trasferita da poche settimane). Ci ha mostrato l’atelier e la casa… che non era da meno. Come atelier, intendo. Aveva scolpito e dipinto lei il focolare, le piastrelle dei bagni, gli interruttori della luce, decorato i muri dei corridoi con mattonelle di maiolica riproducenti motivi rinascimentali, sparso per le scale roselline di ceramica color rame lucido ed esposto qua e là le sue sculture, strategicamente illuminate da faretti. Le sculture che lei diceva venute male – me ne sarei accontentata così bene, io… – le aveva sparse nell’orto, nel giardino e financo nel frutteto. Coppe a lustro troneggiavano sulla tavola fratina e sugli scaffali.
Flavio Aufidio Crispino l’ha intervistata ed ha scattato una marea di foto dell’atelier e della casa. Dopo di che ci siamo messi a tavola e abbiamo mangiato come lotri (un giorno o l’altro dovrò scoprire cosa sia esattamente un lotro); quindi Tonina ha mostrato ad una Asiak sbalordita le sue sculture raffiguranti donne o bambine e ne ha illustrato la tecnica a lei a e al furetto, che prendeva diligentemente appunti. Io temo grandemente che nei prossimi giorni la casa di Ibadeth si trasformerà nel distaccamento di una miniera di marmo delle Alpi Apuane… ma la mia amica ramarra non pareva turbata a quella prospettiva. Del resto, dopo l’energico repulisti che abbiamo fatto a casa sua per consentire a Lucy K.K. di dedicarsi all’erboristeria, Ibadeth pareva alquanto disorientata in quell’ordine innaturale…
Quando abbiamo preso congedo, Lucy ha scritto una breve riflessione sopra una foglia appassita di ficus beniamina (che Tonina ha immerso in un catino di vernice trasparente) :
China ebano su petali di magnolia e occhi fondi
mani-farfalle viola e gialle
che seminano decori e grappoli di fiori
La terra ti chiama e brama le tue cornici platino e verde ramina
senza parole scritte che ti lasciano sbigottita.
Se avessi conquistato anche la parola
avresti imparato ad amare,
erica sparsa
mercoledì 17 settembre 2008
Erba di casa altrui
Ibadeth e Tarquinius ospitano Asiak e Lucy K.K. nella loro casa (che vedete in foto qui a fianco). Asiak è sempre più depressa e per ora l’arte-terapia proposta dal furetto non pare sortire effetti rilevanti; ma si sa, ci vuole tempo, anche per vedere gli effetti degli anti-depressivi è bene aspettare una ventina di giorni.
In compenso Lucy K.K. è presa da un attivismo frenetico. Sono stata a trovarla ieri e a un certo punto ho avuto l’impressione che anche lei non sia del tutto immune dalla depressione… che ne abbia sofferto una volta? Che sia depressa e non voglia ammetterlo? In tutti i modi, Lucy K.K. vuol rendersi utile, non vuol pesare sul bilancio dei suoi ospiti, che fra l’altro non sono ricchissimi (Tarquinius, si sa, fa il restauratore e scolpisce a tempo perso; Ibadeth suona il violino coi “Licaoni”). Talché sta mettendo a frutto le arti apprese nei nativi boschi canadesi e si è messa a coltivare l’orto del suricate e della ramarra, che finora pareva il frutto di un disperato accoppiamento tra la discarica di un Luna Park dismesso e una fabbrica di materassi liquefatti da un incendio di origine mafiosa.
Per tutto il week-end è andata avanti e indietro dall’orto alla più vicina ricicleria, in ciò coadiuvata da me, da Aristogitone il licaone e da Jerry l’otocione (il quale, però, essendo rappresentante dell’associazione “Vivere con lentezza”, non ha fornito, diciamo, un ausilio rilevante in termini quantomeno di rapidità. Di accuratezza, sicuro: per due ore e un quarto ha lucidato un mastello in cui Lucy K.K. aveva intenzione di allogare a bagno il crescione). Liberato il terreno da mattoni e depositi vari, abbiamo principiato a zappare e abbiamo trovato di tutto, sotto terra. Il reperto più interessante è stato una brocchetta scrostata di colore rosso, che Asiak ha voluto per metterci dentro delle candele. Il furetto, intanto, che si stava preparando per una serata di gala e non aveva intenzione veruna d'infangarsi mettendosi a zappare la terra, stilava una lista di tutte le piante e le sementi che la visoncina canadese vuole acquistare. Lucy K.K. ci ha inoltre reso noto che intende darsi all'erboristeria e preparare salse e conserve da rivendere… e ha incaricato Jerry di procurarle duecento piantine di basilico perché, sostiene, le era venuta un’idea luminosa per una salsa che di sicuro rivoluzionerà la cucina italiana: un trito di foglie di basilico, aglio, pinoli, formaggio e un po’ di latte per stemperarlo. L’abbiamo guardata allibiti e Aristogìtone, schernevole, le ha replicato: “Sorella, ti annuncio che hai inventato il pesto alla genovese”.
