mercoledì 30 aprile 2008

Cara Bimba, 'un ti ci porto più

Teresina, 'un ti ci porto più,
'un ti ci porto più,
'un ti ci porto più,
Teresina, 'un ti ci porto più,
com'è ver che c'è Gesù!


Così recita uno stornello toscano – come quasi tutti i toscani assai irriverente – elencando i comportamenti anticonvenzionali di tal Teresina, non molto adusa, evidentemente, al contatto con il pubblico. Orbene, ho incaricato Tarquinius di modificare lo stornello fiorentino per narrare le ultime vicissitudini della Bimba, da me improvvidamente condotta una domenica in gita nell’Alto Lazio.
Una cosa è da premettere: la Bimba non è cattiva, fondamentalmente. Anzi. Per farvi degli esempi, va con la scuola in gita presso un museo e riporta sempre qualche regalo al Bimbo, riproduzioni di quadretti fatte molto bene, che quasi quasi paion vere. Va in un centro commerciale e porta al Bimbo doni anche di valore (un iPod, del gemelli che sembrano d’oro, CD di musica rock…) e deve spenderci parecchio, farà anche dei sacrifici, visto che non ha mezzi di sussistenza… La domenica di cui vo a parlarvi, dunque, ci siamo recati presso un’antica chiesa dell’Alto Lazio (non vi dirò quale se no ci linciano), circondata da ruderi archeologici d’epoca romana, molto suggestiva. L’interno era fresco, le colonne restaurate e le cappelle laterali facevano mostra di affreschi e mattonelle cosmatesche di squisita fattura. Ibadeth era rimasta fuori e si era stesa al sole sulle pietre del decumano; Tarquinius copiava sul suo album da disegno alcuni motivi floreali particolarmente complicati; il Bimbo, che è è studioso e assai ligio ai suoi doveri, ammirava entusiasta le mattonelle cosmatesche e l’antichissimo fonte battesimale; la Bimba, come di consueto assai disinteressata alla cultura, si aggirava svagata per le navate masticando gomma. Ad un tratto, la vedo inginocchiarsi presso una cappella laterale particolarmente ricca di cosmateschi e mettersi a pregare.
Già la cosa avrebbe dovuto, come suol dirsi, mettermi una pulce nell’orecchio, giacché la Bimba ha sempre mostrato scarso trasporto religioso, ma lì per lì non le ho dato peso. Vedo poi che chiama il Bimbo e gli chiede di cantare un inno di gloria alla grandezza di Nostro Signore, per lodarlo di tutte le cose splendide che ci dava modo di ammirare. Il Bimbo rimane un po’ stupito, ma poi si presta e, con l’aiuto di Tarquinius (che fa da sottofondo con l’armonica a bocca) comincia a gorgheggiare un’aria di Beethoven:


Tu che gli astri intorno movi
per le azzurre vie del Cielo…


E’ stato un momento molto commovente. I turisti che visitavano la chiesa sono venuti a sentire, ed è venuta anche la custode, che hanno ascoltato rapiti e alla fine hanno applaudito. Poi siamo usciti…
… ed è stato solo sulla via del ritorno, nel break, che la malvissuta bambina ci ha mostrato una mattonella cosmatesca che aveva scalpellato senza farsi sentire mentre quei due deficienti intonavano canti spirituali alle divinità, coprendo senza saperlo i colpi che lei dava con il cacciavite alla parete di una cappella laterale.
Io quella non ce la porto più.
Com’è ver che c’è Gesù.

2 commenti:

Francesco ha detto...

Tanti anni fa, quando vedevo gli affreschi raffiguranti Dio che ti guarda dal triangolo, ero convinto che Dio fosse quel ciclopedi cui si parlava nella mitologia, ero un pupetto, che di fronte all'antica raffigurazione artistica dell'odierno Grande Fratello eccitato strillava, a no! nooo! nonnaaaa!! vedi er ciclope?e mia nonna non faceva che ripetermi zitto zitto mi fai caccia via dalla Chiesa.. e, io non capivo, non riuscivo a comprendere di come facesse ad aver più paura dei preti che del ciclope. Oggi lo so, Aveva ragione lei i preti son più cattivi del ciplope. E nulla hanno a che fare con Gesù Cristo. Ciao ti ringrazio della visita.

Susanna ha detto...

Dici bene, o Francesco: i preti son dimolto più cattivi del ciclope. Almeno Cristo, quando predicava, era in buona fede, non gli interessava manipolare la gente e far vedere di essere al di sopra della legge degli uomini...
La Bimba, comunque, è una bella disgraziata, niente da dire!
Ciao
Susanna