giovedì 24 maggio 2007

Mia madre si chiama Pandina...

Pandina
Mia madre si chiama Pandina... o almeno credo perché è così che la chiama lo zio. "Pandina!" si sente per casa "Pandina bella! Pandina carina!" e talvolta "Pandina patatina", qualsiasi cosa ciò voglia dire. Non credo che però questo sia il suo nome autentico. Io, il mio nome autentico lo tengo ben nascosto e non lo dico a nessuno; lei no, e qualcuno evidentemente lo conosce perché una volta, sbirciando nella sua borsa ho visto che si chiama Margherita B... il resto non sono riuscita a leggerlo, c'era scritto qualcosa, ma né io né i miei fratelli ci vediamo tanto bene. Del resto, per noi è solo "La Mamma" e lo zio è lo "Zio Panda" (anche lui non si chiama mica così, ma di preciso non lo so come si chiami: la Mamma lo chiama Pandino, i vicini di casa lo chiamano Ingegnere, anche se secondo me non è un gran complimento: avevo un fratello ingegnere, Dio l'abbia in gloria, ed era una bestia).
Comunque, sono stravaganti. L'altro giorno, a lezione di sociologia, parlavano della relatività della cultura e della diversità, cosa che io capivo (benché da più parti mi abbiano tacciato di scarsità di astrazione); ma mi riesce più facile capire i Boscimani o gli abitanti delle Trobriand piuttosto che la Mamma o lo Zio Panda. Almeno certe volte. "State unendo le dita? State ruotando le falangi? State stringendo amicizia con gente che ha il colore della pelle diverso dal vostro?..." Quei due, chi li capisce è bravo. Prendi la Mamma, per esempio. (Lo Zio Panda si alza la mattina, ci prepara la colazione e non si rivede fino all'ora del tè, che di solito si guarda bene dal prepararci, benché io lo gradirei e gliel'abbia anche detto. Ma figurati.). Ci butta giù dal letto, butta per terra le coperte, le rimette sul letto e poi permette che ci corichiamo di nuovo. Che logica c'è, le ho detto una volta. Perdi quindici minuti di vita per fare quest'inane operazione, e li fai perdere a noi, il che peggiora le cose. Ma lei sì, dà retta a noi. Ogni tanto si chiude nello stanzino e ne emerge dopo quaranta minuti, se va bene. Se le busso, m'ignora signorilmente o lancia qualcosa sulla porta e mia sorella Iris, che ha uno studio d'informatica e frequenta parecchi di loro, dice che quello è il bagno, In che senso, ho detto io. Ci fa i suoi bisogni, ha detto Iris. E c'è bisogno di chiudersi dentro. Mah.
Poi, ha sempre una divisa diversa. E' frivola, forse; ma è la Mamma e io ho in lei una grande fiducia, anche se non la capisco. Perché perdere tempo la mattina a mettersi una pelliccia diversa ogni due per tre, dico io. Gliel'ho anche detto - le parlo più che altro la sera, quando mi sdraio sulla sua pancia in raro momento d'introspezione - ma devo averla offesa perché m'ha scaraventato giù dal letto e chi s'è visto s'è visto. Io, per parte mia, ho sempre la stessa. La divisa, intendo. E' rossa, nera e bianca e mi hanno detto che è fantasmagorica, mica come quella moscia di mia sorella Iris con la sua divisa grigia ("Gridellino", dice la Mamma, e io e mio fratello Martino abbiamo perso un pomeriggio a guardare nel vocabolario perché quello scemo di Martino se l'è tirato in testa e ho dovuto mettergli una compressa fredda. Dopo era, se possibile, diventato ancora più scemo. Insomma, "gridellino" indicherebbe un colore tra grigio e rosa) o quei due noiosi dei miei fratelli, il succitato Martino ed Edoardo, neri come una coppia di beccamorti; va be' che Edoardo fa l'avvocato e per lui avere un look sobrio è fondamentale. Anche se, con tutti gli intrallazzi che fa, si potrebbe anche mettere un gonnellino di rafia all'equatoriale, ma è meglio non dirlo, questo, se no Martino mi rimprovera. Dice che parlar male è peccato.
Martino è ebreo. Fa il rabbino alla Sinagoga, ma non si dà troppe arie; anche perché, come già ricordato, è scemo. Ha una grande passione per lo Zio Panda e pretenderebbe da lui continue attenzioni. Un po' come faccio io con la Mamma, ma io solo la sera. Martino invece pretenderebbe che lo Zio Panda non andasse a lavorare per grattare la pancia a lui e questo, da un ministro del culto, mi pare poco serio.
L’unica seria è mia sorella Iris. Dopo, vi parlerò dei due nuovi pensionanti che si sono installati a casa nostra, che Dio li strafulmini (se mi sente Martino).
Mia sorella Iris, dicevo. Il genio della famiglia, dicono: si è laureata a Pisa in Informatica (per mantenersi, lavorava in un mobilificio di Pontedera, mostrava i mobili alla domenica ai clienti allibiti, illustrandone fattura, fregi e, soprattutto, solidità: ci saliva sopra), ha beccato il massimo dei voti, ora ha, come già ho detto, uno studio e fa consulenze. Fa un sacco di soldi, ma secondo me, è scema. (Non quanto Martino, naturlich: quello è proprio un mentecatto). Mi spiego meglio: è scema dal punto di vista sociale, e poi è stravagante, ancora più della Mamma e dello Zio Panda. Il che, badate bene, non è cosa da poco, alla faccia della relatività della cultura. Intanto, è troppo buona; ma proprio cogliombera, si farebbe picchiare da chiunque ambisse a far di lei bersaglio di pestaggi e/o lancio d’oggetti. Nostro fratello Ubaldo, Dio lo riposi, l’ingegnere cui accennavo poc’anzi, la gonfiava regolarmente di botte e lei reagiva mettendosi a tremare come una foglia. Ma reagisci, gonfialo, massacralo, le dicevo io; ma sì. Mi guardava allibita e tremante, l’occhio perso nel nulla (Forse pensava al cervello di Martino). La sera, a cena, la Mamma le serve il piatto con lo spezzatino (ci fa solo quello, la Mamma: ci ha una fantasia…) e lei non lo mangia, mentre noi ce lo spazzoliamo (LORO, non io; gliel’ho detto, alla Mamma, l’altra sera, fammi qualcos’altro per cena, mica per niente, lo spezzatino è ottimo, ma sono otto anni che ci servi solo quello, ma devo averla offesa perché m’ha scaraventato giù dal letto e ha spento la luce. Allora io sono andata a vedere quel che leggeva e ho visto che si trattava della Cucina Creativa Indiana. Bene, ho detto, vedi, la Mamma sta pensando di cucinarci indiano la sera, ecco perché s’è offesa, ci aveva già pensato da sé a cambiarci dieta… Credevo io: la sera dopo, spezzatino di nuovo.
Ahi, culinaria, di dolore ostello)

2 commenti:

Nounours(e) ha detto...

Ma è bellissimo questo racconto dalla parte di Susanna!
Un abbraccio
Nou

Maria Gabriella ha detto...

Grazie, Nou!