mercoledì 21 maggio 2008

Le Ametiste del Nilo, Le Palme della Luna e il Genius loci


Stagno
Inserito originariamente da susannucciauccia

Il gruppo di danza orientale “Le Ametiste del Nilo” è formato da cinque ballerine feline, come già ebbi occasione di raccontare, ciascuna col suo nome, il suo pseudonimo, il suo lavoro… e le sue stramberie.
Già ho avuto modo di accennare al carattere peculiare di Maysa la lince. Non è cattiva, peraltro: è affetta dalla malattia di Tourette ed il suo matrimonio con il pondenco ibicenco Ramon Llull Costa i Llobera non è dei più felici, elementi che ogni tanto la fanno apparire più ringhiosa del dovuto. Un’altra delle cinque affascinanti bajadere è la gatta selvatica Almasilvia Deogratias, in arte Fahranaz, che possiede una piccola azienda agraria gestita con metodi bio.
Gatta selvatica lo è di nome e di fatto (non che Maysa sia cordialissima, ma Almasilvia la batte): tutte le volte che sono andata a trovarla, stava seduta accanto allo stagno (lo Stagno Maddalena, di cui abbiamo una diapositiva) e pensava. Credo d’aver sentito pochissime volte la sua voce, anche se poi è stata gentile, è entrata in casa, ha apparecchiato per due e mi ha offerto zuppa di cereali con pane nero d’avena, fatto da lei (pure buono) e, durante la cena, ha lasciato sempre acceso un lettore CD che suonava musiche tradizionali persiane.
Maysa, che evidentemente è più in confidenza con lei, mi ha raccontato che si è aggregata al gruppo da un anno: prima danzava (si fa per dire) in un altro gruppo di bellydancer, “Le Palme della Luna”. Quando è confluita nelle Ametiste, ha faticato un po’ ad essere accettata – spesso capita, nei gruppi. Ha raccontato a Maysa che aveva iniziato ad andare a lezione da una bravissima danzatrice del ventre, in arte Ilanah Parvanah (che in realtà era dell’Ecuador e si chiamava Marisela Pinto Flores). Il primo anno tutto era filato liscio: la ballerina, che teneva lezioni presso un Centro Anziani denominato alquanto sinistramente “Il viale del tramonto”, aveva istruito lei e le sue compagne sull’uso del velo, dei cimbali e della sciabola. In seguito non aveva più insegnato loro nulla (anche perché null’altro sapeva, secondo Maysa), ma aveva continuato per anni a far ripetere le stesse stantie coreografie senza proporre alcunché di nuovo, tanto che le serate erano all’insegna della noia più profonda. Tale ripetizione era motivata dal fatto che Ilanah Parvanah usava le sue allieve per esibizioni in locali e sagre… per le quali percepiva profumati compensi, che però non divideva con le sue odalische. Talvolta organizzava spettacoli per eventi particolari (per cui richiedeva la partecipazione delle due più carine) e in quel caso dava un compenso anche alle allieve; ma Almasilvia non era mai stata compresa in alcuno di detti spettacoli, in quanto era molto più vecchia delle sue compagne e la furba ecuadoriana trovava sempre il modo di lasciarla fuori. Non ci sarebbe stato gran che di male in tutto ciò… se non fosse stato che Ilanah Parvanah continuava a farsi pagare mensilmente, come se, invece di un corpo di ballo, fosse stata ancora una scuola e lei avesse continuato ad insegnar loro qualcosa.
- Alla fine s’è scassata, Almasilvia, ed è venuta da noi – aveva concluso Maysa (meglio tardi che mai, avevo pensato io; che cosa mai spinge qualcuno ad aggrapparsi ad una relazione, ad una famiglia, ad un gruppo che palesemente ti è ostile?…).

Quando Almasilvia si è aggregata alle Ametiste del Nilo, ha un po’ faticato ad inserirsi. Almasilvia è scostante, come s’è detto, e questo non aiuta mai; ancor meno se il gruppo in cui devi inserirti è già formato e definito, giacché i suoi componenti si vedono come parte di un qualcosa che è perfetto e che non necessita di aggiunte. Altro che

Aggiungi un posto a tavola, che c’è un amico in più;
se sposti un po’ la seggiola stai comodo anche tu…

Se in un insieme definito arriva un componente nuovo, è necessaria una ristrutturazione e non è semplice, soprattutto se il branco non ha voglia di ristrutturarsi. Il nuovo amico non viene sic et simpliciter assimilato: bisogna de-strutturare tutto l’ambaradan
E’ come se il gruppo fosse qualcosa di distinto dal resto, un involucro che ti separa dagli altri. Se però ha elaborato una sua identità, diventa flessibile, perché sa chi è: quindi non è necessario irrigidirsi, chiudere i confini per non far entrare gli altri, sentirsi feriti e sconvolti se succede qualcosa di nuovo e impreveduto (va’ a spiegarlo al Ministero degli Esteri; o agli abitanti di certe cittadine di provincia...).
Fra il gruppo e l’esterno non ci dev’essere un muro, ma una porta; e le porte, si sa, sono fatte per essere oltrepassate, o no?
Mi affascinano, a me, le porte.
Responsabile delle ristrutturazioni in un gruppo è il Genius loci o tessitore dell’identità sincretica.
L’identità sincretica è qualcosa di irrazionale, una socializzazione senza regole definite, un legame nascosto tra i membri del gruppo. Il Genius loci non è il capo del gruppo, ma è colui o colei che è custode del patrimonio affettivo, che “inventa le forme dello stare insieme” (secondo il prof. Claudio Neri), ma senza parole.
Uno dei compiti del Genius loci è far sì che un nuovo amico sia accettato dal gruppo; perché, se il gruppo si sente senza identità e si sclerotizza, entra nella modalità “attacco e fuga”… e allora sono volatili amari.
Non c’è più la porta, ma c’è la muraglia.
Le Ametiste del Nilo hanno accolto Almasilvia… oddìo, ci hanno messo del tempo, ma con l’aiuto del Genius loci (Fabia, la dolce Aysel?) Fahranaz è stata inglobata ed è andata abbastanza liscia. All’uscita delle prove, la prima sera dell’ingresso di Almasilvia, Fabia è salita sulla sua Vespa e si è allontanata cantando; e per le vie del centro storico, sotto la luna, si udiva la sua voce che si perdeva lontano.

Domani s’incomincia un’altra volta,
la vita insieme a te sarà sepolta…

Adesso Fahranaz fa parte del gruppo in maniera stabile e piuttosto tranquilla. La ristrutturazione c'è stata; nessuno ha attaccato nessuno (almeno per ora); le Ametiste si esibiscono, a mio avviso, abbastanza indecorosamente. Il Genius loci si è dato da fare, ma non sempre ci è riuscito; un giorno o l'altro vi racconterò le vicissitudini del corpo di ballo dalle origini ai giorni nostri.

Stasera no, devo andare a vedere una puntata del dottor House.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

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