domenica 5 ottobre 2008

Ora di religione

Maysa la lince, come forse ricorderete, è analista per professione e danzatrice del ventre per hobby. Il suo gruppo, Le Ametiste del Nilo, non si è formato dal nulla come i creazionisti affabulano sia stato creato l’universo, ma per scissioni ed approssimazioni successive; per evoluzione, insomma, così come gli evoluzionisti sostengono si sia formato l’universo. Maysa ha imparato a danzare con la grande Jalila, poi ha lasciato la scuola di Jalila a causa del trasloco in un altro quartiere e si è aggregata ad un gruppo che faceva Tribal Dance, Le perle di Iside. La formazione si è disfatta a causa di furiosi litigi fra le ballerine e Maysa si è dedicata allora al Teatro-Danza; dopo qualche tempo ha fondato Le Ametiste del Nilo, in cui ha raccolto varie danzatrici provenienti da altre formazioni. Non tutte sono rimaste nel gruppo: qualcuna va e qualcuna viene, come succede dappertutto. Una di quelle che è andata è Lirishta Damis, una soriana albanese, sulla quale tutte si sono sempre poste un mucchio di domande: in primis che cosa ci sia venuta a fare in un gruppo che fa danza del ventre. Nel breve periodo in cui ha fatto parte delle Ametiste non capiva mai un accidente delle spiegazioni che le davano sui vari passi. Non sapeva fare il serpente perché bisognava ondeggiare il bacino prima avanti poi indietro e lei diceva che le facevano male le vertebre lombari. Si rifiutava di fare i triangoli perché le sembravano volgari (in effetti un pochino lo sono…). Non aveva mai voluto procurarsi un costume da danzatrice, il che è di solito una delle cose più divertenti della danza del ventre; si era limitata all’acquisto di un cinturone con le medagliette e un velo. Aveva chiarito che non avrebbe mai partecipato ad uno spettacolo, perché voleva solo imparare i passi. Era andata, alfine, in crisi quando il gruppo aveva deciso di fare un’improvvisazione. Maysa un po’ aveva insistito, ma si era in seguito resa conto che la cosa terrorizzava Lirishta e non poco. Con le luci basse nel teatrino, una scenografia con archi, palme, drappeggi e una luna argentata che pendeva sopra il palcoscenico (fatta di carta d’alluminio, of course), le danzatrici si erano lasciate andare alla melodia di “Cleopatra in New York” ed avevano improvvisato liberamente volteggiando sul pavimento d’assi. Lirishta Damis era rimasta in un angolo, seduta ed immusonita. Maysa si era incavolata come un treno, e io ho tentato di spiegarle che un’improvvisazione non è una cosa così banale. E’ un po’ come fare una terapia psicanalitica ed essere in grado di fare libere associazioni, ovvero dire tutto ciò che ti passa per la testa. Non tutti sono in grado di farlo; molti vanno in crisi se proponi loro una cosa del genere, si rifiutano perché si bloccano, si sentono scemi, temono di regredire, hanno paura che il loro IO si disintegri, pensano di perdere in confini fra la salute e la follia, tra sé e gli altri…
Mica è dallo psicanalista, quella scema” ha ringhiato Maysa. “Di che ha paura, di cascare in mille pezzi sotto i riflettori e di rotolare sul palcoscenico?”
Qualcosa del genere” le ho risposto io. “Ha paura di entrare in contatto con la parte più irrazionale di sé. Ha paura di capire ciò che veramente le piace. La maggior parte della gente ne rifugge. Hai visto che ha dei problemi anche a fare i movimenti che richiedano il concorso del bacino?”
Del culo!” ha tradotto Maysa, delicata.
