lunedì 27 dicembre 2010

Presepe morente


Che dire? Il primo Natale senza Susanna non mi è parso neppure un Natale. Tarquinius, pur essendo addolorato quanto me per la scomparsa di Susanna, si è augurato che sopravvenga presto il primo anniversario della sua dipartita acciocché io possa piantarla di affibbiare quest'etichetta ad ogni festività e ad ogni riunione con gli amici, e forse ha ragione. Ma non ho potuto fare a meno di pensare che a Susanna sarebbe piaciuto passare il Natale ad Arna, nella casa di Byna Vanbeselaere e di sua cugina Chanel, insieme con Srikant il pitone, Arturo e Lucy K.K., Asiak e il furetto Annibale Bellassai, le "Ametiste del Nilo" al gran completo, gli Otocioni e i Licaoni.
Abbiamo mangiato e ben bevuto, debitamente brindato tra la luce di mille candele e ricordato gli amici scomparsi.
L'unica nota straniante della riunione si è verificata quando Chanel ci ha portato a vedere una sua mostra, esposta presso la ex-discoteca "Brooklyn" ed intitolata "Presepe morente"...
                                             
                                             Presepe senza prospettive


Presepe dietro le quinte


Presepe bombardato da estremisti islamici



venerdì 24 dicembre 2010

Natale 2010


Il post non risulterà molto originale, temo, ma pazienza,
a Natale che cosa si può dire se non




AUGURI A TUTTI!


?

giovedì 16 dicembre 2010

Un focolare preistorico, un monile e varie scuole di pensiero

A proposito di stereotipi.
Quando qualcuno è freddo, elusivo, falso e colpisce alle spalle lo si definisce un serpente. Evidentemente non è sempre così, giacché abbiamo avuto modo di apprezzare la calda solidarietà dei nostri serpenti, il pitone Srikant e Byna Vanbeselaere, la falso-corallo che non ci aveva mai ispirato eccessiva simpatia. I due rettili hanno messo al nostro servizio la loro abilità recandosi con me, Alibech, Asiak, Lucy K.K. e la gatta bianca Maria Grata Li Greci alla ricerca di indizi che ci suggerissero dove possa essere finita la visoncina Liriope Bǿnnelycke.
Stiamo battendo da giorni le campagne intorno all'autogrill da cui è scomparsa Liriope, e abbiamo trovato di tutto, anche un focolare di epoca gravettiana che ha fatto accorrere immantinente Maddy McSnow e vari docenti assortiti di Archeologia.

Il freddo di questi giorni è crudele e i pendii che si dipartono dall'autostrada sono spazzati da un vento gelido in cui svolazzano sporadici fiocchi di neve. Campi arati e scuri tramati di brina scendono in mezzo a viottole appena accennate bordate da sterpi. Byna sussurrava che a lei piace leggere il tessuto rurale ed individuare strade e siti dove l'occhio normalmente non vede nulla - ci ha detto di avere una laurea in archeologia, anche se ora fa l'architetto ed organizza mostre - e si è infilata in una strada costeggiata da stecchi che sembrava non partire da nessun luogo e in nessun luogo condurre.

In fondo alla strada Srikant, che s'infilava in tutti i buchi del terreno, ha rinvenuto qualcosa.



Una collana strappata e semisepolta tra il fogliame marcito. Srikant ha voluto sapere dalle tre visoncine se era di Liriope.
"Sì!" ha esclamato Lucy K.K.
"No, no" ha crollato il capo Asiak.
"Forse" ha concesso, dubbiosa, Alibech.
Maria Grata Li Greci si è detta alquanto in forse sull'utilità di detta testimonianza.

domenica 28 novembre 2010

Chi ha visto Liriope?

Liriope non è tornata. Guillaume Grégoire Louisquinze è rimasto un po' in Italia per cercarla, ma poi tornato a Québec perché ha detto che la sua birreria non si autogestisce. Alibech, invece, è ancora qui, è ospite a casa mia. La visoncina nera non si dà per vinta e in questi giorni è andata, insieme con Lucy K.K. e il soriano Arturo, all'autogrill dal quale Liriope è sparita a cercare degli indizi. Passano giornate intere ad annusare il terreno intorno all'autogrill. Piove in continuazione e loro tornano a casa la sera esausti, scontenti e con la pelliccia bagnata.
Oggi è piovuto freneticamente per tutto il giorno. La campagna s'è trasformata in un'ininterrotta palude fangosa, il cielo e basso e le nuvole rotolano in mezzo ai cespugli stillanti e per i pendii tappezzati di foglie morte. Non siamo usciti, siamo stati tutta la sera a preparare decorazioni per le ceste natalizie di Lucy K.K. (forse ricorderete che la visoncina color cipria si guadagna da vivere con una bancarella in cui vende marmellate, tisane e candele).
Stanotte ho fatto un sogno curioso. Stavo andando a trovare qualcuno che viveva su una collina non lontano da casa mia, era sera ed io salivo per un viale cupo mentre scorgevo un gruppo di case in cima alla collina, di cui intravedevo qualche finestra illuminata. Era inverno, ma non pioveva e la collina era silenziosa. Freddo, sì, ma frizzantino; di sicuro era stato sereno, quel giorno. Alla mia destra, sulla collina oscura, due archi luminosi... due porte di luce?


