domenica 13 febbraio 2011

La serie dei mini-misteri

Tempo fa ho raccontato di alcuni piccoli misteri nella vita della povera Susanna ed oggi pomeriggio, ripensandoci, mi sono resa conto che ce n'è uno anche nella mia. Niente di che, intendiamoci: una di quelle piccole cose che uno non riesce a spiegarsi anche perché non c'è nessuno, per vari motivi, in grado di farlo.
Il mistero è questo.
Io sono una di quegli albanesi approdata nel Bel Paese via gommone e di certo non avrei mai pensato che avrei fatto, sia pur per breve tempo, l'insegnante di lingua. Mi capitò tuttavia il caso di un ingegnere edile che, dovendo andare per lavoro in Albania (credo avesse delocalizzato lì una ditta di materiale edile) volle imparare le lingua albanese. Lo accontentai e per un anno venne due volte la settimana a casa mia per addentrarsi nei misteri dell'idioma balcanico. Nei ritagli di tempo, mi raccontava di sé e mi disse che aveva scritto e rappresentato varie commedie dialettali in città. Mostrò di conoscere i teatri locali, parlò diffusamente degli attori in vernacolo dando a vedere di essere in confidenza con molti di loro, mi raccontò anche alcuni gustosi aneddoti che li riguardavano. Era un tifoso della squadra locale ed una delle storielle che mi narrò riguardava una partita cui aveva assistito con suo figlio.
Fin qui, nulla di stravagante. Il corso di albanese finì, io non vidi più il tipo (anche se andai spesso con Susanna a vedere le commedie in vernacolo), altre vicende accaddero ed io dimenticai completamente l'ingegner Gedeone Alfano Poggi (ché tale era il suo nome).
Un giorno conobbi una giovane attrice che recitava in dette commedie. Era napoletana, e sosteneva sempre la parte della bella "straniera" arrivata a turbare la tranquilla routine di una famiglia borghese perugina. Andammo alcune volte a cena insieme con lei e Susanna e mio marito Tarquinius le disse che io conoscevo l'ingegner Alfano Poggi, cui avevo insegnato l'albanese. L'attrice confermò che anche lei lo conosceva e si disse stupita della ragione per cui il tipo aveva voluto apprendere la mia lingua: non le risultava che avesse aperto una ditta in Albania, anche perché, a quanto ne sapeva, insegnava estimo in un Istituto locale. Comunque, disse, poteva anche darsi che collaborasse con il proprietario di qualche ditta. Quando le narrai l'aneddoto che l'ingegnere mi aveva riferito, in cui era coinvolto il figlio, si mostrò ancora sorpresa perché non le risultava che il tizio avesse figli e nemmeno che fosse sposato.
A questo punto Tarquinius espresse dei dubbi sul fatto che si trattasse della stessa persona. 
Io insistetti che il commediografo era lui: mi aveva anche regalato un libretto che conteneva sette delle sue commedie! Del resto, che a Perugia ci fossero due ingegneri edili di nome Gedeone Alfano Poggi, che per hobby rappresentavano opere in vernacolo, beh, mi pareva una coincidenza impossibile. A Perugia. Cittadina di duecentomila abitanti. Mah.
Qualche tempo dopo, ebbi l'occasione di conoscere personalmente il commediografo, giacché la nostra amica Madama Grazia, la proprietaria della Food Farm  (che durante la sua carriera d'insegnante aveva rappresentato a scuola alcune sue commedie), mi aveva mandato a casa sua con l'incarico di ritirare la fotocopia di una sua opera che nel libro non era contenuta.
La casa dell'ingegner Alfano Poggi non era lontana dalla Food Farm e io mi resi subito conto che il tizio, pur non giovanissimo, abitava ancora con l'anziana madre. Non era sposato, non aveva figlioli, insegnava in una scuola ed era prossimo alla pensione, tanto che ci raccontò che non vedeva l'ora di lasciare l'insegnamento per dedicarsi unicamente al teatro.
Inutile dire che non riconobbi in lui nessuno che avessi mai conosciuto.
Tarquinius gli raccontò la storia delle lezioni di albanese e gli chiese se, per caso, non avesse qualche parente col suo stesso nome, anch'egli dedito alle opere in vernacolo. L'ingegnere scosse il capo, sorpreso: l'unico Gedeone Alfano Poggi di Perugia era lui, né gli risultava che vi fossero altri, anche con un nome simile, che scrivevano commedie.
Tarquinius, appena uscito dalla casa, disse: "Ma a chi cappero hai insegnato albanese, tu?"

