sabato 9 aprile 2011

Navigando tra le perle di saggezza

E chi se lo ricorda che nome avevo dato alle chiavi di ricerca demenziali che conducono gli utenti sul mio blog?
E chi se lo ricorda in quale post ne avevo parlato?
E chi mi assicura ch' io non abbia a ripetermi?
Sapete che vi dico? Poco male. Comunque, ecco alcune perle di saggezza distillate dagli improvvidi navigatori della blogosfera.

Caccia al cinghiale squadra Sandokan: nel Borneo c'è pieno così, di cinghiali...
Porchetto di Santa Lucia: la Santa, invidiosa del collega Antonio, ha voluto anch'ella un suinetto da esibire nelle feste patronali ...
Voglio iscrivermi a Comunione e Liberazione: ce n'è di pervertiti, a giro.
Mia madre è scema: anche la mia.
Quando ero anoressica andavo in bicicletta: ora che mangio come un lotro mi sono dedicata a sport più estremi, tipo i tuffi dal trampolino con l'uniciclo.
Il pitone può stare con la marijuana?: a questa domanda esistenziale non so rispondere. Interpellerò qualche biscia locale.
Piastrelle riproducenti muri: che spreco di quattrini.
Diario di un antisociale: "Caro diario, quanto tempo che non ti scrivo! Oggi ho dato fuoco al nonno paralitico. E' stato esaltante vederlo riacquistare repentinamente l'uso delle gambe e sentire le fervide invocazioni che elevava a divinità zoomorfe..."
Decreto-legge sulle gomme infernali: oddìo, ne fa di leggi bizzarre e al limite della moralità, il nostro governo, ma questa mi mancava...
Piedi puzzolenti, cosa fare: lavarli no?

E adesso entriamo nel tunnel della pornografia.

A Urbino facciamo un pompino: è una specialità locale?
Pompino solista: con obbligo di secondo pompino?
Scarpe per castrare: sarebbe forse meglio un trinciapollo.
Evirazione con stivali: idem come sopra.
Scoparsi la leva del cambio: un misto di sconfortante solitudine e scioltezza muscolare...
Troie fresche e pompate: il "pompate" ci può anche stare; quello che mi lascia perplessa è il "fresche"...
Tranquillanti per incularla: ce ne sono di appositi? Cioè, uno va dal farmacista e chiede la ricetta dell'Inculaben o del Sodomix?
Ragazze che s'infilano petardi nel culo: poi accendono?...
Diciottenne inculata per il suo compleanno: non sanno più cosa regalare. I giovani d'oggi ormai hanno tutto...
Girini scene erotiche: batracopedofilia, insomma.
Area bestemmie: un po' come la zona per fumatori?

E ora le gioie della famiglia!

Racconti di una suocera lesbica: Scoprii solo in tarda età la mia più autentica vocazione, ragazzi...
Racconti di una mamma incestuosa che l'ha preso in culo dal figlio: nel senso che il rampollo la ha ingannata o l'ha proprio messa come suol dirsi a pecora?
La mamma mi fa una sega: nel senso che sei scarsamente interessato alle di lei recriminazioni o che ella indulge a scriteriate masturbazioni nei tuoi confronti?
Cugina ti sodomizzo: è ottocentesca la richiesta, però.
Pompino dalla zia: dai, tesoruccio bello, adesso la mamma esce, ma tu rimani con la zia Ines che ti farà una bella merendina e dopo un bel pompino...
Zia chiava: e beata lei.
Sono stato sodomizzato dalla zia: cotesta zia è una piaga.

E dopo questa bella carrellata di scemenze, mi son ricordata come le avevo chiamate: La Chiave!
Sempre a proposito di chiavate, peraltro.