Evidentemente non va d’accordo con la sua parte più vicina alla sessualità” ho concluso io. Maysa ha sbuffato. “Sì, ha litigato col culo, va bene!”
Ha litigato col culo” l’ho scimmiottata io “Certo che ci hai una finezza di pensiero, tu…”
Senti, io non ho mai visto un gatto che ci ha problemi sessuali” ha concluso lei. “Caso mai il contrario. Si vede che questa, a furia di frequentare gli umani, ha preso tutti i vizi che ci hanno loro…”
So che frequenta molto la parrocchia” ha interloquito Kirti Mrinal, la gattaccia bengalese. “Va all’oratorio che sta vicino al mio negozio”
Eccola!!!” ha ringhiato Maysa. “E ti pareva!”
“L’altra sera sono passata da lei per portarle del riso basmati e stava seguendo la lettura della Bibbia su RAI Uno” ha continuato Kirti
La lettura di COSA?”
“Su RAI Uno, dalle sette in poi, credo che facciano la lettura integrale della Bibbia…”
“Uuuuuuuuaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaah
!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!” ha ululato Maysa, inferocita, facendoci schizzare a tutti gli angoli del teatro. “La lettura integrale della Bibbia con i soldi nostri?!?!?….. E io devo pagare il canone per finanziare la lettura integrale della Bibbia? Ma stiamo dando i numeri?”
Mi par di capire che oggi ti senti musulmana” ha azzardato Maria Grata.
Oggi non mi sento un cazzo di niente” ha abbaiato Maysa, compita. “Mi stanno pure bene i programmi dedicati alle varie religioni, che magari durano una mezz’oretta. Ma la lettura integrale della Bibbia? ma in una TV di Stato?...… ma andassero tutti affanculo, io non pago più il canone, non pago…”
Così non puoi sentire nemmeno la radio” ho puntualizzato io. “E ti vengono a sigillare la televisione
Poco male, con tutte le castronerie che trasmettono non penso che sarà una gran perdita” ha detto Maysa, più calma. Poi ha aggiunto: “A proposito di musulmani… scusate, ma… Lirishta non è musulmana?”
Ci siamo guardate stranite, poi Kirti ha detto: “Sì, è vero… mi pare che Lirishta è musulmana, me lo disse tempo fa”
“E che cazzo ascolta la Bibbia, allora?”
ha voluto sapere Maysa, educata.
Effettivamente la cosa ci ha lasciato tutte un po’ perplesse, poi Kirti ha detto, meditabonda: “Non so… magari s'interessa di religioni comparate.... però due anni fa, quando ancora andava a scuola, una volta mi ha detto che i compagni la trattavano male…”
“Perché? Perché era musulmana!”
“Sì, una volta dice l’hanno immobilizzata e le han fatto mangiare un panino al prosciutto… e lei ha vomitato nel corridoio…”
“O Madonna
” ha detto Fabia, inorridita. Maria Grata ha detto, mostrando i polsi incrociati: “Sì, maltrattatemi, immobilizzate anche me, fatemelo mangiare anche a me un panino al prosciutto, che io non vomito di sicuro!”
“Non fare la scema, Maria Grata
” l’ha rimbeccata Maysa.
Ma poveretta” ha detto piano Almasilvia.
E allora fa finta di essere cattolica per non farsi prendere in giro? Non ho capito…”
“Può darsi. Non sa difendersi, è chiaro. Forse preferisce allearsi col nemico…”
“Sì, ma la Bibbia integrale in TV, no, eh!”
ha ululato di nuovo Maysa, di nuovo inviperita. “Coi soldi nostri! Ma facciamo lo sciopero in massa, non paghiamo più il canone nessuno!!!!”
“Sarebbe da fare
” ha brontolato Almasilvia, raccogliendo i suoi costumi di scena.
Così può darsi che dopo Lirishta impara a fare le improvvisazioni” ha concluso Maria Grata, con uno dei salti logici che di solito lasciano gli altri stronati e sconvolti.