(A sinistra Alibech, a destra Lucy K.K.)

martedì 16 novembre 2010

Disturbo di personalità paranoide…?

Ho ritrovato un post che Susanna aveva scritto e si era dimenticata di pubblicare...

No, non voglio raccontare la solita barzelletta in voga tra gli psicologi della domenica o di altri giorni della settimana, quella che fa
"Lei è paranoico!"
"No, è lei, dottore, che mi odia!"
Sono una gatta seria, io, e di solito empatizzo coi paranoidi. Mio fratello Edoardo insinua – è malevolo, egli – che li capisca perché sono anch’io paranoica; ma lui, si sa, ce l’ha con me. No, ho stilato una terza relazione per il seminario del professor Biancamagnolia (se continuo così, mi laureo senza neanche passare dal via) ed ho analizzato, stavolta, uno dei romanzi preferiti della Mamma, dal titolo "Paura di uccidere", della scrittrice inglese Ruth Rendell. (Veramente, il romanzo s’intitola A demon in my view ed è un giallo, uscito credo alla fine degli Anni Sessanta; ma la Mamma sostiene che è così bello che meriterebbe di essere promosso nella sezione Capolavori Letterari). Si trova, in esso, la descrizione di un caso di Disturbo di personalità paranoide con impulsi omicidi assortiti per soprammercato; ma compare, tra le sue pagine, anche un episodio che, secondo le ricerche di Maddy, potrebbe essere ascritto alla vendetta del piccolo Albert di cui al post precedente…



Questa, in breve, la vicenda. L’impiegato Arthur Johnson vive in una squallida periferia londinese, in un appartamento ben arredato, ordinatissimo e tirato a lucido (in cui peraltro entra solo lui, ma non si sa mai). La sua vita è rispettabilissima: egli lavora come impiegato in una ditta, non è sposato né ha relazioni con donne (non fosse mai), non beve (anche perché se no diventa aggressivo), non fuma, non frequenta nessuno: come dice lui "se ne sta per conto suo". E’ stato cresciuto dalla zia Gracie, che, apparentemente, lo ha allevato con amore dopo che la madre (che non ci pensava su due volte quando si trattava di giacere con un uomo) lo ha partorito, venduto alla sorella e abbandonato per sempre. Del padre, non è dato sapere; probabilmente la stessa madre di Arthur, qualora fosse stata interpellata al riguardo, non avrebbe saputo fornire precisi ragguagli sulla di lui identità. La zia Gracie, dunque, lo cresce amorevolmente (nel senso…), inculcandogli gran copia di sani valori: la sensazione di essere un reietto che deve riscattarsi dalla bassezza della sua nascita; l’odio per il sesso, la diffidenza verso le donne (ma anche verso gli esseri umani in generale, specie se di differente colore), il servilismo verso i "Superiori" di qualsiasi tipo, il fanatismo per la pulizia, il terrore dell’altrui giudizio. Dopo la morte della zia, Arthur rimane solo e sviluppa una simpatica abitudine: seguire una donna nel dedalo di viuzze delle periferie londinesi e strangolarla, traendone un immenso ed ineffabile piacere. Come minimo, direi io; ho sempre simpatizzato con il povero Arthur… Non si deve tuttavia pensare che egli sia contento di ciò: si rende conto che ammazzare le donne per strada è maleducazione, sa che cosa succede a chi fa ciò che lui ha fatto (non che ne provi rimorso, ovviamente, ha paura della legge); allora studia uno stratagemma per sfogare i suoi istinti e non pagarne le conseguenze. Avendo trovato, abbandonato nella spazzatura post-bellica, un manichino a grandezza naturale raffigurante una donna, lo porta nello scantinato del suo palazzo, lo veste con gli abiti della zia Gracie, ne fa la sua Dama Bianca protettrice e la strangola quando gli gira. Sistema semplice, ma efficace: la legge ti permette di uccidere qualsiasi cosa non sia fatta di carne ed ossa, ragiona Arthur, e con questo sistema va avanti per anni senza sentire il bisogno di uccidere…finché un giorno non arriva nel palazzo un giovane studente, di nome Anthony, che sta per laurearsi (in psicologia, tanto bene) e intanto fa del volontariato coi bambini del quartiere.
Il 5 novembre a Londra si ricorda un personaggio storico, Guy Fawkes, e si organizzano sagre in cui viene bruciato un fantoccio che lo raffigura. Il giovane Anthony, con i bambini e le mamme del quartiere, organizza una festa, al culmine della quale un manichino vestito da Guy Fawkes è bruciato; e indovinate quale manichino sono andati tanto bene a pescare? Ma la Dama Bianca di Arthur Johnson, ça va sans dire. Il povero Arthur arriva troppo tardi per impedire lo scempio. Furibondo, convintissimo che Anthony già da tempo nutra, per motivi di vicinato, del rancore nei suoi confronti, si vendica cominciando a sottrargli la posta dell’amante, una donna sposata che è indecisa se lasciare il marito e mettersi con Anthony o mollare Anthony e restare col marito. Così la faccio decidere io, ragiona Arthur, non ricevendo più risposte da Anthony, questa penserà che si sia stufato e lo manderà a cagare…. Intanto, però, il povero Arthur, privo del suo feticcio, è costretto ad uscire di nuovo in strada di notte per andare a cercare qualche preda da strozzare… e, senza saperlo, strozza tanto bene una vicina di casa (ma tanto accusano il di lei marito e Arthur la fa franca ancora una volta… ma non per molto). Come prosegue la storia non ve lo dico per tre motivi:
1) quello che interessa a me è la patologia di cui soffre Arthur Johnson;
2) vorrei avanzare un’ipotesi su qual è il ruolo del piccolo Albert (di cui nel libro non si parla,
peraltro, ma io le cose le so perché me le invento;
3) il romanzo è bello, andate a leggervelo da soli, razza di pisquani.