Questo era l'aneddoto che il sedicente Alfano Poggi mi narrò. Era tifoso del Perugia ed aveva sempre cercato d'inculcare in suo figlio lo spirito sportivo, pacifista ed il rispetto per le squadre avversarie. Essendosi recato col rampollo ad una partita della squadra del cuore con la nemica Ternana, mentre tutti tifavano per il Perugia ed urlavano contestualmente minacce sanguinose all'avversaria, egli ripeteva: "Vedi, Gilberto, lo sport affratella, è capito, cocco? AFFRATELLA!" e il figlio: "Certo, bebo, c'è ragione, affratella, affratella, e sì che 'nn è vero!" e intanto scandiva verso il campo con voce tonitruante: "DEVI MORIRE!!! DEVI MORIRE!!!"

(Nella foto: la Via Ritorta, suggestivo vicolo di Perugia).



martedì 8 febbraio 2011

Se famo du' spaghi?

Una volta lessi in un romanzo che la gente non cambia, fondamentalmente. e che se ti sembra che sia cambiata vuol dire che non l'avevi capita. Non so se questa riflessione sia valida universalmente, ma per Aurinca Lacusta di certo lo è.
Ricordate Aurinca? La cuoca moldava affetta da concretismo  e che prende tutto alla lettera perché non riesce a capire le metafore? Condannata a cinque anni per tentato omicidio (ha tentato di strangolare un parroco del tuderte perché voleva preparare una teglia di strozzapreti), sta scontando cinque anni nella struttura carceraria di Volusia, una città modello che rappresenta il fiore all'occhiello del Governo a causa della sua perfetta organizzazione.
Bene, giorni fa Diana, la nostra micetta tortie che ha sostituito la povera Susanna alla guida dei Licaoni, è andata a trovarla a Volusia ed ha avuto la sconsideratezza di accettare da lei un invito a pranzo. Non volendo che Aurinca si disturbasse più del dovuto, le ha detto la frase fatale: "Ma non starti tanto a preoccupare di prepararmi chissà cosa, basta che ci facciamo due spaghi..."
Ed è stato l'inizio della fine.
Diana è stata ricoverata d'urgenza presso la Clinica veterinaria, dove è stata sottoposta ad un'ecografia che ha evidenziato un corpo estraneo nella valvola ileo-colica. Operata d'urgenza, è stata praticamente aperta dalla gola alla coda ed ecco che cosa la veterinaria Sabrina le ha trovato nell'intestino:


Per una settimana la prognosi è stata riservata; Diana è stata ricoverata presso l'ambulatorio di Sabrina.






Ora Diana è guarita, anche se inferocita dall'obbligo di una dieta stretta a base di Gastro-Intestinal e succedanei, e oggi ha scritto al Governatore di Volusia proponendo un corso di retorica per i carcerati...