Com’ è andata a finire? Che Lirishta Damis non solo non ha imparato a fare le improvvisazioni, ma che non è più nemmeno venuta a danza – anche se va a vedere le Ametiste, quando si esibiscono – e che noi staremo a vedere come si strutturerà effettivamente il progetto della lettura della Bibbia in TV…

sabato 4 ottobre 2008

Poltergeist, scemoniache presenze-2


Dettaglio Creatura
Inserito originariamente da susannucciauccia

Dopo che Flavio Aufidio Crispino ha visto questa foto, scattata da una macchina fotografica costata alla RAI fior di milioni e da uno dei fotografi più quotati nel campo della pubblicità, ha cominciato ad ululare alla luna e a lanciare maledizioni in confronto alle quali quelle albanesi non sono che velati suggerimenti.
Appostati nell'oscurità, il lupo, lo Zio Panda, il ragioniere e la Bimba attendevano l'arrivo notturno della terribile Creatura. Le nuvole passavano davanti alla luna conferendo alla scena un che d'inquietante e desolato. D'improvviso, la Bimba ha lanciato un urlo selvaggio e ha cominciato a correre giù per la discesa, seguita dal ragioniere che squittiva come un topo, dallo Zio Panda con un manganello e dal lupo e dal fotografo muniti di videocamera e macchina fotografica con flash. Le finestre si aprivano e secchiate d'acqua più o meno putrida, ortaggi in avanzato stato di decomposizione e suppellettili arrugginite volavano e si fracassavano sui crani del nostro manipolo di ardimentosi; fino a quando non si è capito che la Bimba era stata semplicemente morsa su una natica da una vespa che aveva scambiato il giorno con la notte. Ritornati indietro (la Bimba è sparita nella notte urlando e bestemmiando in direzione delle antenne del Monte Peglia), un'ombra scura e fantomatica si è parata dinanzi alla porta del garage. Il fotografo ha berciato: "Maiaaaaaaaaaaaaaaaaalllll!!!!!" (è di antica origine ferrarese, egli, evidentemente) e si è disposto freneticamente all'immortalazione, lo Zio Panda si è scagliato su di essa roteando il manganello e l'ha agguantata mentre scattava il flash ... ma uno strido terrificante ha gelato a tutti il sangue nelle vene, la Creatura è riuscita a liberarsi e a battersela e dai piani di sopra è venuto uno straziante appello. "Romeo, Romeoooo!"
"Sì, er mejo gatto der Colosseo", ha ringhiato il lupo, aggiungendo termini non ripetibili ed accendendo la luce della fotoelettrica per vedere cosa mai avesse ripreso il suo fotografo. Quando ha visto l'immagine, ha avuto la reazione di cui al comma precedente.
"Aaaaaaahuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuu!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!"

venerdì 3 ottobre 2008

Il deserto dei Tartari


arturo davanti alla porta
Inserito originariamente da susannucciauccia

Arturo il ragioniere, all'ingresso della sua casa, tiene d'occhio la strada per spiare l'arrivo della Creatura.

Bessa, bessa, bessa...

In questi giorni sono molto occupata coi Licaoni. Come sapete, per una band di liscio il culmine del lavoro è d’estate, tra sagre, spettacoli presso taverne e ristoranti, feste di partito e così via. Anche in autunno, tuttavia, qualcosa si rimedia. Contro le feste dell’uva e della vendemmia non abbiamo proprio nulla, noi, specie se al compenso si aggiungono gradevolissime libagioni del vino locale… Ultimamente, però, ci siamo dedicati anche all’etnomusica, dietro istigazione della nostra violinista Ibadeth, che ci ha insegnato cinque canzoni albanesi cinque, con le quali quest’estate abbiamo girato sia per circuiti alternativi (feste organizzate da immigrati del Paese delle Aquile), sia per concerti organizzati da Comuni e parrocchie di orientamento progressista. Ieri ci hanno contattato gli organizzatori di un Festival della Pace tra i popoli - che già ci avevano fatto lavorare nei mesi scorsi - e ci hanno chiesto di partecipare ad una manifestazione dal titolo “Mille armonie di pace”, che si svolgerà in un antico e noto paese umbro, sotto un padiglione orientaleggiante eretto in periferia. Conferenze, mercatini etnici, ristoranti tipici e, la sera, concerti, le voci dal mondo…
Pur tuttavia… sorvolando sul fatto che fra i Licaoni l’unica albanese è Ibadeth (è tutta l’estate che ci sorvoliamo e alla gente va bene uguale), mi ha lasciato un poco pensierosa la canzone che Ibadeth ci ha fatto imparare per il festival. E’ molto antica, bella e struggente come larga parte delle melodie balcaniche, e s’intitola “Bessa, bessa, bessa”.
Io credevo che la bessa fosse un fungo; invece, in albanese, significa “promessa di vendetta”...
La mia amica ramarra si è degnata di tradurci il testo in italiano solo dopo che l’avevamo ormai imparata e registrata presso l’organizzazione del festival, e così abbiamo appreso che questo concetto esprimeremo, la sera del concerto:



Vendetta, vendetta ti prometto,
che ti maledica il cielo,
perché hai dimenticato la tua patria,
vendetta, vendetta ti prometto,
per il sangue dei morti,
per la lama delle spade,
con i sibili della freccia risponderò,
a morte ti colpirò,
del tuo sangue cospargerò la terra nera,
la nebbia bagnerà la tua lapide,
che spezzerò e lascerò tra il muschio.
Vendetta, vendetta ti prometto,
che il tuo seme scompaia dalle contrade,
che l’erba avvizzisca sotto il vento gelido,
che la luce del cero si estingua…



