martedì 16 novembre 2010

Disturbo di personalità paranoide…?

Ho ritrovato un post che Susanna aveva scritto e si era dimenticata di pubblicare...

No, non voglio raccontare la solita barzelletta in voga tra gli psicologi della domenica o di altri giorni della settimana, quella che fa
"Lei è paranoico!"
"No, è lei, dottore, che mi odia!"
Sono una gatta seria, io, e di solito empatizzo coi paranoidi. Mio fratello Edoardo insinua – è malevolo, egli – che li capisca perché sono anch’io paranoica; ma lui, si sa, ce l’ha con me. No, ho stilato una terza relazione per il seminario del professor Biancamagnolia (se continuo così, mi laureo senza neanche passare dal via) ed ho analizzato, stavolta, uno dei romanzi preferiti della Mamma, dal titolo "Paura di uccidere", della scrittrice inglese Ruth Rendell. (Veramente, il romanzo s’intitola A demon in my view ed è un giallo, uscito credo alla fine degli Anni Sessanta; ma la Mamma sostiene che è così bello che meriterebbe di essere promosso nella sezione Capolavori Letterari). Si trova, in esso, la descrizione di un caso di Disturbo di personalità paranoide con impulsi omicidi assortiti per soprammercato; ma compare, tra le sue pagine, anche un episodio che, secondo le ricerche di Maddy, potrebbe essere ascritto alla vendetta del piccolo Albert di cui al post precedente…



Questa, in breve, la vicenda. L’impiegato Arthur Johnson vive in una squallida periferia londinese, in un appartamento ben arredato, ordinatissimo e tirato a lucido (in cui peraltro entra solo lui, ma non si sa mai). La sua vita è rispettabilissima: egli lavora come impiegato in una ditta, non è sposato né ha relazioni con donne (non fosse mai), non beve (anche perché se no diventa aggressivo), non fuma, non frequenta nessuno: come dice lui "se ne sta per conto suo". E’ stato cresciuto dalla zia Gracie, che, apparentemente, lo ha allevato con amore dopo che la madre (che non ci pensava su due volte quando si trattava di giacere con un uomo) lo ha partorito, venduto alla sorella e abbandonato per sempre. Del padre, non è dato sapere; probabilmente la stessa madre di Arthur, qualora fosse stata interpellata al riguardo, non avrebbe saputo fornire precisi ragguagli sulla di lui identità. La zia Gracie, dunque, lo cresce amorevolmente (nel senso…), inculcandogli gran copia di sani valori: la sensazione di essere un reietto che deve riscattarsi dalla bassezza della sua nascita; l’odio per il sesso, la diffidenza verso le donne (ma anche verso gli esseri umani in generale, specie se di differente colore), il servilismo verso i "Superiori" di qualsiasi tipo, il fanatismo per la pulizia, il terrore dell’altrui giudizio. Dopo la morte della zia, Arthur rimane solo e sviluppa una simpatica abitudine: seguire una donna nel dedalo di viuzze delle periferie londinesi e strangolarla, traendone un immenso ed ineffabile piacere. Come minimo, direi io; ho sempre simpatizzato con il povero Arthur… Non si deve tuttavia pensare che egli sia contento di ciò: si rende conto che ammazzare le donne per strada è maleducazione, sa che cosa succede a chi fa ciò che lui ha fatto (non che ne provi rimorso, ovviamente, ha paura della legge); allora studia uno stratagemma per sfogare i suoi istinti e non pagarne le conseguenze. Avendo trovato, abbandonato nella spazzatura post-bellica, un manichino a grandezza naturale raffigurante una donna, lo porta nello scantinato del suo palazzo, lo veste con gli abiti della zia Gracie, ne fa la sua Dama Bianca protettrice e la strangola quando gli gira. Sistema semplice, ma efficace: la legge ti permette di uccidere qualsiasi cosa non sia fatta di carne ed ossa, ragiona Arthur, e con questo sistema va avanti per anni senza sentire il bisogno di uccidere…finché un giorno non arriva nel palazzo un giovane studente, di nome Anthony, che sta per laurearsi (in psicologia, tanto bene) e intanto fa del volontariato coi bambini del quartiere.
Il 5 novembre a Londra si ricorda un personaggio storico, Guy Fawkes, e si organizzano sagre in cui viene bruciato un fantoccio che lo raffigura. Il giovane Anthony, con i bambini e le mamme del quartiere, organizza una festa, al culmine della quale un manichino vestito da Guy Fawkes è bruciato; e indovinate quale manichino sono andati tanto bene a pescare? Ma la Dama Bianca di Arthur Johnson, ça va sans dire. Il povero Arthur arriva troppo tardi per impedire lo scempio. Furibondo, convintissimo che Anthony già da tempo nutra, per motivi di vicinato, del rancore nei suoi confronti, si vendica cominciando a sottrargli la posta dell’amante, una donna sposata che è indecisa se lasciare il marito e mettersi con Anthony o mollare Anthony e restare col marito. Così la faccio decidere io, ragiona Arthur, non ricevendo più risposte da Anthony, questa penserà che si sia stufato e lo manderà a cagare…. Intanto, però, il povero Arthur, privo del suo feticcio, è costretto ad uscire di nuovo in strada di notte per andare a cercare qualche preda da strozzare… e, senza saperlo, strozza tanto bene una vicina di casa (ma tanto accusano il di lei marito e Arthur la fa franca ancora una volta… ma non per molto). Come prosegue la storia non ve lo dico per tre motivi:
1) quello che interessa a me è la patologia di cui soffre Arthur Johnson;
2) vorrei avanzare un’ipotesi su qual è il ruolo del piccolo Albert (di cui nel libro non si parla,
peraltro, ma io le cose le so perché me le invento;
3) il romanzo è bello, andate a leggervelo da soli, razza di pisquani.

