mercoledì 30 aprile 2008

Cara Bimba, 'un ti ci porto più

Teresina, 'un ti ci porto più,
'un ti ci porto più,
'un ti ci porto più,
Teresina, 'un ti ci porto più,
com'è ver che c'è Gesù!


Così recita uno stornello toscano – come quasi tutti i toscani assai irriverente – elencando i comportamenti anticonvenzionali di tal Teresina, non molto adusa, evidentemente, al contatto con il pubblico. Orbene, ho incaricato Tarquinius di modificare lo stornello fiorentino per narrare le ultime vicissitudini della Bimba, da me improvvidamente condotta una domenica in gita nell’Alto Lazio.
Una cosa è da premettere: la Bimba non è cattiva, fondamentalmente. Anzi. Per farvi degli esempi, va con la scuola in gita presso un museo e riporta sempre qualche regalo al Bimbo, riproduzioni di quadretti fatte molto bene, che quasi quasi paion vere. Va in un centro commerciale e porta al Bimbo doni anche di valore (un iPod, del gemelli che sembrano d’oro, CD di musica rock…) e deve spenderci parecchio, farà anche dei sacrifici, visto che non ha mezzi di sussistenza… La domenica di cui vo a parlarvi, dunque, ci siamo recati presso un’antica chiesa dell’Alto Lazio (non vi dirò quale se no ci linciano), circondata da ruderi archeologici d’epoca romana, molto suggestiva. L’interno era fresco, le colonne restaurate e le cappelle laterali facevano mostra di affreschi e mattonelle cosmatesche di squisita fattura. Ibadeth era rimasta fuori e si era stesa al sole sulle pietre del decumano; Tarquinius copiava sul suo album da disegno alcuni motivi floreali particolarmente complicati; il Bimbo, che è è studioso e assai ligio ai suoi doveri, ammirava entusiasta le mattonelle cosmatesche e l’antichissimo fonte battesimale; la Bimba, come di consueto assai disinteressata alla cultura, si aggirava svagata per le navate masticando gomma. Ad un tratto, la vedo inginocchiarsi presso una cappella laterale particolarmente ricca di cosmateschi e mettersi a pregare.
Già la cosa avrebbe dovuto, come suol dirsi, mettermi una pulce nell’orecchio, giacché la Bimba ha sempre mostrato scarso trasporto religioso, ma lì per lì non le ho dato peso. Vedo poi che chiama il Bimbo e gli chiede di cantare un inno di gloria alla grandezza di Nostro Signore, per lodarlo di tutte le cose splendide che ci dava modo di ammirare. Il Bimbo rimane un po’ stupito, ma poi si presta e, con l’aiuto di Tarquinius (che fa da sottofondo con l’armonica a bocca) comincia a gorgheggiare un’aria di Beethoven:


Tu che gli astri intorno movi
per le azzurre vie del Cielo…


E’ stato un momento molto commovente. I turisti che visitavano la chiesa sono venuti a sentire, ed è venuta anche la custode, che hanno ascoltato rapiti e alla fine hanno applaudito. Poi siamo usciti…
… ed è stato solo sulla via del ritorno, nel break, che la malvissuta bambina ci ha mostrato una mattonella cosmatesca che aveva scalpellato senza farsi sentire mentre quei due deficienti intonavano canti spirituali alle divinità, coprendo senza saperlo i colpi che lei dava con il cacciavite alla parete di una cappella laterale.
Io quella non ce la porto più.
Com’è ver che c’è Gesù.

venerdì 25 aprile 2008

Mi hanno detto che non sono una vera cristiana

... ed è vero, del resto sono una micia. I gatti, poi, di solito non sono ben accetti nelle chiese.
E poi, sono una pagana. Anticlericale, ormai s'è capito.
Però qualcosa mi piace: l'immagine di Gesù che scaccia i mercanti dal tempio. V'immaginate se oggi andasse a San Giovanni Rotondo? Gli ci vorrebbe una ruspa, penso. Vedere uno spettacolo indegno come quello dell'esibizione di una salma al pubblico isterismo...
Mi hanno detto che non sono cristiana perché non credo ai miracoli e alle apparizioni.
Perché penso che i santi e le sante che hanno avuto visioni o udito voci avessero fame, o fossero schizofrenici.
Perché penso che dietro ci sia un giro di soldi che con la divinità ha poco a che vedere.
Perché credo che la storia di Adamo ed Eva sia una metafora, e che in realtà abbiano ragione Darwin e la scienza (e questo, secondo me, non significa negare l'esistenza di Dio; su quello, non mi pronuncio).
Allora no, non sono cristiana.
Mi garba però molto l'idea di Gesù Cristo che dice alla prostituta che nessuno avrebbe dovuto permettersi di giudicarla; oppure che dice che se il padrone non paga la giusta mercede all'operaio, commette un peccato che grida vendetta al cospetto di Dio.
Ne ho parlato con mio fratello Martino; ma lui dice che, essendo un rabbino, su Gesù non si pronuncia, e che sta ancora aspettando il Messia.
Mah.