Io e Tarquinius ci siamo guardati e ci siamo domandati se queste parole siano propriamente consone allo spirito del Festival della Pace tra i Popoli, e ci è sembrato di no… ma Ibadeth insiste, dice che tanto l’albanese non lo capisce nessuno e se alla gente gli facciam credere che è una canzone di pace, gli sta pure bene, tanto la lingua albanese è sconosciuta ai più e se ci sono degli albanesi presenti al massimo ci faranno due risate.
Alle spalle nostre.
E che comunque, quella lei sa.

giovedì 2 ottobre 2008

Poltergeist: scemoniache presenze

Come ben sapete, è già da molto tempo che il governo e la stampa stanno insufflando nella mente dei cittadini che la bieca criminalità, in special modo rumena, stia scorrazzando indisturbata per i pacifici borghi italiani taglieggiando, terrorizzando, derubando, sgozzando, violentando ed occasionalmente inculando la brava gente di stirpe italica, fra l’indifferenza – quando non la connivenza – delle giunte di sinistra e le coraggiose prese di posizione di quelle di destra. Deve ancora decidere, il governo, se la maggior causa di degrado del bel Paese siano i pubblici dipendenti o i lavavetri rumeni, ma in ogni caso sta ammirevolmente predisponendo le proprie contromisure, come è possibile evincere dai recenti fatti di cronaca che vedono ardimentosi giovini protagonisti di pestaggi a danno di extra-comunitari di varia origine. E’ nella scia di questo clima da notte dei cristalli che l’altro giorno ho ricevuto la visita del mio vicino di casa, il ragionier Arturo, che mi chiedeva se potessi per caso prescrivergli un blando tranquillante per affrontare il suo disturbo acuto da stress. Dopo avergli chiarito che, anche quando - e se - sarò laureata, farò la psicologa e non potrò quindi prescrivergli manco la magnesia bisurata, l’ho spinto a confidarsi. Il tapino mi ha riferito che ha trovato, nella sua dimora, tracce del passaggio di uno o più misteriosi intrusi e mi ha descritto le orme immense, il verso che non ha nulla di felino (un misto tra il ruggito del ghepardo e il rimbombo dei carri in corsa su una strada lastricata), la sagoma nera ed enorme scorta di sfuggita al chiarore lunare una sera in cui aveva finto di uscire per meglio sorprendere la Creatura. Mentre io canticchiavo fra me Moonlight shadow, Arturo mi esponeva i suoi sospetti che i misteriosi visitatori notturni fossero dei rom. E dalli coi rom, gli ho sbuffato io, sarà la Bimba che vuol farti qualche scherzo dei suoi. L’altro giorno, in gita scolastica a Bomarzo per visitare il Parco dei Mostri (in cui, a mio parere, si sarebbe facilmente mimetizzata), ha aizzato i compagni contro l’autista del pullmann, l’hanno legato e imbavagliato, lei si è messa al posto di guida e ha virato per Mirabilandia. No, il ragioniere ha negato che fosse la Bimba, giacché ella era con lui quando ha organizzato l’agguato per scoprire il volto della Creatura. Io allora gli ho suggerito di farsi aiutare dallo Zio Panda, che essendo altro due metri e venticinque e largo quasi altrettanto, avrebbe potuto agevolmente sopraffare la Creatura, ancorché essa fosse di dimensioni sansonesche.
So che hanno organizzato l’agguato per stanotte. Il manipolo è composto da Arturo, dallo Zio Panda e dalla Bimba, con l'ausilio del lupo giornalista Flavio Aufidio Crispino, speranzoso nello scoop, con cui hanno preso accordi per trovarsi, stanotte alla una, nella magione del ragioniere insieme ad un cameraman della RAI3 che riprenda la cattura di uno o più pericolosi criminali di etnia probabilmente romena.
O anche marocchina, non è chiaro.
Tanto per me sono tutti negri, diceva mia zia Marta, Dio la riposi.

