giovedì 26 gennaio 2012

Facili descensus Averno


L'autunno trascorso è stato atipico, somigliava più ad un'estate attardata  che ad una stagione di "pioggie di settembre torrenziali e piangenti", tanto per citare Cardarelli... Forse per questo la nostra Byna è andata cercandolo vanamente per tutte le campagne umbre, che di solito negli autunni piovosi largheggiano in paesaggi nebbiosi e stillanti umidità.
A molti l'autunno non piace; a me sì, a me le stagioni piacciono tutte, ognuna ha qualcosa da offrire. Anche Byna la pensa così e l'altro pomeriggio siamo andati all'inaugurazione della sua mostra sui "punti di transito rurale".
Tarquinius non era ottimista (ma già, lui quando deve vestirsi in giacca e cravatta tira fuori il suo lato esistenzialista) e già preconizzava che dopo averci rifilato le città fantasma e l'arte del rifiuto industriale la nostra Lampropheltis ci avrebbe ammannito foto di baracche sfrante e reti arrugginite nelle quali scorgere significati reconditi ed allegorici.
Alla presenza delle autorità cittadine, Byna ha presentato le sue foto di campagne autunnali dandoci una chiave di lettura del percorso rurale da lei compiuto.


Alfabetizzazione del transito rurale, l'ha chiamata Byna. I punti di transito fanno parte del nostro scenario, ma raramente sappiamo leggerli. Sono i sentieri appena tracciati, le file di cespugli, le baracche di legno ("Eccole!" ha sibilato Tarquinius), lo steccato che si perde nei campi, l'ingresso a qualche misterioso insediamento...


il terrapieno limitato da stecchi, il muretto a secco che affiora sotto foglie bagnate e interrompe la vastità e l'uniformità dei campi... Il pozzo con l'arbusto, la fonte secca.

Cancelli e varchi nel cespuglio che sono l'entrata per cosa? per l'Averno? per una visione straniante del tessuto rurale?
Del resto anche Montale aveva parlato del "varco"...
"Facili descensus Averno" ha sussurrato Tarquinius nel buio della sala. Inquietante, peraltro. "Te lo avevo detto, io" ha brontolato "che ci avrebbe rifilato foto di pollai e porcilaie reinterpretati. E manco..."




sabato 24 dicembre 2011

Il Natale ai tempi della crisi



Dal titolo sembra che io mi voglia lanciare in analisi sociologiche concernenti la situazione economica mondiale e le festività locali; invece voglio semplicemente fare a tutti i miei amici tanti auguri di



BUON NATALE E BUONE FESTE!

domenica 18 dicembre 2011

Joy to the world



"Io non so se sia la crisi" mi diceva ieri il lupo Flavio Aufidio Crispino, a cena a casa mia e di Tarquinius insieme con Arturo, Lucy K.K., Scubidù e Asiak "se sia il ventennio berlusconiano, se sia il pessimo gusto imperante o che caspita sia, ma le decorazioni natalizie che si vedono in giro quest'anno sono terrificanti..."
Qualche tempo fa il lupo, che è un giornalista di RAI 3, aveva imbastito un servizio che intendeva opporsi allo stucchevole buonismo natalizio che le televisioni ostentano la seconda metà di dicembre, e lo aveva intitolato "Laido Natale". Le decorazioni che mostrava erano veramente deprimenti, ma tutti pensavano che l'episodio rimanesse isolato; e invece, a quanto pare, il lupo ha scovato altre chicche da esporre al pubblico ludibrio dicembrino. A cominciare dall'albero di Natale ammannito con i vassoi della birra Peroni e di un'altra cervogia il cui logo non riesco a leggere (la Heineken? boh), passando attraverso il miserando abete decorato con tazzine da caffè e "Gratta e Vinci" usati (e, spero, non vincenti);




per giungere last, but not least, dulcis in fundo o in cauda venenum alla perla delle perle, alla madre di tutte le nefandezze, al padre di tutti gli obbrobri

l'albero di Natale fatto con una marea di copertoni usati, spruzzati di vernice bianca, illuminati dall'interno con una miriade di lampadine e sapientemente disposti in guisa d'abete in un piazzale dove si allocano tre o quattro negozietti. E dove, presume il lupo, nessuno avrà mai la spudoratezza di rivendicarne la paternità...
Altro che Joy to the world. E' la tristezza epocale, sostiene Asiak.
Ma Asiak, si sa, tende alla depressione.

