Asiak è depressa. Ma di brutto. Vive provvisoriamente a casa di Ibadeth e Tarquinius e passa le sue giornate a letto. Quando è di buon umore si alza e confeziona abiti con gli scampoli che le porta la Mamma. Ha già fatto due abiti da sera per Ibadeth, uno blu cangiante e uno viola marezzato (se scuoti la stoffa, sembra un tramonto, passa dal viola all’arancione al color bronzo al rosa). Ibadeth li ha indossati per due serate alle sagre coi Licaoni e ha fatto un figurone. “Ho fatto la mia porca figura” ripeteva, soddisfatta. Asiak stava in un angolo e beveva succo di frutta con whisky. Buono, peraltro. Ma lei diceva di sentirsi uno straccio dalla sera in cui, con altri visoni, ha assassinato l’allevatrice di Civitella Plestina e si confidava col furetto Annibale Bellassai, detto Scubidù, che la va a trovare spesso. Dice che si sente in colpa (e ci credo), che l’allevatrice l’ha fatta sentire un cencio, che la sua vita è rovinata (mai come quella dell’allevatrice, ho pensato io, ma non l’ho detto; anche se penso che poteva trovare un altro modo per risolvere la faccenda, ma non ho detto neanche questo). Dice che la mattina, quando apre gli occhi, si sente così infelice che l’unica cosa che vorrebbe è una corda e un pezzo di sapone (“Per farci che?", ha domandato innocente Ibadeth; Tarquinius le ha mollato uno scappellotto e ha ironizzato “Per intrecciare stuoie e amache, però ben pulite, sai, Asiak è un tipo che ci tiene all’igiene…”). Dice che sente che non è finita, che ha l’impressione di una disgrazia incombente; che nessuno le vuole bene, che l’unica cosa che vogliono da lei è il suo pelo dorato per farci trenta centimetri di pelliccia. E spesso non si alza; se si alza, va in cucina, prende un vasetto di yoghurt e rimane lì, vicino al lavello, a guardare la sua immagine zigrinata sull’acciaio e a sentire lo yoghurt che diventa sempre più tiepido. Stupor melancholicus, ho detto io.
“Arte-terapia, ci vuole” ha sentenziato Scubidù. “Danza-terapia! Far emergere ricordi nascosti nel profondo!”
“Ma magari ce li avessi nascosti nel profondo, io le cose me le vorrei scordare” ha ribattuto Asiak.
“Allora devi scendere nel profondo fino al trauma e portarlo fuori da te” ha decretato il furetto. “Devi esprimere con il movimento tutte le emozioni che la musica ti procura e recuperare la spontaneità!”
Mio fratello Edoardo, l’avvocato, ha chiesto a Scubidù chi è che gli vende la roba, perché, secondo lui, non gli hanno dato un prodotto di qualità; ma Edoardo, si sa, è malpensante.
“Arte-terapia, ci vuole” ha sentenziato Scubidù. “Danza-terapia! Far emergere ricordi nascosti nel profondo!”
“Ma magari ce li avessi nascosti nel profondo, io le cose me le vorrei scordare” ha ribattuto Asiak.
“Allora devi scendere nel profondo fino al trauma e portarlo fuori da te” ha decretato il furetto. “Devi esprimere con il movimento tutte le emozioni che la musica ti procura e recuperare la spontaneità!”
Mio fratello Edoardo, l’avvocato, ha chiesto a Scubidù chi è che gli vende la roba, perché, secondo lui, non gli hanno dato un prodotto di qualità; ma Edoardo, si sa, è malpensante.