mercoledì 2 febbraio 2011

Musica classica e parole ar-cane


Il marito della lince Maysa, sopra ritratto, è un pondenco ibicenco di nome Ramon Llull Costa i Llobera. E' un logopedista e lavora presso un locale centro contro la dislessia, dal suggestivo nome "Parole arcane". Dire che lui e Maysa non vanno d'accordo sarebbe sottovalutare la reale portata della situazione, ma il loro matrimonio regge da anni su un equilibrio entropico che si alimenta dello squilibrio e della follia e la cosa, finora, sembra funzionare.
In questo periodo lui  ed un altro suo collaboratore, un pastore tedesco di nome Adolf Hinker (mah), stanno lavorando ad un progetto per affrontare i disturbi dell'apprendimento mediante l'uso della musica  e sovente conducono i giovanissimi allievi del centro ad ascoltare concerti di classica. Al ritorno da una matinée in cui una compagnia mai udita da orecchio umano si era esibita nel "Flauto magico", hanno riferito di aver ascoltato il seguente dialogo surreale tra due cuccioli di carlino:
"Ma perché si parla sempre delle nove sinfonie di Beethoven e invece Mozart, che ne ha fatte molte di più, è meno famoso?"
La risposta non si è fatta attendere: "E si vede che Beethoven le ha fatte meglio!"
Adolf Hinker (del resto, da uno che si chiama così che t'aspetti) ha liquidato lo scambio di battute come demenziale molto vicino al deficiente; Ramon Llull, invece, ha sottolineato che la domanda era meno stupida di quanto non potesse sembrare a primo acchito.
Che ne pensate?


domenica 30 gennaio 2011

... e le mie lacrime son coriandoli per te...

I preparativi per il Carnevale fervono anche a Volusia.
Forse ricorderete che Volusia è un progetto-pilota dell'attuale Governo, il quale è molto attento alle tematiche della sicurezza e della riabilitazione del condannato dopo il crimine ed investe parecchio danaro in questa città-carcere sperimentale, in cui le strutture sono all'avanguardia ed i servizi sono di prim'ordine.
Il Governatore di Volusia sta in questo periodo organizzando un grande Carnevale, iniziativa che ha suscitato anche qualche polemica nei Comuni circonvicini, che ritengono eccessive le elargizioni di finanziamenti alla struttura. Ma dette diatribe non hanno minimamente turbato il Consiglio della città-gattabuia, che sta apprestando carri allegorici di sfavillante bellezza,



ritrovi festivi curati nei minimi dettagli, in cui organizzare mascherate a tema,




strutture ludiche adatte anche ai più piccini.




Sono andata a Volusia oggi pomeriggio con Megalo, a trovare la donnola Aurinca Lacusta, che ci ha mostrato tutto l'apparato carnascialesco ormai pronto. Una sola parola è uscita dalla bocca di Megalo quando ha visto l'ambaradan:
"Minchia!!!"

domenica 16 gennaio 2011

Sociomitologia

Non posseggo un computer e il mio amico Arturo, il soriano ragioniere che convive con la visoncina Lucy K.K., per consentirmi di stampare la mia tesi di laurea mi ha cortesemente messo a disposizione quello del suo ufficio (che vedete nella foto sopra: dato che ancora non ha molti clienti, lui e Lucy arrotondano con lavori campestri). Ero già rimasta un po' perplessa circa la targa che Arturo ha messo sulla porta del locale:

                 Rag. Arturo Pasquale Dianomarina Trifone Benzi, Stupidollo

Mi sono chiesta: cosa vuol dire "stupidollo"? E' un'onorificenza, tipo Mr. Fitzwilliam Darcy, Esquire?
Comunque sia, ieri stavo lavorando alla mia tesi sui rapporti fra animali e umani nel mondo del lavoro e intanto ascoltavo con mezz'orecchio i discorsi che nell'altra stanza facevano Arturo, Lucy e Baedyn, il vombato che vende salsicce alla FoodFarm. Credo stessero facendo le parole crociate... lo spero, almeno, perché stavano parlando delle tre Parche, le divinità greco-latine che erano preposte alla tessitura del ciclo della vita: una avvia il lavoro, una disegna le scene e la terza recide il filo quando è giunta l'ora della morte. La materia del contendere concerneva i nomi delle tre allegre figliole. Una era Atropos, diceva Lucy K.K., l'inesorabile, quella che taglia il filo. E le altre?
"Lachesis" ho brontolato io. "Giusto!" ha urlato Arturo (ma per fare il ragioniere a che serve sapere i nomi delle Parche? boh...). "E la terza?"
"Ma che ne so, guardate su Internet, ormai ci si trova di tutto".
E' proprio vero, pensavo tra me. Una volta se volevi sapere qualcosa dovevi uscire, prenderti il bus e andare fino alla Biblioteca locale, frugare dentro schedari metallici e far passare migliaia di schedine di cartoncino che riportavano i titoli dei testi più stravaganti... tutti, meno che quello che interessava a te, of course... Mentre pensavo questo, dalla stanza attigua proveniva un urlo di trionfo:
"Samantha!!!"
Samantha?... Atropos, Lachesis e Samantha?
Mi pare strano.
"Ma quelle saranno le tre Porche, caso mai" ho bofonchiato, mentre mi veniva in mente che forse la terza si chiamava Cloto.