giovedì 24 aprile 2008

Il mistero del gotico di Crimea

Wara wara ingdoulou,
chi è più scemo, io o tu?

Ricordate il film Frankenstein junior, di Mel Brooks? Ad un tratto il protagonista - il bisnipote di Frankenstein, mi pare – in preda a un incubo notturno comincia a urlare:

Non c’è scampo più per me!
Il destino è quel che è!

E, se è per questo, il nostro Charlie ogni tanto ulula:

Stare zitti non si può!
Super-giga-mega-ahò!

A questo punto la risposta alla domanda iniziale potrebbe apparirvi scontata; la più scema sono io, evidentemente. Tuttavia il primo verso è l’inizio di una filastrocca misteriosa che viene dal Cinquecento e che forse potrebbe avere origini ancora più remote… Eruli? Tetrassiti?
Prima che cominciate a sospettare che di canne me ne sia fatte troppe, vi racconterò la storia che mi aveva promesso Illeana l’iguana, ovvero:
Le cento parole del gotico di Crimea
C’era una volta un ambasciatore fiammingo di nome Ogier-Ghyselin Busbecq, un diplomatico che si trovava, nel Cinquecento, a Costantinopoli, al servizio dell’Imperatore Ferdinando I. Era un signore dai molteplici interessi: collezionista di monete antiche, raccoglitore di manoscritti greci e naturalista (pare che sia stato lui ad introdurre in Europa il tulipano e il lillà). In Turchia, aveva sentito parlare di un misterioso popolo, i Goti della Crimea, che venivano citati in alcuni cantari e che sarebbero stati quanto rimaneva dell’antico popolo dei Goti (ricordate "La leggenda di Teodorico"?
Sul castello di Verona/batte il sole a mezzogiorno…);
e La tomba di Alarico? I Goti che deviavano il corso del fiume Busento per seppellirci il loro condottiero (comoda, la cosa)?
Cupi a notte i canti suonano...
ma la storia era sempre stata avvolta da un alone di nebbia che la faceva assomigliare più ad una leggenda che a verità. Erano i discendenti degli Eruli, il popolo barbarico che nel V secolo fece sgommare Romolo Augustolo, l’ultimo imperatore romano? Erano i Tetrassiti, misterioso popolo di cui si sa anche meno? (più che altro, sembra il nome di una classe di minerali… Sulle pareti della caverna sfolgoravano miriadi di rutilanti tetrassiti…). Un dì, nel corso di un pranzo, gli furono presentati due personaggi, che avevano inteso dire che lui s’interessava ai Goti di Crimea.
Uno disse di essere un Goto, che tuttavia era sempre vissuto in Grecia ed aveva quasi dimenticato la sua lingua materna; l’altro invece era un Greco, che però aveva sempre avuto contatti intensi con varie tribù gotiche e ne aveva imparato la lingua. Insomma, un Gotogreco e un Grecogoto. Busbecq tutto contento li interrogò sulla loro nazione e sulla loro lingua e l’ineffabile coppiola lo ragguagliò in vari modi: che tipo di gente erano i Goti di Crimea, quali usanze avessero e che lingua parlassero. Infine il Busbecq si annotò un centinaio di parole che, a dire dei suoi due interlocutori, erano ascrivibili al vero autentico Gotico di Crimea; indi i due Gotogreci o Grecogoti svanirono e il Busbecq mise da parte la lista di parole… dove? La lista andò perduta e non se ne udì più parlare fino al 1589, quando a Parigi venne stampato un libro che conteneva anche il piccolo glossario crimeogotico. Di tale libro i linguisti, come il professor Nucciarelli, hanno scritto "...che i suoi intenti linguistico-filologici sono da ritenersi marginali e secondari" (leggi: fa schifo e ribrezzo).
Ciò non pertanto, è l’unica testimonianza che si abbia di codesta fantomatica lingua e non è un granché. Primo perché il nostro amico Busbecq, essendo di madrelingua fiamminga, avrà certamente adattato i termini che gli hanno detto i due Gotogreci Grecogoti al suo idioma; secondo, perché non ha condotto lui una revisione del suo libro, ma ha lasciato che la correggessero i tipografi, per di più francesi. Sai che minestrone che sarà venuto il manoscritto del Gotico di Crimea… Già era di per sé squilibrato, dato che si tratta di un centinaio di parole che appaiono un tantinello slegate fra di loro (anche se, mi dice Illeana l’iguana, sono utilissime per la filologia come confronto con altre lingue germaniche); ma la cosa più carina è la filastrocca finale, che suona:

Wara wara ingdoulou
Seu te gira Galitzou
Hoemisclep dorbiza ea.

Testo, direi, di una chiarezza esemplare, di cui non una sola parola ci sfugge. Jerry l’otocione ha detto che la vuole usare come testo per un pezzo rock (e io invero non oso pensare)।
Busbecq ha affermato che i due tizi gliel’hanno presentata come cantilena e che questi sono i primi tre versi; ma non gli hanno detto di più né hanno accennato ad una qualsiasi traduzione. Non che lui si sia sbudellato molto per saperne di più… Ci hanno provato vari filologi, fra cui il professor Scardigli, che ha proposto un confronto con il gotico classico:

Warei warei aggilu,
skauta garawei ga-alith.
Himin-slep biut-izai…

che dovrebbe essere una dolcissima ninna-nanna (oddìo, la dolcezza del gotico...) e significare pressappoco:

Veglia, veglia, angelo mio,
nel tuo grembo riposa la creatura,
concedile sonno celeste…
insomma, anche un po' iettatoria, direi.
L’apice si è però raggiunto con l’interpretazione turca (ci mancava solo quella), proposta alla fine del XIX secolo dal nobile Géza Kuun, che sosteneva che questo era il testo in turco:

Wara wara ing dolu,
schu tegira galdi su
ham isclap dur biza ea.

che in effetti somiglia parecchio alla cantilena citata dai Gotogreci Grecogoti, ma significa tutt’altra cosa (forse):

Lentamente si riempie,
fino a questa regione è arrivata l’acqua:
quando la nave arrivò lì...

Ma di che cavolo parlerà mai? Di un’inondazione? Di una tempesta? Di un naufragio? dello tsunami? Dell’anima de li mejo mortacci sua?…
[Mi corre l’obbligo di chiarire una cosa: la traduzione me l’ha fatta la Mamma dal testo latino e la Mamma, a latino, credo che al Liceo avesse la media del quattro, ma transeat… Se qualcuno avesse una traduzione migliore, cosa invero non impossibile, me la mandi e provvederò alle rettifiche].


Per farla corta, quando ho letto la storia di Illeana l’iguana, la notte ho avuto un incubo: mi sono sognata i Goti che scavavano di notte nel letto di un fiume, cantando Wara wara ingdoulou e sparendo travolti da un torrente di acqua e fango, mentre il canto si perdeva nella nebbia....
Devo farmi meno canne?

mercoledì 16 aprile 2008

Il sogno di Illeana

Sono tornata dalle vacanze e provo un acuto rimpianto, anche se penso che il posto dove stavamo era troppo chiuso. Abito da sola in una casa sulla salita che porta a Magione, poco prima del castello dei Cavalieri di Malta. Nella stanza ci sono, sparsi un po’ dappertutto e sulle grucce, degli abiti di coppale marrone lucido, di pelle.
La cucina della mia casa non è un gran che: si tratta di un semplice corridoio a “L”, con finestrelle opache. Sono tornata dalle vacanze e già mi annoio, e dico, ma non so a chi, che andrò in centro a Perugia; ma so già che sola sono e sola resterò. Però non voglio che gli altri capiscano che sono sola e mi vesto con cura: abiti lucidi e accostamenti, di colore e stile, che so già mi attireranno critiche. Penso che ho perso tutti gli amici che avevo a diciannove anni e, per farmene altri, vorrei iscrivermi a “Comunione e Liberazione” [Nota: ne facevo parte da ragazza e ne avevo letto qualcosa la mattina prima del sogno]. Penso che almeno vorrei ritrovare Chicco, una ragazza che ho conosciuto negli anni Settanta, che si chiamava Biancamaria Sturba. Ci sono valigie e borse sparse ovunque, a casa mia, e io spero che il dolore per la fine delle vacanze passerà: passa sempre.

