martedì 19 aprile 2011

Quo vadis? Al Ponte Fonnaia!

La micia anoressica rumena Luminitsa Blerinca ha smesso di lavorare per l'immobiliare con cui collaborava due anni fa ed ora si è messa a fare la guida turistica per una piccola agenzia collegata al Museo Archeologico, la Quo vadis Escursioni (che secondo me come denominazione fa il paio con la "Viaggi senza ritorno", ma Arturo mi dice che sono malfidata). Solo che, dopo qualche settimana che lavorava lì, sul muro intonacato di fresco dell'agenzia è comparsa la seguente scritta:

                    
e la micia ci è rimasta molto male perché è convinta che sia rivolta a lei. Del resto, dopo le articolate esternazioni di certi esponenti dei partiti di governo (tipo "Stranieri foera di ball)....
Tuttavia ha continuato a fare il suo lavoro come niente fosse e ieri sono andata con lei unendomi ad un'escursione di russi condotti in visita nell'Umbria meridionale. Luminitsa li ha portati a Carsulae, ad Otricoli e al Ponte Fonnaia, presso Massa Martana, vicino alla Strada Statale 316 dei Monti Martani. Nei prossimi giorni ha in agenda una gita alle Gole del Forello e al Porto Romano sul Paglia, presso Orvieto.

Ecco cosa ci ha spiegato del Ponte Fonnaia.
Esso si trova nei pressi di Massa Martana. Costruito nel 220 a.C. da tale console Gaio Flaminio,  si chiama così (il ponte, non il console) perché sormonta un piccolo rivo tributario del torrente Naia e consente alla Via Flaminia di oltrepassarlo (per me, ci potevano riuscire anche a piedi, giacché il fiume non è proprio di portata epocale, ma va' a sapere, forse all'epoca era più gagliardo). E' una poderosa costruzione viaria, di 8-10 metri di altezza e 20 di larghezza, ad una unica arcata di 4 metri di luce, fatta di blocchi di travertino perfettamente squadrati e dotati di bugnatura (dice Luminitsa).
Nell’intradosso –  dicesi intradosso la parte interna dell’arco a tutto sesto – i blocchi, che si riducono di dimensioni nella parte superiore, sono squadrati e con accenno di faccia vista in bugnato rustico; l'arcata dispone di blocchi tagliati a forma di cuneo nel punto di imposta. L’arco sormonta una cornice, che sporge leggermente e si prolunga sia dentro il cunicolo, sia sulle spallette laterali. I fianchi del ponte sono eccezionalmente ben conservati e sono fatti di grossi blocchi di travertino che rivestono una struttura interna a sacco.
In molti blocchi si trova una scritta,  P II (o solo II): pare voglia indicare la cava di provenienza del materiale. Il ponte, come s'è detto, fu costruito dai Romani nel III secolo e restaurato in età augustea, nel 27 d. C. circa.  



(La foto non l'ho fatta io: ne ho scattate, quando ero lì, ma dato che l'età avanza e l'Alzheimer pure, non son riuscita a ritrovarle...)


8 commenti:

Elisa ha detto...

Ma la volta del ponte non sta molto bene, eh?
Però è bello, anzi, è proprio proprio bello.

Kylie ha detto...

Ha il suo fascino dai.

Un abbraccio e buona giornata!

Ibadeth ha detto...

Chiunque tu sia, benvenuta, Elisa!

Francesco ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Lyppa ha detto...

Ero io! E ero io anche prima! (Loggatami per sbaglio dal google del Lurker)

E' che ho cambiato account e sto facendo un po' di casini co' sti' googli...

3my78 ha detto...

Quanto tempo hai ragione :))) Un salutissimooo :)

Nounours(e) ha detto...

.ciao Ibadeth. Sono di corsa, ti leggerò più avanti con calma. Ora ti auguro una Felice Pasqua! Nou

Ibadeth ha detto...

Grazie, carissimi! Rispondo in ritardo rientrata da poco da una mini-vacanza in Valle Campiana!