giovedì 6 gennaio 2011

I Rutuli nel cyberspazio e i blogger ringhiosi

Diario Hollie Hobby
In attesa di notizie di Liriope (non ce n'è veruna) e delle foto di Capodanno che devono essermi inviate via cavo, sono qui a riordinare il materiale per la mia tesi in Sociologia e a riflettere, davanti al camino acceso, sui rapporti che intercorrono nella blogosfera. Tarquinius, che sta qui vicino incidendo una tavola di faggio e inserendo minuscoli intarsi più chiari nel legno più scuro, brontola che su Internet non si hanno rapporti veri. Ne convengo, ma gli assicuro che è possibile si scatenino sfrenate simpatie o incoercibili rancori verso l'uno o l'altro blogonauta, nel ristretto ambito delle interazioni che è possibile avere. Si può anche litigare da blog a blog, anche se non hai mai visto il padron di casa e non hai la menoma idea di che muso abbia. 
Susanna diceva sempre che non permetteva a nessuno di litigare con lei e la mia filosofia è pressoché identica. Non tutti la pensano così, però, tanto è vero che sovente la mia povera amica sorrideva di fronte a talune uscite di blogger che inspiegabilmente le dimostravano una decisa quanto misteriosa ostilità. Una sera mi raccontò che era entrata in un blog di cui non ricordo il nome (e, in ogni caso, non lo nominerei) e aveva lasciato un commento ad un post che aveva come oggetto la Spagna. Scherzosamente, Susanna aveva commentato qualcosa del tipo: "Grande popolo, gli Spagnoli. Non foss'altro perché mettono il punto interrogativo sia all'inizio sia alla fine della frase, evitandoti di inchiodare cambiando bruscamente intonazione alla fine". Dopo qualche giorno aveva letto un acido commento di risposta, che le rendeva noto che la grandezza di un popolo non si misura certo dai suoi segni d'interpunzione. Ma va'! Vedendo poi che i commenti al blog suddetto erano pochissimi, capimmo come mai e Susanna si guardò bene dal visitarlo ulteriormente.
A me successe un'altra scenetta buffa: non fui assalita dal padron di casa, bensì da uno dei suoi commentatori. A quanto pareva, il gatto del proprietario aveva qualche problema renale e io credetti di far cosa gradita dandogli qualche consiglio. Anche perché la persona che aveva commentato prima di me aveva dato suggerimenti a mio parere un po' discutibili. Purtroppo, pare che questa persona fosse un veterinario (o, come diceva Fantozzi, per tale si spacciava) e i miei consigli furono accolti da un'ondata di furore spaventoso, che la spinse ad insultarmi e a fare una serie d'affermazioni deliranti che mi fecero sorgere più di un dubbio sulla serenità del suo spirito. Io scrissi al padrone del blog dicendo che il suo sito mi piaceva, ma che certo visitare un blog dovrebbe essere un piacere e io non intendevo andar lì per farmi insultare dai suoi amici, talché poteva star tranquillo che non avrebbe mai più letto un mio commento; e così è stato.
Adesso sono da sola a ragionarci, davanti al camino acceso, ma mi faccio oscuramente molte domande, forse anche banali.
La prima riguarda le motivazioni che spingono una creatura ad aprire un blog. Non vuoi che nessuno lo legga o commenti? E allora che madonna lo scrivi a fare sulla Rete? Non ce l'hai davanti a casa una cartoleria dove comperare un bel diario segreto con la chiave ed il lucchetto, su cui riversare i tuoi dubbi e le tue afflizioni e da chiudere accuratamente in un cassetto sotto una pila di quaderni o di biancheria intima?