giovedì 31 marzo 2011

L'erba del vicino e i vicini di Erba

Io non sono una che legge tra le righe. Di solito mi accontento di leggere sulle righe e già faccio fatica. Però l'altra sera, mentre con mio marito Tarquinius, la micia Diana, Aristogìtone il licaone e Filòstrato il pipistrello cieco (la nostra band di liscio al completo) stavamo guardando su RAI3 "Chi l'ha visto?", ho cominciato anch'io a fare come suol dirsi della dietrologia.
Si vede che l'altra sera non avevano tanti scomparsi da esibire perché la puntata era incentrata su casi vecchi e bacucchi, su uno dei quali, a mio modesto parere, c'era anche poco da dire: la cosiddetta strage di Erba, accaduta se non ricordo male nell'inverno di cinque anni fa.
A me piace "Chi l'ha visto?". Non lo considero un programma eccellente perché ogni tanto, come dire, scivola, ma lo seguo volentieri, anche se noto che spesso - non sempre, ma spesso - la Sciarelli o il regista, non so, fanno intravedere dietro taluni servizi una sottile propaganda politica. Non dico che la ricerchino scientemente o che sia il loro principale obiettivo, ma quando gli capita non si negano, diciamo: i servizi sulla scomparsa di Sonia Marra o sull'assassinio di Elisa Claps avevano, come fine sicuramente secondario, l'intendimento di mettere in cattiva luce la Chiesa (cosa buona e giusta, peraltro). Le puntate dedicate all'omicidio del povero Federico Aldrovandi facevano apparire in una luce sinistra le forze dell'ordine (giustamente, in quel caso). Non che ci sia alcunché di male, di solito io concordo con la linea politica del programma e la cosa non mi disturba più di tanto. Lo scorso mercoledì, tuttavia, non ho capito a che pro hanno mandato un lungo servizio sulla strage di Erba, avvenuta, se non vado errata, cinque anni fa, in cui gli assassini sono stati smascherati, beccati, inchiodati e sono pure rei confessi. Ci manca veramente solo il filmato di loro che squartano, fracassano e intanto salutano la telecamera.
Boh.
All'epoca non seguii molto il caso, non era uno di quelli che mi affascinassero molto, ma l'altra sera ho ascoltato tutta la storia per la prima volta. Suppongo tutti conoscerete la vicenda: Olindo Romano e Rosa Bazzi, una coppia di antisociali morbosamente attaccati l'uno all'altra, massacrarono la famiglia dei vicini di casa (una giovane madre col suo bimbo ed un'altra vicina accorsa alle urla, tal Valeria Cherubini) e, se fosse stato per loro, avrebbero accoppato anche il di lei marito Frigerio, che però scampò alla mattanza. Motivi: la famiglia della giovane donna uccisa faceva spesso rumori che gli assassini giudicavano intollerabili (all'epoca si diffuse un truce distico che recitava così:

I vicini fan schiamazzi?
Chiama Olindo e Rosa Bazzi!)