Riepilogo

Post riassuntivo per chi si fosse connesso proprio in questo momento (visto che ci sono molti amici nuovi che vengono a visitarci...).
Chi sono io, lo avete visto nelle Informazioni personali: micia tricolore di oltre dodici anni, spero di laurearmi presto in Psicologia, sono una musicista rock e suono il liscio per necessità. Vivo con la Mamma e lo Zio Panda, con tre fratellacci maschi: Edoardo l'avvocato, Martino il rabbino - neri come beccamorti - e Charlie, il siamese rincoglionito (ma solo un po'). Frequentano la nostra casa il Bimbo e la Bimba, due effimere e misteriose presenze.
Mio vicino di casa è Arturo il ragioniere, un gatto soriano non coraggiosissimo, ora impegnato nella lotta contro un misterioso intruso che s'insinua in casa sua.
I miei compagni di rock, gli Otocioni, sono: Annunziata Scognamiglio detta Tina, la piovra, Jerry l'otocione (al secolo Jerusalem Gebratmaryam), Maysa Noura, la lince, Kevin Fontecupa, l'oritteropo, Baedyn Yirrkala, il bassista e Fulgenzio Planciade Dixit, il panda rosso. Quest'ultimo è omosessuale ed è fidanzato con il rude fabbro laziale Michelangelo Storace, detto Er Pantegana.
I musicisti con cui suono il liscio, i Licaoni, sono invece:
il licaone africano Aristogìtone Ngouma; Ibadeth Hysa, la mia migliore amica, una ramarra albanese; Tarquinius Lalibela, il suricate, suo marito, restauratore; Filòstrato Sousa da Silva, il pipistrello portoghese.
Ho una sorella, Megalo, che fa l'avvocato matrimonialista a Marsciano e colleziona foto di rotatorie.
Ho una cugina, Margot, gatta di origini scandinave, che vive a Roma con la zia Gaja e dirige un museo preistorico.
Maysa la lince, analista di laboratorio, sposata al pondenco ibicenco Ramon Llull Costa i Llobera (con cui non va d'accordissimo) ha fondato un gruppo di danzatrici del ventre, Le Ametiste del Nilo. Fanno parte di tale corpo di ballo altre quattro gatte: Fabia, dolce certosina; Kirti, gattaccia del Bengala; Maria Grata, candida micia siciliana; Almasilvia, gatta selvatica e coltivatrice bio.
Ibadeth e Tarquinius ospitano due visoncine sfuggite a un laboratorio, Asiak e Lucy K.K. Corteggiatore di Asiak è il furetto Annibale Bellassai, detto Scubidù, che di mestiere fa la stola di pelliccia animalista. La terapeuta di Asiak è la psichiatra Angelica Pasqui-Copanello.
Altri amici che gravitano nell'orbita: il pitone Srikant, che lavora al Comune; la Contessa, amica di mio fratello Edoardo; l'Angiolina, la sua fidanzata, e le su' figliole; Madama Grazia, proprietaria della Food Farm, negozio di prelibatezze umbre; il lupo giornalista di RAI3 Flavio Aufidio Crispino; Tonina, la gatta scultrice; Morgana Malimpensa, donna misteriosa che mi scrive sempre per farsi interpretare i sogni; Luca, il master della gastronomia ferrarese Le cose buone; e chi altri? ho dimenticato qualcuno? Spero di no, sai che figura altrimenti...