Avrete senz’altro capito, lettori dei miei due - e spero non votanti del PDL -, che trattasi di un sogno. Me lo ha inviato Illeana Sangallo, iguana, di professione linguista (le iguane hanno la lingua lunga quanto il corpo, che altra professione poteva fare costei?), che si occupa, dice, del Gotico di Crimea. Le ho telefonato dicendo che deve spiegarmi quanto prima cos’è (mi pare cosa assai suggestiva, sembra il titolo d'un romanzo fantasy); lei ha riso e mi ha detto che mi scriverà ben presto un riassunto sull’argomento.

Comunque (cmq, scriverebbero i ragazzini), veniamo al sogno della dottoressa Sangallo. Ha una casa nei pressi di Magione, sulla salita poco prima del castello dei Cavalieri di Malta. A differenza di Morgana Malimpensa, di cui sapevo abbastanza poco, della dottoressa Illeana Sangallo so qualcosa di più, per cui posso attentarmi a fare qualche ipotesi. La dottoressa Sangallo è nata ed ha passato la sua infanzia a Borghetto, un paesino sul Lago Trasimeno; attualmente insegna all’Università di Trieste, per cui forse non è azzardato parlare di nostalgia per il natio borgo selvaggio e di un certo, serpeggiante (ah ah), senso di colpa per il proprio successo.
Mi spiego meglio. Illeana nel sogno abita sola, la sua casa è a dir poco inadeguata (“La cucina della mia casa non è un gran che: si tratta di un semplice corridoio a “L”, con finestrelle opache”), gli abiti sono sparsi un po’ ovunque (peggio che a casa mia) e, soprattutto, sono abiti di coppale marrone lucido. Di solito, nella simbologia onirica, il colore marrone indica le feci. Le deiezioni. La cacca. La merda, tanto per dire l'orribil cosa com'è. Ora, che significa, che la casa di Illeana Sangallo è piena di cacca? Non penso proprio, neanche casa mia raggiunge un tale livello d’abiezione. Sospetto significhi che la sua raggiunta indipendenza non vale gran che agli occhi del suo subconscio (che, com'è noto, ne possiede parecchi): del resto, dice Illeana, so già che sola sono e sola resterò. Tant’è vero che, per fuggire la solitudine, medita di iscriversi a Comunione e Liberazione (il che la dice lunga sul livello di bassezza cui la signora è giunta). Illeana da giovane aveva frequentato CL, e forse è per la sua adolescenza che ha nostalgia, non per l’associazione in sé; infatti, dopo dice che aveva, all’epoca, fatto amicizia con una ragazza di nome Biancamaria Sturba - detta Chicco -, che ambirebbe ritrovare. Quindi si intuisce, nel sogno di Illeana, un forte desiderio di regressione. Il presente è insoddisfacente? Il passato è mitizzato? Forse… Illeana, però, non intende suscitare la compassione di nessuno e vuole presentare di sé un'immagine vincente, né si preoccupa di essere gradevole per gli altri: “… non voglio che gli altri capiscano che sono sola e mi vesto con cura: abiti lucidi e accostamenti, di colore e stile, che so già mi attireranno critiche”. E’ sola, ma a quanto sembra non intende darsi troppo da fare per compiacere gli altri. Tuttavia è insoddisfatta, anche dei suoi ricordi: il luogo delle sue vacanze è rimpianto, ma è giudicato troppo angusto… Angusto, ma rimpianto (simboleggia forse la sua giovinezza? Che non è stata forse troppo felice, ma è pur sempre rimpianta? Adolescenza come vacanza?...). Della sua verde età (poi, essendo un'iguana...) restano ancora oggi molte tracce (“Ci sono valigie e borse sparse ovunque, a casa mia”) di cui ancora non riesce a liberarsi; così come non riesce ad affrancarsi dal dolore che le procura ripensare alla sua giovinezza trascorsa (“e io spero che il dolore per la fine delle vacanze passerà: passa sempre”).