Ad inchiodare definitivamente la bieca coppia fu la testimonianza del Frigerio, il quale accusò il vicino di essere stato lui a fare secchi tutti quanti. La parola del superstite alla strage fu la prova regina, ma erano state ravvisate numerose altre evidenze che indicavano i Romano come fortemente implicati nella faccenda. E allora?
Allora boh.
Diana, mentre pescava da una ciotola di croccantini (il dimagrimento seguito all'operazione non è durato molto), ha fatto notare che non aveva capito che tesi volessero portare avanti gli autori del programma. Raccontare una storia d'antan? Ogni tanto lo fanno, quando non sparisce nessuno e la Sciarelli non sa di che parlare.
Aristogìtone, che è saggio, ha ipotizzato che ce l'avessero con il patologo, tale dottor Pascali, che nel caso di Elisa Claps ha commesso degli errori clamorosi non analizzando il DNA sugli indumenti della ragazza morta (non si sa se per cialtroneria o per malafede), che ha confuso i reperti relativi a due casi che non c'entravano nulla l'uno con l'altro (un capello di Alberica Filo Della Torre è stato trovato fra le prove relative all'assassinio del piccolo Samuele Lorenzi!) e che era stato interpellato anche per il caso di Erba (sul quale non ricordo quale macello epocale abbia combinato).
Il pipistrello Filòstrato è cieco, ma è convinto di vederci benissimo e si ostina a guardare la televisione (ignoro quale sia lo scopo della manfrina). Non so che piacere ne tragga, anche perché per vedere i programmi si appende su una trave della stanza a testa in giù; Tarquinius dice però che la situazione italiana è talmente incasinata che la sua visione delle cose vale quanto la nostra.
In tutti i modi, ha fatto un'ipotesi allucinante: gli autori di "Chi l'ha visto?" non volevano mettere in dubbio la sentenza circa i coniugi assassini, ma far notare un particolare strano. Anzi, nemmeno tanto particolare, dice il pipistrello. Un particolare macroscopico, la testimonianza del superstite Frigerio. Prima accusi uno sconosciuto, poi ritratti e punti il dito contro il vicino di casa. Il Frigerio, appena risvegliatosi all'ospedale con fasce, cerotti, bende e cannule infilate in tutti gli orifizi, dapprima non accusò Olindo e Rosa: disse - o meglio rantolò - che l'assassino era un giovane alto, olivastro e dai capelli neri e ricciuti. Solo una ventina di giorni dopo si sovvenne che l'omicida era il suo vicino di casa Olindo Romano.
A che pro?
Vuoi vedere, ha detto Filòstrato, che il Frigerio è implicato nel delitto? E come, ho chiesto io. S'è accordato con Olindo e Rosa? Non credo, ha risposto il pipistrello. Olindo e Rosa sono sicuramente gli assassini della giovane madre e del suo piccino; ma supponi che, quando sono entrati nell'appartamento e hanno cominciato a menare botte a dritta e a manca, il Frigerio e la moglie, che abitavano al piano di sopra, siano scesi attirati dal fracasso e li abbiano trovati che se le suonavano di santa comunione. Il Frigerio si butta nella mega-rissa e già che c'è ne approfitta per stroncare la moglie. Si accorda poi con Rosa e Olindo per rendere una falsa testimonianza che allontani i sospetti da loro, si fa dare una mazzata in testa per rendere più verosimile la cosa e poi s'inventa la favola del tizio olivastro e ricciuto.
E allora perché venti giorni dopo ha accusato Olindo? ha voluto sapere Aristogìtone. Che ne so, ha risposto il pipistrello. Sarà andato storto qualcosa. Avrà cambiato idea. Aristogitone ha obiettato che in tal caso, Olindo lo avrebbe certamente contro-accusato...
Non essendo riusciti a venire a capo dell'intricata questione, abbiamo riattizzato il fuoco (sarà pure primavera, ma le notti sono fredde) e ci siamo bevuti una tisana di liquirizia e camomilla raccolte da Lucy K.K. la scorsa estate e messa a seccare in un'anfora di coccio.

giovedì 24 marzo 2011

La triste storia della nave Sémillante

E questa è la storia che, seduta di fronte ad un minuscolo cimitero, ho raccontato la scorsa domenica a Pinca e Pallina.
Nel 1853 la Russia, bramosa di estendere la sua influenza sul Mar Nero e sul Mediterraneo, dichiarò guerra alla Turchia. Pensava evidentemente di spicciarsela in pochi mesi, ma il conflitto si trascinò per parecchi anni (Vedi il giudicio uman come spesso erra!) e ne fecero le spese i poveri abitanti della Crimea - perché mica erano sceme, la Russia e la Turchia, che combattevano sul proprio suolo. Visto che la faccenda non si schiodava, sia la Russia sia la Turchia si misero a cercare freneticamente alleati: la Francia, l'Inghilterra e il Regno di Piemonte (e capirete) si schierarono con la Russia, dopo avere fatto bene bene i conti per vedere se gli conveniva.
Questo è l'antefatto.

Nell'inverno del 1854 una corvetta diretta in Crimea partiva da Tolone e passava per la Corsica. Nell'attraversare le Bocche di Bonifacio, la nave fece naufragio presso le Isole Lavezzi, ma l'equipaggio riuscì a salvarsi e fu ospitato per qualche giorno a Bonifacio, presso gli abitanti del luogo, fino a che non arrivarono mezzi dalla Francia e sia soldati sia marinai furono riportati allegramente (si fa per dire) in patria.
Il 14 febbraio dell'anno dopo settecento uomini, tra cui gli stessi militari scampati al disastro (non gli era bastata, evidentemente), salirono sulla nave Sémillante, con la stessa destinazione: Odessa, in Crimea.
La mattina del 15 febbraio la nave si trovava di nuovo nei pressi delle Bocche di Bonifacio dove, tanto per mutare, si scatenò una tremenda tempesta. e si addensò una fittissima nebbia. Probabilmente la Sémillante perse il timone e a mezzogiorno (benché la caligine fosse tale che pareva mezzanotte) fu trascinata a folle velocità verso le Isole Lavezzi, dove si sfracellò. Cadaveri e rottami furono spinti verso le isole vicine e, quando la tempesta si placò e gli abitanti compirono il pietoso ufficio di raccogliere i defunti, riconobbero parecchi di quegli ufficiali che avevano ospitato qualche mese prima, quando erano scampati all'altro naufragio. Quando si dice la sfiga... io non credo al destino, ma certo viene da pensare che qualcuno avesse decretato che quei poveretti dovessero morire proprio lì, schiantati nel Mediterraneo, che di solito passa per un mare tranquillo ed accomodante.
Solo 560 corpi furono ritrovati e sepolti nel cimitero di una delle Isole Lavezzi.
Le gemelline mi guardavano allibite; Tarquinius borbottò che, se questi tizi erano diretti in Crimea, era altamente probabile che facessero in ogni caso una brutta fine...