(Paura di uccidere, s’intitola, è di Ruth Rendell, adesso la Editrice Fanucci ha preso a ripubblicare i suoi romanzi, ma spesso e volentieri gli cambia il titolo, quindi badateci).

Che cosa dice il DSM-IV del Disturbo di personalità paranoide?
Questi sono i criteri diagnostici:

A) Un quadro pervasivo di diffidenza e sospettosità nei confronti degli altri (tanto che le loro intenzioni sono interpretate come malevole), che iniziano nella prima età adulta e sono presenti in una varietà di contesti, come indicato da quattro (o più) dei seguenti elementi:
1)sospetta, senza una base sufficiente, di essere sfruttato, danneggiato o ingannato (come, senza una base sufficiente? Ma è vero!)2) è riluttante a confidarsi con gli altri perché teme che le sue confidenze possano essere ritorte contro di lui;
3) in tutti gli eventi, anche benevoli, scorge significati nascosti, umilianti o minacciosi (il che, per la maggior parte delle volte, è!)4) dubita senza giustificazione della lealtà o della fedeltà del partner, degli amici e dei colleghi;
5) porta costantemente rancore (grrrrrr!!!);
6) percepisce attacchi al proprio ruolo, anche se non sono evidenti agli altri.

E fa le medesime cose anche con il povero terapeuta che cerca di dargli una raddrizzata, naturalmente… Sintomi come questi sono abbastanza evidenti nel povero Arthur Johnson. Il suo stile di relazione con gli altri è rigido; quando tratta con qualcuno è perennemente timoroso di essere umiliato o preso in giro; è ossessionato dall’idea di fare bella figura; ha bassa stima di sé (la madre non l’ha voluto e per di più era una gran mignotta…), per cui è preoccupato dalle persone che, secondo lui, rappresentano il potere. Un giorno, per strada, viene fermato da una giovane che fa un sondaggio d'opinioni; Arthur le dà puntigliosamente tutte le informazioni che vuole e, dice l’autrice, quando vede che la donna ha preso nota di tutto si sente un po’ meglio… come a dire loro mi hanno controllato, loro ora sanno che sono una persona perbene… Odia e teme gli altri, ma proietta i suoi sentimenti al di fuori di sé: non è lui che odia, sono gli altri che ce l’hanno con lui. Ha fantasie di legami concreti e magici con gli oggetti (la Dama Bianca, oggetto in senso letterale e in senso psicologico)
Solo che…
L’autrice lo definisce "psicopatico".