Beata lei. Per me, ora, il pensiero delle vacanze è inseparabile dal pensiero della morte di Iris. Dal pensiero che, mentre io ero in vacanza, mia sorella moriva ed io sono rientrata appena in tempo per tenerle la zampa nei suoi ultimi tre giorni di vita…

Parliamo d’altro, che è meglio.
Parliamo delle elezioni….
AAAAAAARRRRRRRRRGGGHHHHHH!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

domenica 6 aprile 2008

LiberaDonna

E' il titolo di una petizione di "MicroMega" che ho firmato - e che invito tutti a firmare - per difendere la Legge 194.
Un giorno o l'altro vi dirò cosa penso sull'aborto; per ora dico solo che sono favorevole al mantenimento della legge e vi invito anche a leggere il post "L'aborto come arma di distrazione di massa" .
Ancora non ho capito in questo blog del piffero come si linka...
Chi me lo spiega?
..........
Grazie, Lorenzo! Ora ho capito!
E per gratitudine ti linko subito. Così impari.

sabato 5 aprile 2008

Per chi voto 2 - la vendetta (ovvero "Libera Chiesa in libero Stato")

Le mie forse sciocche riflessioni sulla politica hanno avuto successo quasi quanto le altre iniziative che ho lanciato.
Ricapitoliamo. Qualche post fa io riflettevo sul mio smarrimento per quanto riguarda chi votare. Sono una micia di sinistra - forse dai miei discorsi si capisce - e non sono comunista. Per cui ho escluso di votare per la destra.
Allora voti per la sinistra, mi si dirà. Già, ma quale sinistra?
Per la Sinistra Arcobaleno, no. La rispetto, ma come già ho detto non sono comunista; ho inoltre l'impressione che essi stiano benissimo all'opposizione e che al governo ci si trovino maluccio.
Per il Partito Democratico? Dal profondo del cuore, non lo farei: mi sembra una formazione bastarda e troppo ossequiente alla Chiesa cattolica.
Con questo, non ho mai detto che non andrò a votare. Ci andrò, certo che ci andrò, e per vari motivi:
1) il voto è l'unico modo che noi abbiamo per incidere sulla politica. Sarà poco, certo, ma non abbiamo altro, se non vogliamo metterci a fare politica attiva;
2) non andare a votare, mettetevelo bene nella capoccia, significa fare un favore al dottor Berlusconi.
Sono d'accordo con coloro che hanno mandato i loro commenti. Siamo condizionatissimi dal dottor Berlusconi e dalle sue frivole reti, che non propagandano altro che un consumismo deficiente, convinto che basta un po' di faccia tosta per far carriera, alla faccia dell'impegno e del duro lavoro.
Egli dice che abbasserà le tasse. Mi vien da ridere. Se lui toglierà le tasse, penserà prima a se stesso; e in ogni caso, se le toglierà da una parte, dovrà ripigliare i soldi dall'altra.
E da dove pensate che li ripiglierà?
Sarà molto semplice: toglierà i finanziamenti a Regioni e Comuni, i quali saranno costretti ad aumentare loro le tasse... e noi magari ce la piglieremo col Comune che aumenta l'ICI, la tassa sui rifiuti, le multe... senza renderci conto che spesso Comuni e Regioni sono costretti ad aumentare i tributi perché i soldi glieli ha levati il Governo. (Non per difendere i Comuni, sia chiaro, m'hanno fatto tante di quelle multe col break...)
Siamo ostaggi di Silvio, dice l'amica che ha mandato l'ultimo commento. Vero.
Ma non vi sembra che siamo ostaggi anche della Chiesa cattolica?
Chiarisco subito una cosa: non sono atea. Credo di averlo detto parecchi post fa. Tuttavia, sono convinta che una cosa è ciò che disse Gesù Cristo, un'altra cosa, e molto differente, ciò che ha fatto e sta facendo la Chiesa cattolica.
Inoltre, sono fermissimamente convinta che la religione - qualsiasi religione - sia una cosa personale.
Lo Stato non ci deve entrare.
Nè, tantomeno, le Chiese debbono intromettersi nello Stato.
Nessuno ti proibisce di professare la tua fede (o la tua mancanza della medesima).
Nessuno ti costringe a divorziare dal tuo coniuge.
Nessuno ti obbliga ad abortire.
Nessuno ti forza a diventare omosessuale, se sei etero.
Nessuno ti obbliga a concepire figlioli come ti pare.
Nessuno ti costringe a subire trapianti di cellule staminali.
Allora perché la Chiesa vuole proibire tutto ciò?
Un conto sono le coscienze, un conto è la legge dello Stato.
Io devo avere la possibilità di scegliere; se poi sono cattolica osservante, non divorzierò, non abortirò, non piglierò la pillola, non mi darò a pratiche omosessuali; ma per scelta, non perché la legge me lo vieta.
Credetemi, amici, io sono solo una micia e di politica non capisco un sano piffero; ma io credo che non dovremmo guardarci solo dal dottor Berlusconi, ma anche dal dottor Ratzinger.
Poi, sbaglierò...
Comunque, a votare andateci.
Votate per chi vi pare, ma andateci.