(Se volete leggere la storia scritta da qualcuno che ha più garbo di me nel narrare, leggete il capitolo intitolato "L'agonia della Sémillante" in Lettere dal mio mulino, di Alphonse Daudet. E se volete vedere una bella foto cimiteriale scattata da una simpatica blogger, cliccate qui:










lunedì 21 marzo 2011

All'ombra dei cipressi e dentro l'urne



Ricordate Pinca e Pallina, le due infanti gemelline amiche della Bimba? Tempo fa si erano dedicate ad esperimenti scientifici di alto livello - e tale era l'altezza che nessuno lo capiva, che erano esperimenti scientifici. Indi i loro interessi s'erano spostati verso la musica ed avevano iniziato a prender lezioni d'armonica a bocca - finché non s'erano ingoiate lo strumento e le loro esibizioni avevano assunto un che di surreale. Adesso pare si siano dedicate alla letteratura: Pinca scrive haiku (e capirete che ci vuole), Pallina invece vuole ambiziosamente dedicarsi ai carmi di tipo politico e sociale e si sta documentando per scrivere un'opera dall'esilarante titolo Dei Sepolcri. Nutro qualche vaga perplessità sull'originalità del progetto, ma mi sono ben guardata dall'esprimerne alcuna e domenica ho accompagnato, insieme con Tarquinius, le due ineffabili bambine in giro per i piccoli cimiteri dimenticati dell'Umbria.
Il cimitero che vedete nella foto sopra si trova presso l'Abbazia di Parnacciano e credo che non vi venga sepolto alcuno da tempo immemorabile, ma era proprio quello che cercava Pallina (pare che l'opera in spe Dei Sepolcri debba essere interattiva e contenere anche foto e notizie sui luoghi in questione). Ci siamo accampate di fronte al ridente luogo, abbiamo aperto un tavolino pieghevole, apparecchiato e mangiato il cibo che ci eravamo portati da casa (torta al formaggio con capocollo, nel vano tentativo di dare un che di pasquale ad una situazione che, stante il freddo becco, appariva piuttosto natalizia). Pinca scriveva degli haiku sui tovagliolini, Pallina illustrava il piano dell'opera. Sembra che il carme Dei Sepolcri (mah) debba contenere una riflessione sul valore civile delle tombe (mmmmhhhh) ed una panoramica delle sepolture di personaggi che hanno dato lustro alla patria (ommamma). A me tutto ciò non suona, diciamo, frutto dell'originale elaborazione della piccina, ma lei sembra convinta di creare qualcosa di unico ed originale ...


Un piccolo abbraccio di marmo
che serra con affetto di ruggine
le ossa putrefatte di un villaggio


declamava intanto Pinca, mentre Tarquinius si strozzava con il capocollo e spariva dietro i cespugli, ricomparendo alcuni minuti dopo pallido e barcollante. Io ho smesso da tempo di far caso alle stranezze che combinano le due pargole (così come ho rinunciato a capire chi è Pinca e chi Pallina... anche perché esse stesse lo ignorano); e per distrarre Pinca dall'estemporanea composizione di haiku cimiteriali, ho pensato di raccontare loro la strana storia della nave Sémillante... anche se pur sempre di sepolture si tratta.