domenica 11 dicembre 2011

Blog a scartamento ridotto


Ci sono stati anni - il 2008, ad esempio - in cui ogni giorno questo blog presentava una marea di stupidaggini da condividere via cavo.
Ci sono stati certi Natali in cui scrivevo di tutto.
Ora i miei post si sono diradati. E non è che mi mancherebbero le cose da raccontare, per carità. E' che per ora non ho voglia di scriverle.
Mi sembra tutto inutile.
Mi sembrano tutte sciapate. Mi pare che i pochi amici che vengono ogni tanto qui a leggere debbano scuotere la testa di fronte alle inanità che si trovano sullo schermo.
Mi sembra, forse. Sarà una botta di depressione, che ne so, sarà la crisi internazionale, ma sono un po' mogia. Altro che la Cincia.
Passerà. Passa tutto.

lunedì 14 novembre 2011

Mostra d'arte


L'altro giorno io e mio marito Tarquinius abbiamo accompagnato il pipistrello Filòstrato a vedere una mostra d'arte. Oddìo, vedere, son parole grosse. Il pipistrello è cieco, ma sostiene di non esserlo. Quindi non lo è. Quindi può ammirare mostre d'arte, guidare la Vespa e giocare con la playstation.
Basta crederci.
Sia come sia, abbiamo ammirato le opere d'arte concettuale che vedete ritratte alla Vostra sinistra, i cui reconditi significati tentavano di spiegarci Byna il serpente e il fotografo ferrarese la nutria Agenore Antenore Balboni Tumiati. Tarquinius appariva disorientato, io ostentavo con nonchalance un'inesistente competenza artistica, il pipistrello Filòstrato sosteneva di scorgere in esse significati di insondabile quiddità.
Soddisfatti per il risultato delle loro delucidazioni - o sfiniti per la fatica d'instillare in noi un qualsivoglia grammo di sensibilità artistica, non saprei - Byna e Agenore Antenore si sono messi a parlare della loro prossima performance sui punti di transito rurali. Alla nostra richiesta di spiegazioni, hanno chiarito (?) trattarsi della riproduzione, mediante un gioco di luci, di taluni punti delle campagne umbre che a loro dire indicherebbero una lettura alternativa del tessuto rurale, come percorso dello spirito  e ricerca di un significato progettuale nella nebbia degli insediamenti agricoli. Tarquinius ne ha dedotto che intendono mostrare una serie di foto di pollai, baracche e porcilaie assortite cui ascrivere chi sa quali significati nascosti, con sovrana irrisione della logica...


domenica 6 novembre 2011

L'invisibile persecutore


Ieri Arturo il ragioniere era rimasto da solo, essendo la sua compagna, la visoncina  Lucy K.K., andata a Roma a registrare un'intervista con "Chi l'ha visto?", che la sta aiutando a cercare la sua amica scomparsa Liriope. Allora lo abbiamo invitato a casa nostra per condividere con noi l'ottimo risotto alla zucca che fa Tarquinius (è l'unica cosa che sa cucinare, ci credo che gli vien buono...). Mentre mangiavamo davanti al fuoco acceso, Arturo ci ha raccontato che nella via dove risiede c'è un diabolico stalker, che lo perseguita da settimane con telefonate mute e secchiate d'acqua gelida quando apre la porta dell'ufficio la mattina.
Pare che l'odioso personaggio sia un altro soriano che fa anche lui il ragioniere (il Bimbo li chiama Abercrombie e Fitch) e che tenterebbe, con questa persecuzione mattutina, di spingerlo a chiudere il suo studio di commercialista e trasferirsi altrove. Allora, incuriosita, stamattina mi sono appostata fuori dall'ufficio di Arturo, attendendo che il soriano aprisse la porta e ricevesse la mitica secchiata d'acqua gelata sulla pelliccia.
Ore otto. Da qualche tempo la mattina c'è una densa nebbia che ricopre le valli e le colline circostanti e attutisce ogni rumore tranne lo sgocciolio di qualche grondaia. Arturo è uscito dalla porta, è salito sul muretto sormontato da una rete, si è stirato ed ha colpito con la coda una ragnatela imperlata di miriadi di goccioline d'acqua che baluginavano sullo sfondo nebbioso. Ovviamente, tutta l'acqua impigliata sulla ragnatela si è rovesciata addosso a lui, che ha fatto un balzo cacciando un miagolio acuto, con la pelliccia tutta bagnata, urlando come un ossesso oscure minacce all'invisibile persecutore...

