domenica 23 novembre 2008

Il museo rurale di Madama Grazia


carro all'esterno
Inserito originariamente da susannucciauccia

Sapete che cos’è un voltorecchio?
Non lo sapevo neanch’io, prima che il vombato Baedyn me ne parlasse, l’altro ieri. Trattasi di un aratro, bivomere o trivomere, a seconda, di cui allego una diapositiva.
Come forse ricorderete, Baedyn il vombato lavora presso la FoodFarm, la bottega di squisitezze umbre annessa all’Azienda Agricola Mariotti, a Pila, gestita da Madama Grazia (la bottega, non l’azienda). Ora Madama Grazia, coadiuvata dalla Mamma, se n’è inventata un’altra: il Museo "Vita in campagna", un piccolo locale in cui ha raccolto svariati attrezzi antichi, agricoli e non, risalenti ad epoche ormai remote. La mia amica Maddy, docente di Storia Indoeuropea, ha voluto sapere se c’erano anche dei chopper, ma Baedyn ha ribattuto che non erano poi così antichi.
Una cosa che ha molto esilarato Maysa la lince è stato il cosiddetto prete, che non è un uomo di chiesa sibbene un aggeggio di legno di forma approssimativamente ellittica, costituito da assi incurvate al centro delle quali è situato un piccolo braciere, che una volta si usava per riscaldare i letti prima di coricarsi. La Mamma ha detto che da piccina ne aveva uno anche lei e che la affascinava molto, mentre i suoi genitori guardavano la televisione, scivolare nella camera da letto buia e scorgere la luce smorzata del fuoco sotto le coperte.
Ma non s’incendiava?”
La Mamma le ha spiegato che no, di solito non succedeva nulla (di solito) perché le assi servivano appunto per tener rialzate le coperte ed evitare il contatto con il braciere, che peraltro era cilindrico, chiuso e bucherellato. La lince è stata a ridere come una iena per tutta la sera, fino a che suo marito il pondenco ibicenco non l’ha colpita con la padella con cui stava cucinando, per l’appunto, una paella.
In tutti i modi, Baedyn ci ha invitato tutti alla grande inaugurazione del Museo della FoodFarm, la prossima domenica, 30 novembre. La kermesse inizierà alle dieci del mattino circa e proseguirà fino a sera; si potrà visitare il locale dove si trova la Collezione (è un locale piccolino, non v’immaginate il Louvre), che verrà illustrata dalla Mamma in persona (mi vien da ridere, sanasega la Mamma di attrezzi agricoli); nella casa colonica di fronte si potrà ammirare il Presepe artigianale creato, nel corso degli anni, dal figlio minore di Madama Grazia (detto “Lo Sciambilocco”); nella bottega saranno inoltre offerti assaggi dei pregiati prodotti dell’Azienda Agricola (salami, prosciutti, salsicce e la coppa, di cui va matto lo Zio Panda). Ve le servirà il vombato in persona! Tanto che gli frega a lui? È vegetariano, mangia radici e tuberi, i prosciutti non gli interessano proprio.
Al massimo i formaggi.

6 commenti:

progvolution ha detto...

La nostra storia è fatta di mille particolari, mille rivoli che formano una civiltà. Trovo lodevole che vuole preservare aspetti particolari del nostro passato.
Rimango affascinato dagli oggetti del passato perchè riesco a vederli come testimonianza di vita, di storie...
Un saluto
Sussurri obliqui

alianorah ha detto...

Anche dalle mie parti esiste un museo agricolo. Ed esiste anche la "monaca", lo sapevi?

Marco Marsilli ha detto...

He, sono un po' invidioso degli assaggi dei salami e di tutto il resto.

Anche mia nonna aveva uno scaldaletto che chiamava monaca. Anch'io mi domandavo come facesse a non incendiari le lenzuola.

Susanna ha detto...

Benvenuto in questa gabbia di matti, progvolution! Passa quando vuoi!
@ alianorah: no, non sapevo della monaca. Me l'ha segnalata anche marco marsilli. Grazie della segnalazione! Era come il prete?... Magari ne pubblicherò una foto, così mi saprai dire!

lucy ha detto...

lo chiamavano prete perché il letto lo scaldava E BASTA?

Susanna ha detto...

Forse...