domenica 14 novembre 2010

La misteriosa scomparsa di Liriope

Dopo quarantott'ore dalla scomparsa della visoncina wrangeliana, alfine la forza pubblica s'è messa in moto. Alibech Estalère ha formalizzato la denuncia ed ha portato una foto della sua amica (quella che vedete sopra, scattata nel giardino Zen dell'Università di Edmonton). La Polizia ha scoperto che Liriope Bonnelicke ha preso l'aereo dal Canada ed ha fatto scalo a Francoforte. Dopo una sosta di circa due ore, è salita su un aereo diretto a Firenze, da dove ha preso un pullmann diretto a Perugia. Nel corso di una sosta ad un autogrill sull'Autostrada del Sole, la visoncina è svanita nella sera come se non fosse mai esistita.
I passeggeri hanno fatto caso a lei (vedere un visone che sale su un pulmann con il bagaglio non è, dopo tutto, cosa che capiti tutti i giorni) e qualcuno ha pure notato che, quando il mezzo è ripartito, lei non c'era; ma nessuno ha detto niente, era sera, l'autista ha abbassato le luci e molta gente s'è messa a dormire.
Una videocamera ha ripreso Liriope mentre attraversa il sottopassaggio che, dall'autogrill, porta al lato opposto dell'autostrada (dove si trova un ristorante della medesima catena). Alibech e G.G. hanno visto il video della telecamera e dicono che è stato inquietante vedere la sagoma di Liriope, di spalle, che si allontana trascinando le zampe nel tunnel e svanisce nell'oscurità.

Nell'autogrill al lato opposto della strada non c'è nulla che non ci sia nel primo, in cui s'era fermato l'autobus proveniente da Firenze. Dietro il ristorante c'è un hard-discount circondato da un ampio spiazzo, che finisce in una stradina sterrata in discesa verso un gruppo di case e poi si perde nelle campagne. La Polizia ha ipotizzato che Liriope sia uscita da lì; o che qualcuno l'abbia attesa con un'auto nel parcheggio e che l'abbia riportata verso il nord...

venerdì 5 novembre 2010

Le vite dei Santi: il santissimo Frescone della Pergoletta

Una processione piuttosto moscia è stata quella che domenica 31 ottobre si è recata in visita al santuario della Pergoletta, sulle cime del Monte Tezio, sopra Perugia. Io, Tarquinius, i tre visoni Asiak, Alibech e G.G. (così viene chiamato, per brevità, il birraio Guillaume-Grégoire Louisquinze), il furetto Annibale sposo di Asiak, il ratto della Sabina con il suo fidanzato, il panda rosso Fulgenzio Plancìade, e il Bimbo (la Bimba era andata alla Fiera dei Morti ad aiutare Lucy K.K. e il suo compagno Arturo).
La mattina Alibech e G.G. erano stati in Questura a denunciare la sparizione di Liriope ed erano tornati scontenti per la scarsa considerazione che, a loro dire, avevano ricevuto dalle forze dell'ordine. "Bamboli, spalano aria e macinano acqua"  aveva brontolato il visone. Io avevo fatto notare che la Polizia difficilmente si muove prima di quarantott'ore dalla sparizione, e il visone aveva sputato nel focolare. Non volendo stare in casa a loquizzare invanamente, come diceva lui, abbiamo preso il furgone di Tarquinius e ci siamo recati alla chiesetta sconsacrata della Pergoletta, una volta dedicata a san Frescone, sulla cui vita ci ha illuminato il Bimbo. Ricordo tuttavia, per chi fosse nuovo di queste pagine, che il Bimbo non è ateo, di più; ama infatti documentarsi sulle vite dei Santi non già per motivi devozionali - che sono da lui piuttosto remoti - bensì per irriderne i culti e sottolinearne le incongruità e la sconsideratezza.
Ben triste era la storia di San Frescone, ha esordito l'empio ragazzino. Magistrato della cittadina di Oscanum, alle pendici del Tezio, aveva abbandonato i culti pagani per abbracciare la fede cristiana ed era incorso nella grande persecuzione che l'imperatore Diocleziano (III sec. d.C.) aveva scatenato contro i seguaci del Figlio di Dio. Catturato da una truppa di rudi centurioni romani capitanata da Egnatius Ruscius ed essendosi fermamente rifiutato di abiurare, era stato costretto a scegliere tra la morte e il bungam bungam, una terribile usanza mutuata dalle colonie tripolitane, che consisteva nella sfrenata sodomizzazione del malcapitato da parte di tutta la coorte. Fieramente, Frescone aveva scelto la morte e la condanna era stata eseguita: il magistrato era stato accoppato da una potente capocciata del più deficiente soldato vandalo della legione, Maurus Kasparius, tristemente noto per la durezza della sua cervice e della mancanza, all'interno di essa, di qualsivoglia vestigio di materia cerebrale...