Può anche darsi il caso di un blogger che (cosa poco simpatica, a parer mio, ma forse in qualche caso necessaria, chi lo sa) apra un blog chiuso. (Bella frase, "apre un blog chiuso". Dicesi ossimoro, se non vado errata). Se vuoi commentare, devi presentare una richiesta. Io me ne guardo bene. Così come su Facebook: difficilmente sono io a chiedere l'amicizia, la cosiddetta amicizia. Chi vuol parlare con me, deve chiamarmi perché io non cerco nessuno. Nei siti chiusi io nemmeno ci provo, ad entrare. A parte che penso si tratterà d'un gruppo d'amici che vivono lontani e che vogliono parlare dei cabbasisi loro, e che non se ne fanno niente d'un'outsider.
I più problematici sono i blog aperti il cui proprietario ti dimostra ostilità. E tu ti domandi ma cosa gli duole, a costui? Magari perché tu arrivi quando il blog va avanti da un pezzo, ma dato che ti piace, vorresti saperne di più e talvolta non capisci qualche scherzo, qualche allusione, chi è il tale personaggio e chi la talaltra... e loro s'incazzano e ti fanno notare rabbiosi che "i lettori del mio blog questa cosa la sanno"... e tu, paziente, ti metti a leggere il blog dall'inizio (qualche blog è piacevole quanto un libro, sia chiaro), ma magari qualcosa salti e allora ti viene astiosamente ricordato. Viene sottolineato in modo inquisitoriale che tu quella cosa non la sai. Non la condividi. Come? Tu non c'eri quando l'abbiamo fondato! Tu sei arrivata dopo! A te per farti capire le cose ti devo fare i link! (e perché no? io li faccio). Insomma, ti senti come il Rutulo che arriva a Roma, ne ammira la grandezza e vorrebbe integrarsi, ma i Romani lo scacciano perché è un barbaro, non c'era, quando abbiamo fondato Roma!
Il Rutulo in questione (io) dopo un po' si stufa, la vita è piacevole o così dovrebbe essere, evitiamo discussioni sterili con gente di cui neppure conosciamo il muso. Noi Rutuli sdraiamoci davanti al camino con un bicchiere di birra leggera e una ciotola di noci, chiedendoci oscuramente se la gente che naviga in Rete sia sempre la stessa gente che gira per le strade e per gli uffici, e che se ha qualche problema vien fuori sempre, anche da dietro alla tastiera, anche dal muso buffo di un avatar carino.

lunedì 27 dicembre 2010

Presepe morente


Che dire? Il primo Natale senza Susanna non mi è parso neppure un Natale. Tarquinius, pur essendo addolorato quanto me per la scomparsa di Susanna, si è augurato che sopravvenga presto il primo anniversario della sua dipartita acciocché io possa piantarla di affibbiare quest'etichetta ad ogni festività e ad ogni riunione con gli amici, e forse ha ragione. Ma non ho potuto fare a meno di pensare che a Susanna sarebbe piaciuto passare il Natale ad Arna, nella casa di Byna Vanbeselaere e di sua cugina Chanel, insieme con Srikant il pitone, Arturo e Lucy K.K., Asiak e il furetto Annibale Bellassai, le "Ametiste del Nilo" al gran completo, gli Otocioni e i Licaoni.
Abbiamo mangiato e ben bevuto, debitamente brindato tra la luce di mille candele e ricordato gli amici scomparsi.
L'unica nota straniante della riunione si è verificata quando Chanel ci ha portato a vedere una sua mostra, esposta presso la ex-discoteca "Brooklyn" ed intitolata "Presepe morente"...
                                             
                                             Presepe senza prospettive


Presepe dietro le quinte


Presepe bombardato da estremisti islamici