(Paura di uccidere, s’intitola, è di Ruth Rendell, adesso la Editrice Fanucci ha preso a ripubblicare i suoi romanzi, ma spesso e volentieri gli cambia il titolo, quindi badateci).

Che cosa dice il DSM-IV del Disturbo di personalità paranoide?
Questi sono i criteri diagnostici:

A) Un quadro pervasivo di diffidenza e sospettosità nei confronti degli altri (tanto che le loro intenzioni sono interpretate come malevole), che iniziano nella prima età adulta e sono presenti in una varietà di contesti, come indicato da quattro (o più) dei seguenti elementi:
1)sospetta, senza una base sufficiente, di essere sfruttato, danneggiato o ingannato (come, senza una base sufficiente? Ma è vero!)2) è riluttante a confidarsi con gli altri perché teme che le sue confidenze possano essere ritorte contro di lui;
3) in tutti gli eventi, anche benevoli, scorge significati nascosti, umilianti o minacciosi (il che, per la maggior parte delle volte, è!)4) dubita senza giustificazione della lealtà o della fedeltà del partner, degli amici e dei colleghi;
5) porta costantemente rancore (grrrrrr!!!);
6) percepisce attacchi al proprio ruolo, anche se non sono evidenti agli altri.

E fa le medesime cose anche con il povero terapeuta che cerca di dargli una raddrizzata, naturalmente… Sintomi come questi sono abbastanza evidenti nel povero Arthur Johnson. Il suo stile di relazione con gli altri è rigido; quando tratta con qualcuno è perennemente timoroso di essere umiliato o preso in giro; è ossessionato dall’idea di fare bella figura; ha bassa stima di sé (la madre non l’ha voluto e per di più era una gran mignotta…), per cui è preoccupato dalle persone che, secondo lui, rappresentano il potere. Un giorno, per strada, viene fermato da una giovane che fa un sondaggio d'opinioni; Arthur le dà puntigliosamente tutte le informazioni che vuole e, dice l’autrice, quando vede che la donna ha preso nota di tutto si sente un po’ meglio… come a dire loro mi hanno controllato, loro ora sanno che sono una persona perbene… Odia e teme gli altri, ma proietta i suoi sentimenti al di fuori di sé: non è lui che odia, sono gli altri che ce l’hanno con lui. Ha fantasie di legami concreti e magici con gli oggetti (la Dama Bianca, oggetto in senso letterale e in senso psicologico)
Solo che…
L’autrice lo definisce "psicopatico".

8 commenti:

Lypsak ha detto...

Mi avete incuriosita, fra tutti quanti. Me lo cercherò e lo sottoporrò al lurker futuro psichiatra.

valeria ha detto...

bellissimo intervento. suerte

il monticiano ha detto...

Ottimo post anche perchè il libro "Paura di uccidere" di Ruth Rendell l'ho letto insieme agli altri sedici sempre della stessa scrittrice che a me piace.
Confermo: le donne sanno scrivere meglio di noi maschietti.

Kylie ha detto...

Non ho letto il libro ma la trama è particolare e intrigante.

Un forte abbraccio

fulvialeopardi ha detto...

che le donne sanno scrivere meglio non ci piove, vedi agatha christie. a parte in assassino sull'orient express, mai scoperto un cavolo di assassino

cinciamogia ha detto...

Anche io ho bisogno di un manichino invece di strozzare qualcuno in ufficio!

Marco Marsilli ha detto...

Bel post. Mi ha incuriosito, anche se non penso che cercherò i libri di Ruth Rendell.

Comunque ne conosco almeno un paio di paranoici di discreto livello. Spero non uccidano.

Ibadeth ha detto...

@Lypsak: ora Ruth Rendell è pubblicata da Fanucci editrice.
@Valeria e Aldo: grazie per i complimenti!
@Kylie: lo lessi nel 1977, pensa un po', avevo da poco fatto la maturità, e mi piacque subito.
@Fulvia: io ogni tanto scopro qualche assassino. Mica sempre, però.
@Cinciamogia: ci vorrebbe, davvero.
@Marco: di solito non uccidono, rompono gli zibidei e basta...