giovedì 3 aprile 2008

L'autostima (ovvero "anche se")

Oggi sono andata a prendere Maysa la lince al laboratorio d’analisi e siamo andate da Imdiazen a mangiare un po’ di cibo orientale. Mentre Maysa si strafogava di couscous – brontolando che il suo è moooooolto meglio – le ho chiesto a bruciapelo (cosa che di solito non conviene né a me né a lei): "Maysa, che cos’è l’autostima per te?"
"Sonasega" ha bofonchiato nel mezzo di una palata di couscous. Io sono andata a versarmi una tazza di thé alla menta dal bricco d’argento posato sul tavolino e poi ho commentato: "Maysa, se ogni tanto lasciassi da parte codesto linguaggio da portuale livornese e mi rispondessi a tono, pensi che sarebbe per te una così grave caduta di stile?"
"Sei sempre lì che brontoli, da quando ti hanno operato, Susanna" ha detto lei guardandomi di traverso.
"O beh, quanto meno io ci ho la scusante, ma tu rugli sempre e a te nemmeno t’hanno mai fatto l’antipolio…"
Stranamente si è messa a ridere.
"Vuoi sapere cosa penso dell’autostima? Non so che dirti. So solo che ti dovessi indicare le persone che ce l’hanno, sarebbero molto poche. Non ho mai capito se sono iellata io o fa parte della condizione umana. Ma poi, scusa, se non lo sai tu…"
"Ma che ne so, io. Però da che dipende, secondo te?"
"Dai genitori, penso" ha risposto con una certa sicurezza.
"Dai genitori che per fartela venire fanno cosa? Ti coccolano, ti lodano, ti comprano tutto quello che vuoi, ti riempono di calci in culo per temprarti il carattere…"
"In quel modo ti temprano il culo, al massimo. Ti coccolano… sì, ma non troppo. Ossia, ti fanno capire che ti vogliono bene, ma ti insegnano a cavartela da solo. Ti lodano… Sì, lodarti ti devono lodare, certo…"
"Ma quando te lo meriti, magari" ho suggerito io "Se no diventi narcisista"
"Già" Ma non pareva molto convinta. "Comprarti tutto quel che vuoi, no. Dopo, se ti negano qualcosa sfasci la casa dagli urli. Ma neanche comprarti proprio niente niente... o peggio, comprarti qualcosa di scarso valore... qualcosa che rispetto a quello che hanno gli altri è una patetica contraffazione. Ossia: regalarti cose utili, o cose belle di buona fattura, per farti capire che per te vale la pena spendere soldi. O tempo. Non solo soldi. Senza stare a tua perenne disposizione, quello no, ma investire del tempo su di te. Devono farti capire che non è sprecato il tempo che passano con te. Che ne vale la pena, che è piacevole, importante; anche se non sei l’unica cosa della loro vita."
Mi sembrava che, per essere una che aveva esordito dicendosi scarsamente informata sulla questione autostima, Maysa avesse le idee abbastanza chiare e non stesse dicendo delle totali scemenze.
"Ti faccio un esempio a caso" ha proseguito Maysa "Io"
"Ci avrei giurato" ho bofonchiato io.
"Quando ho cominciato a lavorare sono andata a vivere da sola e un giorno ho pensato d’invitare a pranzo i miei genitori e gli zii. Ma a lungo l’ho solo pensato, non gliel’ho chiesto. Ero sicurissima che non avrebbero nemmeno preso in considerazione l’idea di venire da me e farsi preparare un pranzo. A pranzo si andava da loro. Mai fosse che loro andassero a pranzo da figli e nipoti. Capito?"
"Ho capito. Non avevi il coraggio di chiederglielo. E poi? Li hai invitati?"
Maysa la lince si è messa a sghignazzare. "Sì, li ho invitati. L’ho detto a Fabia e lei mi ha detto: ‘E perché mai non dovresti essere in grado di preparare un pranzo come tutti? Sei cionca? Tu invitali, se poi non ci vengono devi essere convinta che il problema è loro, non tuo’. Allora li ho chiamati. Gli zii non hanno nemmeno preso in considerazione l’invito; i miei sono venuti, ma si sono portati il pranzo"
"Dolce Gesù" ho detto io, senza fiato.
"Naturalmente gliel’ho fatto notare e mia madre ha detto che l’aveva fatto per aiutarmi, solo che io ero così acrimoniosa che sono riuscita a trasformare un semplice gesto di squisita cortesia in un insulto alla mia integrità fisica e spirituale"
"Vai a rileggerti il quinto capitolo dei Promessi Sposi per vedere come si fa ad insultare la gente facendo a apparenti gentilezze" ho ribattuto io. "E tu, che hai detto?"
"Più o meno quel che hai detto tu, senza la citazione dei Promessi Sposi" ha riso lei. "Comunque, mi sono convinta che aveva ragione la Fabia: il problema era il loro, non il mio. E’ lì che è cominciata l’autostima, io credo. Non che io abbia soldi, una laurea o due, un buon lavoro o quel che ti pare. E' che ho iniziato a credere che io sono degna di considerazione anche se…"
Ho pensato che si fosse interrotta, ma non era così: aveva proprio finito il discorso.
Io sono degna di considerazione anche se.
Voce del verbo "anche se".