mercoledì 1 ottobre 2008

Angelica


balcone (disegno di Asiak)
Inserito originariamente da susannucciauccia

Angelica è una gatta rosso chiaro, assai cordiale e solare. Ispira serenità al solo vederla e questo, mi ha detto il furetto, ha tranquillizzato sia lui sia Asiak, quando si sono presentati per il colloquio di presa in carico della triste visoncina. Angelica è una psichiatra, consigliata – diciamo imposta – ad Asiak dalla micia bianca Maria Grata, la mia amica anestesista, che le ha combinato un appuntamento dopo avere visto a che livello di depressione è arrivata.
Angelica abita appena fuori città, in una torre ristrutturata (mentre Asiak aspettava, ha fatto uno schizzo della torre, che potete vedere a fianco). Ha fatto entrare la visoncina in una stanza piccola, che dava sul giardino (la casa è un po’ discosta), con una scrivania antica, un lettino in un angolo e piena di batik alle pareti. Ha sorriso e ha detto: “Ebbene?”
Asiak non sapeva da dove cominciare e si ravviava nervosamente la pelliccia. Ha poi detto, con un fil di voce: “Sto male. Non so… vede, nemmeno mi riesce di parlare”
Angelica ha sorriso e le ha chiesto: “In che senso? Come si sente, quando sta male?”
Intontita… la mattina è peggio… certe volte nemmeno vorrei alzarmi. Sto da amici… amici ne ho e sono tanto cari… ma a me mi sembra di essere da sola. E poi mi preoccupo, mi preoccupo sempre… di essere di peso… gli faccio i vestiti, ma la gente magari in casa sua ha voglia di stare in pace, ma io una casa non ce l’ho”
“Prima di tutto potrebbe attivarsi per trovare un alloggio, intanto
” ha sorriso la psichiatra “ma se i suoi amici le vogliono bene, io non mi turberei più di tanto… Cos’altro la preoccupa?”
Tutto” ha risposto Asiak decisa. “Tutto. Alzarmi, lavarmi… fare colazione, certe volte nemmeno la faccio”
“Mangia molto?”
No, per niente. Non ho voglia di niente. Faccio disegni a casaccio, i miei amici mi spingono a disegnare, e credono che disegni stoffe… ma sono scarabocchi a caso, non sono neppure belli…Non mi diverto nemmeno a uscire con Annibale… Annibale è un amico, il furetto che mi ha accompagnato, è anche un po’ ossessionante, certe volte… e io mi sento in colpa a pensare così di lui, è tanto buono e mi vuole bene, ma certe volte mi sta troppo addosso, io vorrei dormire e lui mi dice usciamo, vèstiti, andiamo al cinema, andiamo al bar, e io vorrei solo dormire sul divano, con Ibadeth che cucina e mi lascia stare…
Ci riesce a concentrarsi?” ha chiesto Angelica. Asiak ha scosso il capo. “Macché. Non leggo più perché tanto non ci capisco più niente, magari rileggo dieci volte la stessa frase e non mi ricordo niente di quel che diceva
Quando si sente così triste, a cosa pensa? Non abbia fretta di rispondere, si prenda il tempo che vuole”
“Che... che ho rovinato tutto”
“Tutto cosa?”
“Tutto. La mia vita e quella degli altri”
“Potrebbe dirmi qualcosa di più?”
“Volevo fare la stilista… e faccio la sarta. Sono venuta via da Copermine… sono un’eschimese, io… Lucy invece è canadese… Lucy è la mia amica… Insomma, non ho combinato niente nella vita e oltre tutto abbiamo anche ucciso una donna”
In quel momento, Asiak mi ha riferito poi, le è venuto quasi da ridere perché ha visto la psichiatra impallidire – per quanto possa impallidire un gatto, peraltro. In tutti i modi, ha mantenuto un ammirevole autocontrollo e l’ha esortata gentilmente a darle maggiori dettagli. Allora Asiak le ha raccontato la storia della signora Miranda Vescovo, pellicciaia, che aveva attirato lei, Lucy K.K. e altre tre visoncine in un tranello, mediante un annuncio di lavoro in cui sosteneva di cercare sarte per un laboratorio.
Il laboratorio c’era. Oh, per esserci, c'era... Ma noi dovevamo essere le stoffe da cucire” ha raccontato, con voce tremante. “Ci abbiamo messo un po’ per capirlo…” e ha proseguito riferendo le vicissitudini della notte dell’omicidio, la fuga dal paese dove viveva la pellicciaia e la sistemazione in casa di Ibadeth e Tarquinius.
La polizia non sospetta di noi… adesso con me da Ibadeth c’è anche Lucy, che prima era scappata a Roma, poi mi ha raggiunta… le altre tre non le ho più sentite e sono preoccupata anche per loro… Mi sento colpevole, Lucy no… Lucy dice che non potevamo fare altro, io invece penso che qualcos’altro si poteva fare… senza bisogno di ammazzare la signora Vescovo...Dice Susanna che bisogna essere in pace con tutti ed assertive… vuol dire che non ti devi far maltrattare, ma che neanche devi maltrattare tu gli altri, ma come si fa?… Ti trovi davanti una che vuole scuoiarti con un trincetto e le parli assertivamente? Forse non ci saremmo dovute proprio arrivare, a quel punto. Lucy dice che quel che è fatto è fatto… ma secondo me non lo pensa neppure lei, prepara le salse da Ibadeth e fa le marmellate, ma l’ho vista, l’altro ieri, che piangeva mentre girava la marmellata d’uva spina…”
E per finire s’è messa a piangere. La psichiatra le ha dato un fazzoletto di carta che teneva in una cesta a fianco della scrivania e le ha offerto una barretta di cioccolato alle nocciole, che Asiak ha gradito parecchio.
Ci voglio andare anch’io a fare la terapia! Se ti danno la cioccolata alle nocciole!
Stra-sluuuurp!