martedì 1 novembre 2011

Umbria stralunata

Colta da invidia nei confronti della gatta Luminitsa che ha creato il sito  Umbriacuriosa, la Bimba ha deciso d'aprire, pur con le sue scarse capacità informatiche, il sito Umbria stralunata.
Validamente coadiuvata dal Bimbo, la stravagante ragazzina va cercando per la nostra verde regione testimonianze di storie strampalate, miti indescrivibili, leggende insensate ed opere d'arte inguardabili. Ieri è stata all'inaugurazione di una mostra dal titolo "L'Abisso mi fissa" (di cui presto, pure troppo, pubblicherà le foto improvvidamente scattate); oggi ci ha fatto dono di una storia che definire curiosa ha un vago sentore di eufemismo.
C'è una strada, presso Civitella Val Nefasta, che scende verso la valle con sinuosi tornanti che scoprono tutta la bellezza dei verdi e scoscesi pendii sottostanti. Uno di queste curve gira attorno ad una parete di roccia bianca suggestivamente ricoperta di lapidi di varie fogge e colori, recanti le scritte più disparate. La Bimba si è presa la briga di contarle (sono 165) e di leggerle ad una ad una, parendole il fenomeno assai curioso; e si è resa conto, in un primo momento, che erano tutte dedicate agli intemperanti autisti e motociclisti che s'erano schiantati con il loro mezzo contro la parete.

Dedicata alla memoria
di Sacripante Bendinelli
di anni 19,
che perse la vita con il suo Ape Piaggio
per la sete di sapere...



La sete di sapere?
Per la sete di sapere si va a sbattere contro una parete di roccia e ci si stempia?... Alla Bimba il fenomeno delle 165 lapidi appariva veramente inspiegabile; ma non fu più tale quando finalmente, con l'aiuto del Bimbo, le ebbe diligentemente lette tutte.

All'amata memoria di Nedo Roselli
che s'è stempiato 'ol su' barroccio
per voler leggere quel che c'era scritto
su' 'otesta 'azzo di lapide,
la majala di su' ma 'ane...

In breve, ha concluso la Bimba, questi vedevano tutte queste scritte sul muro, si distraevano per volerle leggere e ci andavano a sbattere contro, entrando nel novero delle lapidi in memoriam.
Ma, s'è chiesto il Bimbo, da cosa sarà nata tutta questa storia? Ci sarà stata la scritta numero uno che ha indotto qualcuno a distrarsi dalla guida, spiaccicarsi sulla roccia, spingere i suoi parenti a porre una lapide che lo ricordasse, la quale a sua volta avrà distratto un altro incauto guidatore, che si sarà scatafalcato nel burrone originando una seconda lapide commemorativa; queste due epigrafi avranno richiamato l'attenzione di un terzo, il quale sarà stato attirato dalle due lapidi e si sarà sporto per vedere, saltando la riga di mezzeria e facendo un tremendo scontro frontale con un'altra automobile e meritando anch'egli un'incisione marmorea, e così via.
Ebbene, dov'era la scritta primigenia? Qual era il terribile messaggio in essa contenuto?
Dopo averle passate tutte, la Bimba ne indicò una col ditino grassottello.
Fesso chi legge.