mercoledì 2 aprile 2008

Scuola guida

Scendendo oggi pomeriggio col break per una strada e voltando a sinistra, manca poco che non vada a cozzare contro uno stramaledetto SUV che stava uscendo da una piazzola di sosta con una manovra a pinna di pescecane. Freno slittando sull'asfalto umido ed insolentisco il malcapitato autista con tutti gli insulti che conosco - e anche qualcuno inventato - in tutte le lingue di mia conoscenza - in questo coadiuvata da Maysa la lince che gli ha lanciato in lingua araba lepidezze su cui nemmanco oso soffermarmi.
Il tipo alla guida del SUV, un elegantone con gli occhiali neri, fa un cenno di scusa e Maysa, elegante come sua consuetudine, gli bercia "Scusa una sega" (che forse in arabo significa Che il Profeta ti procuri qualche malessere fisico). Lui si giustifica: "Scusate... avete ragione.. ma io sono cieco". Io e Maysa ci azzittiamo immantinente e Maysa fa "Ah... beh!...allora, scusi lei...".
Ce ne andiamo, con l'impressione che qualcosa non quadri.
Maysa mi ha poi raccontato che l'altro giorno, in un parcheggio, una donnetta eseguiva al volante di una Seicento manovre assai stravaganti, intralciandole la strada; al che lei, Maysa, per velocizzare la questione, scende dalla sua vettura, si avvicina a quella della donnina e le fa, soave: "O signora, la vedo in difficoltà. Vorrei invero esserle d'un qualche ausilio. Potrei suggerirle d'effettuare la manovra a lisca di murena?"
"Oddìo, e com'è?" fa la donnina, disorientata.
"O altrimenti potrebbe sperimentare, che so, quella a pinna di pescecane o a coda di gatto.."
"O Madonna... e come sono, signorina, me le spiega?"
"Ah, io non ne ho idea. Pensavo che fosse lei l''esperta, visto che quelle a cazzo di cane le ha fatte tutte..."
Ed è risalita in macchina lasciando la tizia leggermente basita.
Ha poi avuto l'ennesimo litigio con suo marito, Ramon Llull Costa i Llobera, il quale, essendo un podenco ibicenco, non ha gradito l'espressione...