domenica 13 febbraio 2011

La serie dei mini-misteri

Tempo fa ho raccontato di alcuni piccoli misteri nella vita della povera Susanna ed oggi pomeriggio, ripensandoci, mi sono resa conto che ce n'è uno anche nella mia. Niente di che, intendiamoci: una di quelle piccole cose che uno non riesce a spiegarsi anche perché non c'è nessuno, per vari motivi, in grado di farlo.
Il mistero è questo.
Io sono una di quegli albanesi approdata nel Bel Paese via gommone e di certo non avrei mai pensato che avrei fatto, sia pur per breve tempo, l'insegnante di lingua. Mi capitò tuttavia il caso di un ingegnere edile che, dovendo andare per lavoro in Albania (credo avesse delocalizzato lì una ditta di materiale edile) volle imparare le lingua albanese. Lo accontentai e per un anno venne due volte la settimana a casa mia per addentrarsi nei misteri dell'idioma balcanico. Nei ritagli di tempo, mi raccontava di sé e mi disse che aveva scritto e rappresentato varie commedie dialettali in città. Mostrò di conoscere i teatri locali, parlò diffusamente degli attori in vernacolo dando a vedere di essere in confidenza con molti di loro, mi raccontò anche alcuni gustosi aneddoti che li riguardavano. Era un tifoso della squadra locale ed una delle storielle che mi narrò riguardava una partita cui aveva assistito con suo figlio.
Fin qui, nulla di stravagante. Il corso di albanese finì, io non vidi più il tipo (anche se andai spesso con Susanna a vedere le commedie in vernacolo), altre vicende accaddero ed io dimenticai completamente l'ingegner Gedeone Alfano Poggi (ché tale era il suo nome).
Un giorno conobbi una giovane attrice che recitava in dette commedie. Era napoletana, e sosteneva sempre la parte della bella "straniera" arrivata a turbare la tranquilla routine di una famiglia borghese perugina. Andammo alcune volte a cena insieme con lei e Susanna e mio marito Tarquinius le disse che io conoscevo l'ingegner Alfano Poggi, cui avevo insegnato l'albanese. L'attrice confermò che anche lei lo conosceva e si disse stupita della ragione per cui il tipo aveva voluto apprendere la mia lingua: non le risultava che avesse aperto una ditta in Albania, anche perché, a quanto ne sapeva, insegnava estimo in un Istituto locale. Comunque, disse, poteva anche darsi che collaborasse con il proprietario di qualche ditta. Quando le narrai l'aneddoto che l'ingegnere mi aveva riferito, in cui era coinvolto il figlio, si mostrò ancora sorpresa perché non le risultava che il tizio avesse figli e nemmeno che fosse sposato.
A questo punto Tarquinius espresse dei dubbi sul fatto che si trattasse della stessa persona. 
Io insistetti che il commediografo era lui: mi aveva anche regalato un libretto che conteneva sette delle sue commedie! Del resto, che a Perugia ci fossero due ingegneri edili di nome Gedeone Alfano Poggi, che per hobby rappresentavano opere in vernacolo, beh, mi pareva una coincidenza impossibile. A Perugia. Cittadina di duecentomila abitanti. Mah.
Qualche tempo dopo, ebbi l'occasione di conoscere personalmente il commediografo, giacché la nostra amica Madama Grazia, la proprietaria della Food Farm  (che durante la sua carriera d'insegnante aveva rappresentato a scuola alcune sue commedie), mi aveva mandato a casa sua con l'incarico di ritirare la fotocopia di una sua opera che nel libro non era contenuta.
La casa dell'ingegner Alfano Poggi non era lontana dalla Food Farm e io mi resi subito conto che il tizio, pur non giovanissimo, abitava ancora con l'anziana madre. Non era sposato, non aveva figlioli, insegnava in una scuola ed era prossimo alla pensione, tanto che ci raccontò che non vedeva l'ora di lasciare l'insegnamento per dedicarsi unicamente al teatro.
Inutile dire che non riconobbi in lui nessuno che avessi mai conosciuto.
Tarquinius gli raccontò la storia delle lezioni di albanese e gli chiese se, per caso, non avesse qualche parente col suo stesso nome, anch'egli dedito alle opere in vernacolo. L'ingegnere scosse il capo, sorpreso: l'unico Gedeone Alfano Poggi di Perugia era lui, né gli risultava che vi fossero altri, anche con un nome simile, che scrivevano commedie.
Tarquinius, appena uscito dalla casa, disse: "Ma a chi cappero hai insegnato albanese, tu?"