La rivelazione non ha tuttavia smontato Lucy K.K. Sto imparando che ben poco può smontare Lucy K.K. Ha immantinente ripiegato su due salse nuove: foglie di malvarosa, aglio e nocciole tritate (con cui guarnire i fusilli) e radicchio, bacche di ginepro e cipolline (con cui guarnire le bistecche). Asiak, sdraiata sull'amaca, la guardava malinconica, come se le invidiasse l'energia di cui dà mostra.
Io sono andata in giro nei dintorni e di malvarosa gliene ho portata un quintale; mentre la scaricavo sul tavolo di cucina, l’ho sentita pontificare (ma m'è parso d'intendere anche un remoto "bleeeeeerrrr!") circa la prelibatezza d’una salsa composta da parietaria officinalis, ortica, aceto balsamico e latte di riso, ma non ho avuto l'ardimento di approfondire la questione…
domenica 7 settembre 2008
Lutto e melancolia
Annibale Bellassai detto Scubidù tenta di risollevare l’umore di Asiak portandola a feste (fa fare anche a lei la stola di pelliccia animalista), a sagre o a concerti, ma rimane frustrato perché vede che non serve a niente (se non fa peggio, dico io: Asiak vede che tutti si divertono e si sente ancor più estranea e impaurita).
I pensieri dei depressi girano attorno alla colpa e all’auto-svalutazione. Si sentono indegni e ruminano su errori commessi in passato. Spesso si sentono i soli responsabili della sofferenza del mondo. Asiak, come già detto, si sente in colpa (e un po’ di ragione ce l’ha, penso io; ma ormai è andata…)
Il furetto la porta al ristorante e lei mangia pochissimo; la conduce a passeggio e lei dopo dieci minuti si stanca; si deve portare dietro una scorta di aspirine perché ha sempre mal di testa.
Io gli dico che deve starle vicina, ma deve avere pazienza. E soprattutto, non pretendere di essere il suo salvatore.
Asiak si è animata un poco quando ha ricevuto la telefonata di Lucy K. K., un’altra del branchetto di cinque visoni che ha assassinato Miranda Vescovo. Lucy K. K. non è depressa, anzi. E’ ben contenta di aver accoppato l’allevatrice. Ammette che non è una bella cosa (“Sì, è maleducazione”, ha ironizzato Tarquinius), ma che non potevano fare altro. Assertività, le dico io? Assertività di che? Che cosa dovevano fare, mi ribatte Lucy, andare dal maresciallo dei Carabinieri e denunciare l’allevatrice di visoni? Le pellicce di visone mica sono proibite dalla legge, anzi, ci sono fior di pubblicità in TV e sulle riviste…
Lutto e melanconia. Io ho cercato di spiegare a Scubidù che Asiak mi pare vittima del lutto, più che della depressione. Il dottor Freud diceva che è normale che uno che ha subito una perdita stia male. Se ti muore qualcuno, se vieni licenziato, se vieni lasciato dal tuo partner, se perdi un amico, ovviamente ne soffri; e questo è il lutto. La depressione invece sembra inderivabile. Apparentemente non c’è motivo per cui tu debba star male. Tanto che spesso i genitori o gli amici ti fanno notare che non ti manca niente, che ti devi scuotere, che devi muovere il culo e andare a lavorare e piacevolezze simili (così che non prendono sul serio la tua sofferenza o la attribuiscono alla mancanza di volontà; ma se ti manca la volontà mica ci hai colpa tu, per la miseria!). Nella depressione (= la melanconia) predomina la mancanza d’autostima e la cosa che hai perduto non è reale ed esterna, ma emozionale. Tu ti identifichi con un oggetto perduto e provi rabbia verso te stesso, tanto che a volte prendi in considerazione l'idea del suicidio…
Scubidù però dice che Asiak si sente incapace, perché pensa che avrebbe dovuto tener testa alla pellicciaia, invece di subire per mesi e poi accoltellarla.
In tutti i modi, Lucy K. K. è venuta a trovarla (si era nascosta nella colonia felina di Largo Torre Argentina e cercava di farsi passare per un persiano cipria) e hanno parlato dell’arte-terapia. Lucy K. K. si è mostrata scettica: Asiak, ha detto, è già un’artista, fa i vestiti! E poi per la danza non è mai stata troppo portata (“Io invece sì, quando vivevo in Canada ballavo il tango” ha detto. “Allora sei una tanghera” ha ghignato Tarquinius).