Ricordo di Annarita Curdi (tanto per non far nomi)

Perché oggi, in un pomeriggio piovoso, mi sono messa a ripensare ad Annarita?
Chi lo sa.
Non è neanche l'anniversario della sua morte. Annarita è morta il 17 novembre del 2006, sulla strada Marscianese, all'incrocio che porta a Papiano, dove abitava. Investita da un'auto guidata da una signora. Era andata a Perugia a cercare lavoro, ma non lo trovava... capirete, era anche diversamente abile e non aveva nessuno che la aiutasse, non aveva un buon carattere. Andava d'accordo con la Mamma, questo sì (con la mia, con la sua non so). Forse perché anche la Mamma è un po' rustica. La chiamava "zia", anche se era stata solo la sua insegnante all'Istituto d'Arte di Deruta. Per tre anni Annarita aveva avuto un programma adattato, poi la sua grandissima dignità le aveva fatto rifiutare l'etichetta di "diversamente abile" ("Ma che diversamente abile, HANDICAPPATA! Voi mi credete handicappata!" strillava per i corridoi della scuola, in un crescendo di rabbia). Invano si era cercato di spiegarle che il programma adattato le conveniva; se avesse seguito il programma di tutta la classe e fosse stata valutata come i suoi compagni cosiddetti normali, avrebbe beccato dei voti da schedina del Totocalcio.
Ma lei non voleva essere handicappata.
E forse non lo era, che ne so. Era sicuramente dislessica; inoltre, abituata per anni ad un programma ridotto, non ce l'aveva fatta con uno cosiddetto normale quando alla fine, dopo urli ed improperi, aveva ottenuto dalla scuola di non essere più considerata "handicappata". Ed era stata bocciata. Prevedibile, del resto.
Annarita (detta anche Annarituccia) però scriveva poesie (e la Mamma gliele correggeva; diceva che non voleva che Annarita le facesse fare figuracce). Ed erano anche belle. Con qualcuna ha vinto anche dei premi. Alla faccia dell'handicappata.
Posso proporvene qualcuna?
Una l'ha già pubblicata il mio dottore preferito sul suo blog (kalpal.splinder.com), dedicata alla pace. Ne ha scritte moltissime dedicate ai suoi fidanzati (uno di seguito all'altro, naturlich), ma anche alle donne...

Donna nuvola di sole
sotto il velo suona
una dolce musica
suona
Donna fiore bianco della montagna
una traccia di trucco
sul suo fascino
sulla pelle vellutata e sottile
È una rosa
con tante spine
ma sotto ci sono tante cose
belle
affascinanti
c'è nascosta tanta dolcezza

martedì 1 aprile 2008

Per chi voto?

Per chi voterò, io, il 13 aprile?
Lo sa Iddio (se esiste. Se non esiste, siamo del gatto. Il che a me andrebbe anche bene, ma a voi non so). Io di politica non capisco una sana mazza.
Per "Forza Italia" no di certo. E non perché io sia chiaramente di sinistra. Io rispetto la destra (anche se la destra italiana è un po' diversa dalle destre degli altri paesi europei). Nulla in contrario avrei ad "Alleanza Nazionale", per esempio.
Ma "Forza Italia" no. E' un insulto anche per la gente seria di destra.
In sintesi, che cosa vuole il suo leader, il dottor Berlusconi? Pararsi il culo nelle sue operazioni di vario tipo, parlare male dei "comunisti" (dove li vedrà, lo sa Allah), sputare veleno sulle sinistre viste come gente che vuole per forza far pagare le tasse (ma guarda un po'), imporre assurdi divieti (ricordate "Siamo la casa della libertà, facciamo quel cazzo che ci pare!"?), diffondere a piene mani frivolezze stile Grande Fratello e Veline, far credere che tutti possano arricchire (meno i poveri), che si possa arrivare in altro con la furbizia, lo sprezzo delle regole, le raccomandazioni e un bell'aspetto (allora io sto fresca)... Basta, troppo ci sarebbe da dire sul personaggio e io non proporrei nulla di nuovo; so solo che l'onestà non è stato mai un valore molto apprezzato dagli italiani, mai, già da prima di Berlusconi, se è per questo...
Però...
Dice vota il "Partito Democratico".
E che differenza fa?
Perché, è un partito di sinistra?
Con i cattolici appresso, vorrò ridere. Rinunciamo a legislazioni civili tipo quella dei PACS, fra un po' leviamo la legge sull'aborto, se Dio ci dà salute aboliremo la legge sul divorzio, sulle staminali contaci, manca poco aboliscano la legge che permette di sposarsi in Municipio...
La veggo buia.
Sarà perché sono solo una micia e non capisco un cavolo fritto di politica.