Questo era l'aneddoto che il sedicente Alfano Poggi mi narrò. Era tifoso del Perugia ed aveva sempre cercato d'inculcare in suo figlio lo spirito sportivo, pacifista ed il rispetto per le squadre avversarie. Essendosi recato col rampollo ad una partita della squadra del cuore con la nemica Ternana, mentre tutti tifavano per il Perugia ed urlavano contestualmente minacce sanguinose all'avversaria, egli ripeteva: "Vedi, Gilberto, lo sport affratella, è capito, cocco? AFFRATELLA!" e il figlio: "Certo, bebo, c'è ragione, affratella, affratella, e sì che 'nn è vero!" e intanto scandiva verso il campo con voce tonitruante: "DEVI MORIRE!!! DEVI MORIRE!!!"

(Nella foto: la Via Ritorta, suggestivo vicolo di Perugia).



martedì 8 febbraio 2011

Se famo du' spaghi?

Una volta lessi in un romanzo che la gente non cambia, fondamentalmente. e che se ti sembra che sia cambiata vuol dire che non l'avevi capita. Non so se questa riflessione sia valida universalmente, ma per Aurinca Lacusta di certo lo è.
Ricordate Aurinca? La cuoca moldava affetta da concretismo  e che prende tutto alla lettera perché non riesce a capire le metafore? Condannata a cinque anni per tentato omicidio (ha tentato di strangolare un parroco del tuderte perché voleva preparare una teglia di strozzapreti), sta scontando cinque anni nella struttura carceraria di Volusia, una città modello che rappresenta il fiore all'occhiello del Governo a causa della sua perfetta organizzazione.
Bene, giorni fa Diana, la nostra micetta tortie che ha sostituito la povera Susanna alla guida dei Licaoni, è andata a trovarla a Volusia ed ha avuto la sconsideratezza di accettare da lei un invito a pranzo. Non volendo che Aurinca si disturbasse più del dovuto, le ha detto la frase fatale: "Ma non starti tanto a preoccupare di prepararmi chissà cosa, basta che ci facciamo due spaghi..."
Ed è stato l'inizio della fine.
Diana è stata ricoverata d'urgenza presso la Clinica veterinaria, dove è stata sottoposta ad un'ecografia che ha evidenziato un corpo estraneo nella valvola ileo-colica. Operata d'urgenza, è stata praticamente aperta dalla gola alla coda ed ecco che cosa la veterinaria Sabrina le ha trovato nell'intestino:


Per una settimana la prognosi è stata riservata; Diana è stata ricoverata presso l'ambulatorio di Sabrina.






Ora Diana è guarita, anche se inferocita dall'obbligo di una dieta stretta a base di Gastro-Intestinal e succedanei, e oggi ha scritto al Governatore di Volusia proponendo un corso di retorica per i carcerati...

mercoledì 2 febbraio 2011

Musica classica e parole ar-cane


Il marito della lince Maysa, sopra ritratto, è un pondenco ibicenco di nome Ramon Llull Costa i Llobera. E' un logopedista e lavora presso un locale centro contro la dislessia, dal suggestivo nome "Parole arcane". Dire che lui e Maysa non vanno d'accordo sarebbe sottovalutare la reale portata della situazione, ma il loro matrimonio regge da anni su un equilibrio entropico che si alimenta dello squilibrio e della follia e la cosa, finora, sembra funzionare.
In questo periodo lui  ed un altro suo collaboratore, un pastore tedesco di nome Adolf Hinker (mah), stanno lavorando ad un progetto per affrontare i disturbi dell'apprendimento mediante l'uso della musica  e sovente conducono i giovanissimi allievi del centro ad ascoltare concerti di classica. Al ritorno da una matinée in cui una compagnia mai udita da orecchio umano si era esibita nel "Flauto magico", hanno riferito di aver ascoltato il seguente dialogo surreale tra due cuccioli di carlino:
"Ma perché si parla sempre delle nove sinfonie di Beethoven e invece Mozart, che ne ha fatte molte di più, è meno famoso?"
La risposta non si è fatta attendere: "E si vede che Beethoven le ha fatte meglio!"
Adolf Hinker (del resto, da uno che si chiama così che t'aspetti) ha liquidato lo scambio di battute come demenziale molto vicino al deficiente; Ramon Llull, invece, ha sottolineato che la domanda era meno stupida di quanto non potesse sembrare a primo acchito.
Che ne pensate?